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Il commento

Alessandra Moretti, più in televisione che in Veneto

Donne, du, du, du, in cerca di guai... ci mancava Luisella Costamagna, l’ex santorina, che scrive una lettera al Fatto quotidiano per chiedere chiarezza sulla fondazione elettorale di Alessandra Moretti. Sì, proprio lei, gli occhi azzurri più belli del Pd, che per un attimo aveva sperato di conquistare la regione governata dal leghista Luca Zaia. E invece anche stavolta probabilmente la sinistra perderà, nonostante il centrodestra abbia voluto farsi male: oltre al presidente uscente, corre anche «il signore in giallo» Flavio Tosi, ex leghista e attuale sindaco di Verona, che punta a ottenere più voti possibili per poi tentare la scalata nazionale insieme a centristi, azzurri e padani delusi e - perchè no? - democratici che non digeriscono l’avvocatessa di Vicenza. Tanto per dire, parecchi big dell’ex Margherita sono in lista con il primo cittadino scaligero, il quale a questo punto dovrebbe portare a casa di sicuro un risultato a doppia cifra. Pescando appunto fra gli elettori del Pd.

Ma se il centro del centro-sinistra non vota la candidata ufficiale, alla Moretti cosa resta? La sinistra, no? No. Perchè Susanna Camusso, che di sinistra se ne intende pochi giorni fa è passata da Mestre per dire di votare scheda bianca. Ora, non è che la Cgil in Veneto conti come in altre parti d’Italia, ma almeno nell’entroterra veneziano sarà dunque dura che i compagni scelgano la Moretti. Senza contare che alle Regionali c’è anche una lista, «L’Altro Veneto», che sogna di raccattare i voti dei fan di Tsipras. Il pacchetto di elettori insomma si assottiglia sempre di più per la candidata del Pd. Forse per questo il premier Matteo Renzi, che qualche mese fa puntava a una campagna elettorale a tappeto per strappare il Veneto, adesso pubblicamente parla di una vittoria «6-1», dove l’1, cioè la sconfitta dei dem, si concretizzerà nella terra serenissima. Il premier ha intuito la musica che suona a Nordest e per capire se gli converrà tornare dalle parti di Padova o Vicenza, ha mandato la fidata Maria Elena Boschi a fare un mini tour.

E dire che la Moretti aveva messo in piedi una campagna elettorale vivace. Dal 16 gennaio sta girando - meno male ha quasi finito - tutti i 579 Comuni della Regione. Anche 8-10 al giorno. L’impegno ce l’ha messo. La passione pure. In teoria, anche il programma sta in piedi, visto che chiede il voto per lavorare insieme al governo in modo da accelerare la ripresa attraverso le riforme, soprattutto nel lavoro. Ma come si fa rilasciare interviste dove si autodefinisce «ladylike», ammettendo di essere estetista-dipendente? E che dire delle foto che si fa scattare dove appoggia il tacco 12 sugli scranni del Parlamento? È vero che, soprattutto in politica, c’è un pizzico di maschilismo di troppo e che una candidata donna viene messa in croce per poco, ma quello che i veneti non le perdonano è un’altra cosa: si è ricordata di essere veneta solo per le elezioni.

La sua carriera politica lascia dei dubbi: comincia con le provinciali in una lista collegata al Ppe, insieme a ex dc ed ex forzisti, per poi passare al Pd e - causa autodistruzione del centrodestra - agguantare il posto di vicesindaco a Vicenza. Dopo poco si stanca della provincia berica e sale sul carro di Pier Luigi Bersani, ne diventa portavoce, gira per i talk televisivi e sogna un posto da ministro. Peccato che l’ex leader Pd non riesca a formare il governo, lei annusa l’aria e già lo tradisce alle elezioni del capo dello Stato. Lentamente diventa così renziana. Ma il sindaco di Firenze non si fida al cento per cento, così la candida alle Europee. E proprio un anno fa, la quasi 42enne vicentina porta a casa oltre duecentomila preferenze nella circoscrizione nord-orientale. In Veneto ben 138.901 persone segnano il suo cognome sulla scheda. Un successo inaspettato. A quel punto «ladylike» torna ospite fisso in tv. Ma arriva l’ora di scegliere chi sfiderà Zaia alle regionali. La Moretti tentenna un po’ ma alla fine arriva l’ordine dall’alto ed è costretta a scendere in campo. Primarie, ed ecco le prime crepe. Sui numeri. Vanno a votare poco meno di 40mila persone e l’europarlamentare porta a casa il 66%. In realtà sono appena 26mila voti.

Come mai questo sbalzo? In fin dei conti sei mesi prima aveva preso sei volte tanto. Primo: le regionali non sono le europee. Due: il partito aveva già deciso, dunque tanto valeva mobilitarsi. Tre: ma se i candidati si impongono, la base si arrabbia e si scoraggia. La senatrice dem Laura Puppato, sconfitta alle primarie, commenta ora amaramente: «Anche questa volta abbiamo considerato il Veneto una regione perduta. Abbiamo costruito una dirigenza che pensa più che altro a ritagliarsi un proprio ruolo di minoranza». Sarà, ma è anche vero che la Moretti ha passato più ore in tv che in Veneto: non può pensare che i veneti la votino. Non basta girare 579 Comuni in tre mesi.
I sondaggi dicono Zaia. E astenuti primo partito.

di Giuliano Zulin 

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Commenti all'articolo

  • primus

    19 Maggio 2015 - 14:02

    Andassero male le regionali ha sempre un futuro da velina

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  • bruno osti

    19 Maggio 2015 - 12:12

    "...Ma il sindaco di Firenze non si fida al cento per cento, così la candida alle Europee...."; e dopo la candida come capolista in Veneto: Zulin, datti una regolata; credeva o non credeva in lei? Ha incontrato elettori in 576 comuni e non basta? e quanti ne doveva visitare? ma ce ne sono più di 576? Poveri giornalai!!

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  • ValeryMonaco

    19 Maggio 2015 - 12:12

    Peccato se perde. Una Gover Girl ci voleva proprio.

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    • bruno osti

      19 Maggio 2015 - 12:12

      cover; si scrive cover

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  • alby118

    19 Maggio 2015 - 11:11

    Perchè dopo che l'hai sentita parlare per una, due, tre volte capisci che non vale un fico secco !!

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