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Dietro le quinte

Maria Elena Boschi, le manovre del ministro con i resti di Ncd

Maria Elena Boschi

Cosa rappresenti il partito della Nazione di Matteo Renzi per il Nuovo centrodestra lo ha spiegato bene Maria Elena Boschi al nocciolo duro degli alfaniani: «Non siamo noi a cercare i vostri, sono loro a venire da noi». L’erigendo PdN è una calamita per i singoli parlamentari e una calamità per il Ncd e la sua autonomia. «Loro» sono gli esponenti di Area popolare (la sigla che unisce Ncd e Udc) che hanno già fatto la fila per presentare a Renzi la garanzia di affidabilità: se davvero Ap dovesse rompere con il premier, il suo progetto e il governo potranno comunque contare su di loro.

Devono essere stati convincenti, tanto che il presidente del Consiglio vuole mettere uno di «loro» sulla poltrona di ministro che spetta a Ncd (Affari regionali, probabilmente). Di modo che, in caso di spaccatura della maggioranza, ad andarsene sarebbero solo Alfano e pochi altri: certo non tutti i parlamentari e nemmeno il grosso dei ministri. La titolare della Sanità, Beatrice Lorenzin, ha già dovuto assicurare che le voci su un suo passaggio al Pd sono «destituite di fondamento». Convincendo alcuni nel suo partito, ma non tutti.

Si spiega con questo disegno, e non certo con la motivazione delle quote rosa, il desiderio del premier di non fare entrare nel governo Gaetano Quagliariello, preferendogli una parlamentare di Ncd. I nomi alternativi messi in giro da Renzi non tranquillizzano certo l’entourage alfaniano. Dorina Bianchi ha iniziato con il Ccd nel 2001, ha aderito all’Udc, ha proseguito con la Margherita, attraverso la quale è transitata nel Pd, per tornare poi nell’Udc, da dove è passata al Pdl, che ha lasciato per seguire Alfano. Adesso è considerata vicina alla onnipotente Boschi. «Ho sicuramente l’esperienza per fare il ministro», ha detto ieri a Repubblica annunciando la propria disponibilità, sulla quale peraltro non c’erano dubbi.

Altro nome passato da palazzo Chigi ai giornali come possibile ministro «in quota Ncd» è quello di Federica Chiavaroli. Che già appariva tra gli undici senatori di Ap che il 30 gennaio firmarono la lettera nella quale dicevano, in sostanza, che avrebbero comunque votato Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica: una prova d’amore nei confronti di Renzi, uno sgarbo ad Alfano e agli altri dirigenti, clamoroso anche perché in calce alla lettera apparivano i nomi delle due vicepresidenti del gruppo (la stessa Chiavaroli e Laura Bianconi). Un gesto che spinse il capogruppo dei senatori, Maurizio Sacconi, a dare le dimissioni.

Dopo avere svuotato Scelta Civica, Renzi si prepara insomma a fare lo stesso con Ncd. L’operazione, però, non è ancora conclusa. E che portarla a termine non sia così facile lo conferma l’allungamento dei tempi: la nomina del ministro di Ncd non avverrà prima di qualche settimana. Nella cerchia ristretta di Alfano assicurano che i nomi di chi in questi giorni ha bussato alla porta di Renzi debbono ritenersi sin d’ora depennati. «Agiremo con tutta calma e in assoluta autonomia. Se qualcuno si è offerto al Pd per fare il ministro, sappia che facendolo ha perso qualsiasi chance»: è il messaggio a uso interno inviato a chi vuole entrare nel governo grazie a Renzi e alla Boschi.

I danni che il premier sta producendo dentro il Ncd non risparmiano gli auguri. Dopo che Quagliariello, tramite il Corriere della Sera, aveva sostanzialmente dato il benservito a Nunzia De Girolamo, perché «è difficile immaginare un capogruppo dissidente», l’interessata ha twittato «sarò pure dissidente, ma mai burattino. Buona Pasqua».

Controreplica: «Rispetto le tue scelte e le loro conseguenze. Buona Pasqua». Tira le somme un sempre più disilluso Fabrizio Cicchitto: «Il problema è se si conferma l’esistenza di un governo di coalizione o se il progetto è quello di un Partito della Nazione che diventa quasi un Partito Unico...».

di Fausto Carioti

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