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La storia del manager coop Francesco Simone che riuscì a fregare pure Craxi

La storia del manager coop Francesco Simone che riuscì a fregare pure Craxi

Per i giornali, Francesco Simone era semplicemente «il socialista amico di Bettino Craxi». Di più: «Vicinissimo alla famiglia» (Craxi) e «uomo di fiducia» (di Craxi). In realtà la storia del responsabile delle relazioni istituzionali della cooperativa rossa Cpl Concordia, arrestato lo scorso 30 marzo nell’ambito dell’inchiesta sulla metanizzazione dell’isola di Ischia, è diversa. E la racconta a Libero un ex compagno di militanza di Simone nella Federazione giovanile socialista (Fgs): Claudio Melchiorre, oggi 48 anni, dirigente romano - responsabile scuola e università dei giovani socialisti della Capitale - quando Simone ricopriva la carica di segretario nazionale della Fgs.
«La verità è che Craxi cacciò Simone dal Psi. Non ne volle più sentire parlare dopo la sua mancata partecipazione al congresso dell’Internazionale giovanile socialista», ricorda Melchiorre, che oggi sta lavorando ad una rappresentazione teatrale che dovrebbe intitolarsi, non a caso, Viva Craxi. «A Simone, dopo che Craxi si convinse a spedire il segretario giovanile ai lavori della Iusy, l’International union of socialist youth, l’amministrazione del partito consegnò i soldi, qualche milione di lire, per pagare l’affiliazione della Fgs all’Internazionale. Peccato che quei soldi non giunsero mai a destinazione. Simone al congresso non si fece vedere». Quella fu la classica goccia che fece traboccare il vaso. «Craxi si arrabbiò moltissimo e il posto di Simone fu occupato da Michele Svidercoschi».
L’ira del leader socialista arrivò al culmine di una serie di episodi che videro protagonista, in negativo, Simone. Il primo, all’inizio degli anni Ottanta, avvenne a margine dell’assemblea nazionale di ricostituzione della Fgs a Ferrara. «Noi giovani socialisti romani andammo e tornammo indietro in giornata. Prima di partire decidemmo di andare a salutare il segretario, l’unico che alloggiava in un hotel a quattro stelle: vestiti lavati e stirati, cena e colazione in camera. Quando ci presentammo in albergo, il direttore ci disse che Simone aveva lasciato la stanza senza pagare gli extra. Il pernottamento lo pagò regolarmente il Psi, lui lasciò un conto da circa 120mila lire dell’epoca.
Poi ci fu il caso dei biglietti ferroviari prepagati che il partito acquistò per rimborsare in parte le spese di almeno un centinaio di partecipanti ad un’assemblea nazionale a Roma. «Non furono mai consegnati ai destinatari», ricorda Melchiorre, che sull’episodio aggiunge un particolare: «Ricordo questo carnet di biglietti che girava. Una parte cercarono di farla gestire a me, io dissi di restituirla a Simone. Era lui il segretario. Donato Robilotta, che poi sarebbe diventato consigliere regionale nel Lazio, mi rimproverò. Mi disse: hai fatto male, almeno una parte dei biglietti sarebbe arrivata a destinazione».
C’è un motivo per cui Melchiorre dà fondo ai suoi ricordi di giovane socialista per scavare nel passato di Simone: «Il bisogno di restituire dignità politica ai veri socialisti, l’esigenza di ristabilire la verità storica. Simone è stato cacciato dal Psi. E da Craxi». Fu il figlio, Bobo, con il quale Simone era rimasto in contatto, a ripescare il primo segretario della Fgs. «Bobo gli affidò la gestione organizzativa e amministrativa della sua campagna elettorale a Trapani nel 2001, quando si presentò con il centrodestra». Neanche allora filò tutto liscio. «Tre anni dopo, Bobo si presentò in Sicilia per una celebrazione dello sbarco di Giuseppe Garibaldi. Alla fine, qualcuno chiese la parola dalla platea. Era un tipografo. Chiese a Bobo Craxi: quando me li paga i manifesti che le ho stampato per la campagna elettorale?».

Tommaso Montesano

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