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Onorevoli ipocrisie

Belpietro: "Bondi molla Forza Italia e la politica, ma non la poltrona"

Belpietro: "Bondi molla Forza Italia e la politica, ma non la poltrona"

Sandro Bondi lascia ma solo un po’. Dopo un lungo tira e molla con i vertici del partito in cui è stato eletto, l’ex ministro dei Beni culturali ha detto addio a Forza Italia, tuttavia si è ben guardato dal lasciare il Parlamento. Dunque se ne va, ma fin che gli sarà possibile, cioè fino a quando durerà la legislatura, il seggio se lo terrà stretto. Del resto, che questo fosse il suo destino si era capito da un pezzo. Settimane addietro, interpellato da La Repubblica a proposito del commissariamento della sezione azzurra di Verbania, l’ex coordinatore nazionale si era sfogato dicendo di non riconoscersi più nel partito che aveva contribuito a guidare. Di più: di fronte alle sollecitazioni del cronista aveva annunciato di essere fuori dalla politica. Fuori dalla politica ma dentro il Parlamento. Già, perché la fine della sua onorevole carriera politica non è coincisa con la sue dimissioni dal Senato. Bondi da tempo frequenta pochissimo Palazzo Madama. Nell’intervista citata, dell’ex ministro si scriveva che raramente scende a Roma, preferendo restare in Piemonte.

Ma più della descrizione del quotidiano debenedettiano contano i resoconti parlamentari. Secondo il sito OpenPolis, su 8365 votazioni elettroniche in aula, l’ex coordinatore è stato assente nel 72,51 per cento dei casi e solo nello 0,35 di queste era considerato in missione. Per il sito che monitora l’attività parlamentare, Bondi ha un indice di produttività pari al 6,7 per cento e su 324 senatori presi in considerazione (ad alcuni dei quali però l’indice non è applicabile) per presenze e attività risulta al 314esimo posto: peggio di lui solo Verdini e Ghedini, il primo impegnato col patto del Nazareno, il secondo con i patti delle Olgettine.

Sempre secondo OpenPolis, l’ex coordinatore non ha votato in quanto assente la legge sul divorzio breve, l’Imu agricola, la legge di Bilancio 2015, la legge di Stabilità del 2015, le norme antiriciclaggio, la responsabilità civile dei magistrati, il decreto sul processo civile, il Def 2014, la legge delega sul Jobs Act, la riforma del Senato, il decreto sulla riforma della Pubblica amministrazione e nemmeno il decreto Irpef. Fatta eccezione per il voto contrario al governo Renzi e quello al decreto Poletti e il voto favorevole all’Italicum e al Supercanguro, di suo nell’ultimo anno non c’è altro.

Dunque, Bondi non ha lasciato Forza Italia lunedì, ma l’ha lasciata da un pezzo, così come ha lasciato da tempo l’aula del Senato, conservando però il titolo di senatore e il relativo status, comprensivo di lauti emolumenti. Intendiamoci: se non ci si sente più a proprio agio, dire addio al partito in cui si è militato è lecito. Così come è lecito «stare fuori dalla politica», per usare l’espressione dello stesso ex ministro citata da Repubblica. Ma se uno sta fuori, se decide di non frequentare più o quasi il Parlamento, se non propone mai una legge di sua iniziativa, se cioè non ha più voglia di esercitare il mandato per cui è stato eletto e per cui viene retribuito, in genere ne trae le conseguenze. Non sono molti gli onorevoli che hanno mollato la poltrona prima che fossero gli elettori a costringerli a lasciarla. Però qualcuno che se ne sia andato ancora si ricorda. Per sopravvenute esigenze private o per valutazioni di tipo politico, l’istituto delle dimissioni infatti è tutt’ora in vigore. Ma Bondi a quanto pare non ha intenzione di farvi ricorso. Preferisce atteggiarsi a vittima, denunciando addirittura un allarme democratico dentro il partito: evidentemente dev’essere rimasto vittima di un manipolo di fascisti che lo ha sequestrato e gli impedisce perfino di presenziare alle votazioni in Senato.

In verità, l’unico vero allarme democratico che si registri è quello che riguarda l’uso che gli onorevoli fanno del mandato ricevuto dagli elettori. Con il passaggio di Bondi e della sua compagna Emanuela Repetti, salgono a 245 i cambi di casacca in Parlamento durante l’attuale legislatura: in pratica uno ogni tre giorni. C’è chi è passato dal Movimento Cinque Stelle a Scelta civica, chi dal Pdl ha traslocato prima in Ncd e poi nella Lega, chi da Scelta civica è confluito nel Pd e chi da Sinistra Ecologia e Libertà ha fatto le valigie per accasarsi con il Pd. Che circa un quinto dei rappresentanti del popolo una volta eletto si faccia un baffo del mandato popolare non è cosa da poco. Significa che ciò che si promette agli elettori al momento di chiederne il voto conta meno di zero e all’onorevole gli italiani non affidano un mandato parlamentare, ma un mandato in bianco.

Oh, certo, se interpellati in merito al loro repentino voltafaccia, gli esperti della giravolta dichiarerebbero di aver avuto una crisi di coscienza. Ma state tranquilli, l’unica crisi che hanno avuto non è di coscienza, semmai di carriera. Finiti nell’ombra hanno deciso di cercarsi un posto al sole.

Maurizio Belpietro
maurizio.belpietro@liberoquotidiano.it
@BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • Corbaccio

    07 Aprile 2015 - 15:03

    Egregio direttore Belpietro, e se la casacca la cambia il Cavaliere? Allora è lecito? Lei come chiamerebbe il Patto del Nazzareno? Io un tradimento agli elettori che bovinamente continuano a votare Forza Italia!

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  • cavallotrotto

    07 Aprile 2015 - 14:02

    e continuano a rubare . bravi lazzaroni . io vi pagherei in base alle presenze . un gettone da 20 euro a presenza . altro che 20 mila euro a mese netti .

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  • fracar52

    04 Aprile 2015 - 16:04

    Sarebbe Bene precisare che questi signori non sono stati eletti da nessuno. Questi sono entrati grazie al fatto che Berlusconi li ha messi in lista e sono entrati grazie ai voti per Forza Italia. Chiunque altro al loro posto in lista, sarebbe entrato. Fosse stato anche un barbone di strada! Quando dicono "io sono stato eletto" dicono una bugia e peccano di ingratitudine! Poltronisti e basta!

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  • riccardo62

    04 Aprile 2015 - 11:11

    Un comunista che diventa liberale e poi abbandona la nave perché' affonda. Un figuro che assomma due stipendi da parlamentare unitamente alla consorte. Una storia italiana,una vergogna italiana!!!!!

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