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Movimenti alfaniani

Ncd, Maurizio Lupi soffia la poltrona a Nunzia De Girolamo

Nunzia De Girolamo e Maurizio Lupi

Angelino Alfano vede Nunzia De Girolamo e Maurizio Lupi. Prende corpo l’ipotesi del turn over tra i due alla guida dei deputati centristi, ma il passaggio non è facile. Né indolore.

De Girolamo non ha alcuna intenzione di mollare la guida del gruppo parlamentare del Nuovo centrodestra. A maggior ragione se la rimozione è motivata dalla linea anti-renziana assunta nelle ultime settimane. Nunzia ha appreso con fastidio l’indiscrezione di una raccolta di firme, nata in seno al Ncd, per chiedere la sua testa e per agevolare la promozione di Maurizio Lupi, rimasto senza ministero. Eppure, anche se lo stesso Lupi smentisce («Non mi sono dimesso per diventare capogruppo»), Alfano sembra aver già preso una decisione. L’altro giorno ha presentato con Lorenzo Cesa l’associazione Area popolare, alla quale aderiscono 33 deputati provenienti da Ncd e da Udc.

La novità è l’occasione per il cambio dei capigruppo. Al Senato è stato indicato l’ex seconda carica dello Stato Renato Schifani. Alla Camera? La coincidenza di situazioni è ghiotta, per Alfano. In un sol colpo può liberarsi di una voce critica, quella della De Girolamo, e ricollocare Lupi, «ingiustamente» dimessosi dal dicastero delle Infrastrutture senza neanche aver ricevuto un avviso di garanzia. Chiaramente la decisione non sarà imposta dal segretario del partito, ma votata dall’assemblea dei deputati centristi. Consesso dove i sostenitori dell’ex ministra delle Politiche agricole non sono in maggioranza. Che farà Nunzia? La sua traiettoria sembra portarla lontana da Alfano.

Proprio all’indomani delle dimissioni di Lupi, De Girolamo è stata molto critica verso il leader, per l’atteggiamento rinunciatario dimostrato nella dialettica con il presidente del Consiglio. Alfano non è riuscito a difendere il suo ministro. E ora, dopo aver perso un dicastero di fascia A, si sta accontentando di una delega senza portafoglio, gli Affari Regionali. Il fatto è che tenere testa a Matteo Renzi, in questa fase, non è facile per nessuno. Ma l’ex ministra non ci sta a fare la ruota di scorta del Pd. Continua a proporre il tema della ricostruzione del centrodestra e dialoga con esponenti di vertice di Forza Italia. Tornerà alla corte di Silvio Berlusconi? Probabilmente non ora. E non perché in Fi ci sono persone, come Alessandra Mussolini, che la aspettano col fucile puntato. Più che altro, Forza Italia in questa fase, è una Babele da cui i parlamentari scappano (vedi il caso di Sandro Bondi e Manuela Repetti) o minacciano di andarsene, come Raffaele Fitto e Denis Verdini. Insomma: stare un po’ alla finestra e vedere come vanno le cose da qui alle Regionali potrebbe essere la scelta più percorribile.

In queste ore si consuma un altro addio. Barbara Saltamartini, ex portavoce del Nuovo centrodestra, passa con la Lega Nord. In realtà, la deputata si era già allontanata da Alfano all’indomani dell’elezione del presidente della Repubblica. Quando, dopo aver detto no all’ipotesi Mattarella fino alla sera prima, l’indomani il ministro dell’Interno diede ai suoi l’ordine di astenersi. In polemica, Saltamartini si iscrisse al gruppo misto. Poi i contatti con Matteo Salvini e ora il passaggio ufficiale con i leghisti. Che, dopo la defezione degli onorevoli vicini a Flavio Tosi, si riavvicinano a quota venti, il numero minimo di deputati per avere un Gruppo a Montecitorio. «Altri ne arriveranno nei prossimi giorni», annuncia Salvini.

Sciolto il nodo del capogruppo, ad Alfano rimane il rebus del rimpasto. Rinviato di qualche ora. Alle Infrastrutture dovrebbe andare Graziano Delrio, al Ncd probabilmente toccherà il ministero che fu di Maria Carmela Lanzetta. Gaetano Quagliariello, uno dei papabili, si chiama fuori: «Non sono interessato, la vera sfida sono le prossime elezioni regionali, in occasione delle quali stiamo provando a edificare qualcosa di nuovo e di importante. Concentriamoci su questo». Per il ruolo di governo circola il nome di Dorina Bianchi. Anche perché Renzi avrebbe chiesto ad Alfano di dargli un nome in rosa, tale da poter bilanciare la presenza numerica femminile evitando che gli uomini prendano il sopravvento. Simboli. Ai quali il presidente del Consiglio tiene moltissimo. (SA.DA.)

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