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Renzi incassa la fiducia: ora diritti ai gay e al piano per gli incapienti

Renzi incassa la fiducia: ora diritti ai gay e al piano per gli incapienti

«Erano partiti per farmi la guerra, sono usciti sconfitti», riflette a sera Matteo Renzi coi suoi. Certo, l' area di dissenso che si è manifestata nel Pd attorno al primo voto di fiducia sull' Italicum, 38 deputati, «non è da sottovalutare». Ma inferiore, secondo l' analisi che si fa a Palazzo Chigi, a quello che ci si poteva aspettare. E in gran parte segnata da uno «scontro generazionale», come riflette il ministro Paolo Gentiloni. Sono gli ultimi fuochi del vecchio gruppo dirigente (Bersani, Bindi, D' Alema sullo sfondo) che non vuole mollare la presa. I giovani come Speranza, si spiega, sono «trascinati» dai vecchi leader. Ma il grosso dei 30-40enni (da Martina a Orlando, passando per Amendola o Mauri) ha abbandonato i "padri".
In ogni caso, «non sono riusciti a fermare il treno del cambiamento, il complotto è fallito per ora». Alla fine contano i numeri: la prima fiducia è passata con 352 sì e 207 no. «In linea con le passate fiducie», dice il ministro Boschi.

I numeri del dissenso - Alla maggioranza sono venuti a mancare 44 voti in tutto: 41 del Pd (36 più assenze giustificate) e il resto nei cespugli centristi. Renzi twitta subito: «Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga ma questa è la volta buona». Anche Lorenzo Guerini minimizza la spaccatura che c' è stata nel Pd. «Il voto di fiducia è molto alto, il secondo più alto di tutta la legislatura. Si è contenuto anche lo strappo nel Pd». A sera, a Palazzo Chigi, si respira un clima prudente. «Siamo fiduciosi». Per esultare si aspetta di tagliare il traguardo. Mancano ancora due voti di fiducia e soprattutto il voto finale, a scrutinio segreto, prima che l' Italicum diventi legge. E sarà in quest' ultimo voto, si dice, che si vedrà qual è la reale dimensione del dissenso nel Pd. Quanto ai 38 deputati dem che non hanno votato la fiducia, si minimizza, ma senza esagerare. «Sono l' 11% del gruppo, 5 in più di quanti non avevano votato il Jobs Act, ma molti meno degli oltre cento che erano all' inizio della legislatura». Tra i collaboratori del premier, la si definisce una «dimostrazione di orgoglio», nulla più che una «battaglia di testimonianza». I turborenziani vanno giù più duri: «Si sono rivelati generali senza truppe. Se Bersani, Bindi, Cuperlo, Letta riescono a portarsi dietro solo trenta persone, è un po' pochino...E peraltro è solo ceto politico. Perché nel Paese reale non li segue nessuno. Nemmeno i militanti. La gente è tutta con noi».


La riforma del Senato - Renzi, comunque, non sottovaluta la rottura che si è creata nel partito. In particolare, guarda con attenzione a Bersani. Spera di ricondurre lo scontro che si è consumato soprattutto con l' ex segretario a un confronto più tranquillo. Per questo ha in mente alcune aperture. La prima, illustrata ieri mattina in una lettera alla Stampa, riguarda la riforma del Senato, dove si è detto pronto a rivedere la modalità di elezione dei senatori. L' idea è di intervenire sulle disposizioni transitorie finali, così da non intaccare l' articolo 2, già votato in due letture. L' offerta che il premier vuole fare alla minoranza è questa: prevedere che a far parte del Senato siano i consigli regionali che hanno ottenuto più voti. Così viene meno l' argomento di una Camera non scelta dai cittadini. Questo per quanto riguarda il dossier riforme e l' azione di governo.

