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Penne e politica

Ferrara: Berlusconi è il cappellaio matto

Il direttore del Foglio: l'ex premier non vincerà ma ha il merito di aver dato il ritmo a una campagna elettorale grigia

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Giuliano Ferrara, direttore del Foglio

Giuliano Ferrara raddoppia. Dopo l'editoriale di ieri, martedì 5 febbraio in cui definiva il Cavaliere un "magico imbonitore" oggi sul Foglio, fa un altro passo avanti.  Paragona Silvio berlusconi al Cappellaio Matto di Lewis Carroll che "ammazza il tempo della campagna elettorale incatenando tutti al suo tè delle cinque". Spiega che ogni giorno ci regala promesse "spettacolaric he tracimano nell'irrealtà". E poi la stoccata: il Cavaliere non vincerà le elezioni. Certamente la sua bomba elettorale di restituire l'Imu sulla prima casa unita a quella del condono tombale ha avuto il merito di dare un tono a una campagna elettorale altrimenti "scontata e immusonita". E sposta l'accento sulle reazioni di Pier Lugii Bersani e Mario Monti, che "scoprono che Berlusconi smercia l'impossibile ma lo fa in modo più sfolgorante rispetto alla loro offerta sensatissima ma scontata e grigia". 

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Commenti all'articolo

  • sommesso49

    07 Febbraio 2013 - 18:06

    ..ha addolcito il suo giudizio su Berlusconi facendo precedere "Cappellaio" a "matto". Credo però, che dopo la promessa di 4 milioni di posti di lavoro, Ferrara intendesse dire e scrivere: "Berlusconi è matto". E condivido pienamente!

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  • lapolide

    07 Febbraio 2013 - 08:08

    .... ma di ben altri “Illuminati Vati” come, ad esempio, il più “Nobile Ciambellano delle Banche”, come Vittorio Feltri apostrofò, con la solita furbesca ironia, sul giornale odierno del 06/ 02/ c.a., il funereo, cattedratico professor Montiano che in arte politichese difetta assai. lapolide PIESSE: Non mi era mai successo di veder divisa una mia "Opinione" in tre parti....C'est la vie.

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  • Pinkalikoi

    06 Febbraio 2013 - 21:09

    Noto con molto dispiacere che una delle considerazioni più frequenti nei post dei lettori, riferito a Ferrara è "sputa nel piatto dove ha mangiato". La crescente diffusione di questa espressione, tipica della peggiore sottocultura popolare, mi fa temere che si sia sulla strada di un'involuzione culturale e sociale tale da riportarci ad un medioevo della ragione. Non occorre grande capacità di pensiero per immaginare che un rapporto di lavoro, tra persone libere, avviene nei termini: io faccio un lavoro per te, tu mi dai il corrispettivo in danaro, dopo di che siamo pari e patta. Purtroppo nella pseudocultura di molti persiste il concetto che il prestatore d'opera debba restare riconoscente al datore, e non solo, ma deve anche esprimere una fedeltà che ricorda quella degli antichi cavalieri verso il re. Questa è la negazione dell'uomo libero, si auspica che chi ha svolto un lavoro per terzi non debba neppure più esprimere un pensiero se in contrasto col datore di lavoro.

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