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Lo slalom tra le sue contraddizioni

Matteo Renzi: "Non caccio gli indagati, non ci si dimette per un avviso di garanzia"

Matteo Renzi: "Non caccio gli indagati, non ci si dimette per un avviso di garanzia"

La legge secondo Matteo Renzi. Travolto per aver costretto Maurizio Lupi alle dimissioni (ma non i quattro sottosegretari indagati), in soccorso del premier corre Repubblica, che gli dedica intervista ed apertura del quotidiano. Una vetrina dalla quale Renzi spiega le sue ragione e blinda ulteriormente i sottosegretari indagati: "Se si dimetteranno? Assolutamente no". L'uomo da Rignano sull'Arno nega di voler fare la faccia feroce con gli esponenti di altri partiti mentre perdona quelli del suo: "Ho sempre  detto - afferma - che non ci si dimette per un avviso di garanzia. E se parliamo di faccia, le dico con sguardo fiero che per me un cittadino è innocente finché la sentenza non passa in giudicato. Del resto, è scritto nella Costituzione. Se si dice che è la più bella del mondo, poi bisogna almeno leggerla, altrimenti non vale. Quindi perché dovrebbe dimettersi un politico indagato? Le condanne si fanno nei tribunali, non sui giornali: è un principio di decenza oltre che di buon senso". Per il premier, dunque, è peggio il caso di Lupi - non indagato - rispetto a quello dei sottosegretari indagati. Sulla vicenda dell'ormai ex ministro di Ncd, Renzi aggiunge: "E' diverso, non è nemmeno indagato. Ha fatto una valutazione giusta e saggia secondo me. Una scelta personale e molto degna: dare le dimissioni in politica non è così frequente".

Lo slalom di Matteo - Il premier prosuegue nella sua accorata auto-difesa tirando in ballo altri casi del recente passato: "Ho chiesto le dimissioni a Orsoni quando, patteggiando, si è dichiarato colpevole. Ho commissariato per motivi di opportunità politica il Pd di Roma nonostante il segretario locale fosse estraneo alle indagini. A suo tempo avevo auspicato il passo indietro della Cancellieri sempre con una motivazione strettamente politica. Altro che due pesi e due misure: le dimissioni si danno per una motivazione politica o morale, non per un avviso di garanzia". Si arriva poi al caso De Luca, condannato e candidato governatore. E Renzi prosegue nel suo gioco da equilibrista, nello slalom tra le sue stesse contraddizioni, e spiega che per lui la "dottrina-Renzi" in questa specifica circostanza non vale: "De Luca ha fatto una scelta diversa, considera giusto chiedere il voto agli elettori e si sente forte del risultato delle primarie". Si cambierà quindi la legge Severino? "La modifica della Severino non è all’ordine del giorno, non è un tema in discussione", taglia corto il presidente del Consiglio.

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Commenti all'articolo

  • marialaura.celli

    23 Marzo 2015 - 10:10

    Si sta superando il limite della decenza, della onestà politica,dell'etica professionale e morale!Siamo proprio nel baratro più profondo! Maria Laura

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  • totano54

    22 Marzo 2015 - 18:06

    Questo cacciaballe ha la faccia più brutta del culo

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  • boss1

    boss1

    22 Marzo 2015 - 16:04

    la mitica wanna marchi je fa na sega.

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  • paolino pierino

    22 Marzo 2015 - 15:03

    Se serviva una prova ulteriore delle maialate che combina questo lurido segaiolo ex boy scout pieno come dicono nel Casentino ad pugnetty questa è la sua conclusione. Mussolini e Hitler nei suoi confronti erano pretini questo abusivo prepotente vanesio figlio di pu....na è solo una carogna va eliminato nel frattempo i traditori di NCD si renderanno conto che hanno puntato e sorreggono una me..da

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