Il piano per gli incapienti - Poi c' è il capitolo Pd. Renzi non vuole «regalare la sinistra»ai dissidenti. Tanto più con le elezioni regionali alle porte. «Loro (la minoranza, n.d.r.) sperano che il Pd vada male, per lanciarmi un nuovo attacco», ragiona coi suoi. Perciò, da qui al 31 maggio, ha deciso di lanciare «una grande offensiva a sinistra». Punta sull' azione di governo e su una battaglia di valori. Comincerà domenica da Bologna, con il comizio di chiusura della Festa dell' Unità. Il provvedimento di bandiera sarà una misura ad hoc per i 6 milioni di poveri, una sorta di piano per gli incapienti, che verrà realizzato utilizzando i soldi del tesoretto. Poi vuole accelerare sulle unioni civili, altro tema caro allo zoccolo duro di sinistra. Ha in programma, inoltre, di rivedere in parte la riforma della scuola, cercando così di far rientrare il dissenso almeno di parte del mondo degli insegnati. Ha capito, infatti, che i suoi avversari interni vogliono cavalcare questo tema.  Progetti che si intuiscono anche nella e-news che ha mandato ieri ai suoi sostenutori. «Se la legge elettorale andrà e il governo potrà proseguire il proprio compito, si aprirà una fase affascinante per tutti noi. Finita la fase delle riforme strutturali, infatti, la questione diventa: quale visione strategica per i prossimi vent' anni in Italia?». Superato lo scoglio dell' Italicum, si aprirà dunque una fase due. Per il resto, ha difeso la linea scelta.

I responsabili - «Non siamo prepotenti e arroganti, stiamo solo facendo il nostro dovere. Siamo qui per cambiare l' Italia. Non possiamo fermarci alla prima difficoltà. Se accettiamo anche noi, come accaduto troppo spesso in passato, di vivacchiare e rinviare, tradiamo il mandato ricevuto alle primarie, dal Parlamento, alle europee». Intanto anche gli equilibri del gruppo a Montecitorio da oggi sono cambiati. La spaccatura dentro Area Riformista ha dato vita a 50 "responsabili", che hanno prova di lealtà al governo. E sarà tra questi che, molto probabilmente, si sceglierà il nuovo capogruppo. Per il momento chi ha più chance è Cesare Damiano.

di Elisa Calessi

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Commenti all'articolo

  • antonimo

    05 Maggio 2015 - 14:02

    Renzie è un oscuro sindaco che le lobby della finanza di rapina di Wall-street hanno messo al posto di Monti per portare a termine la svendita e la devastazione del Paese. Dare fiducia a costui equivale a condannare l'Italia al suicidio, un Paese sommerso dagli immigrati, disoccupati, transgenders e di genitori A, B e C. Bisogna aprire gli occhi fintanto che si è ancora in tempo !

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  • direttoreemilio

    01 Maggio 2015 - 14:02

    Poi vuole accelerare sulle unioni civili, altro tema caro allo zoccolo duro di sinistra. E si sapeva che un giorno avrebbe dovuto mettersi a letto con Vendola. sennó i froci non lo votano piú!

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  • direttoreemilio

    01 Maggio 2015 - 14:02

    I piddini pure di mantenere la poltrona, venderebbero le madri.

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  • selenikos

    30 Aprile 2015 - 12:12

    sono un sinistronzo cerebroleso (la laurea al Poli di Milano, forse me l'ha pagata, senza che io lo sapessi, la persona che ha pagato l'appartamento di Scajola, senza che lui lo sapesse)....Detto questo ammetto che Renzi non è il mio ideale di Premier, ma, bisogna dire, almeno Renzi fa qualcosa e ci mette la faccia.......

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    • marks

      30 Aprile 2015 - 12:12

      Compagno e nonostante tutto continui ad usare il vibratore della Moriconi... ma a sua insaputa .

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      • selenikos

        30 Aprile 2015 - 15:03

        il solito insulto di chi non ha argomenti se non l'insulto........ma anche questa volta non ci hai azzeccato......avresti dovuto dire a MIA insaputa....

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      • selenikos

        30 Aprile 2015 - 15:03

        per marks se mai dovrei usare il vibratore a MIA insaputa.........non ci hai azzeccato nemmeno questa volta..........

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