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I papponi dei vitalizi

Maurizio Belpietro: il vero obiettivo del governo è la pensione sociale per tutti

Maurizio Belpietro: il vero obiettivo del governo è la pensione sociale per tutti

In una lettera al direttore di Libero Maurizio Belpietro, Stefano Grimaldi domanda: "Anche lei e il suo giornale siete favorevoli all'estensione del sistema di calcolo contributivo a tutti i pensionati, anche quelli che attualmente percepiscono una pensione col precedente sistema retributivo?". Perché, sostiene il lettore, bisogna distinguere fra "i privilegi della Casta e tutti gli altri normali pensionati che usufruiscono del sistema retributivo dopo decenni di lavoro". Questa è la risposta di Belpietro.

Caro Grimaldi, so benissimo che cosa passa nella testa di Boeri e di molti cervelloni di sinistra (ma come lei annota anche di qualche esponente del fu centrodestra). Non essendoci soldi, nonostante le rassicurazioni del presidente del Consiglio, e dovendo lo Stato mettere ogni anno mano al portafogli per ripianare il disavanzo dell' Inps, questi signori cullano l' idea di ricalcolare le pensioni di chi è già in pensione. Come è noto, fino al 1996, quando fu fatta la riforma Dini, la previdenza era basata sul calcolo retributivo. Detto in poche parole il sistema prevedeva che si andasse a riposo calcolando la pensione sugli stipendi degli ultimi anni. Ovviamente un simile metodo permetteva di avere un assegno in linea con il tenore di vita raggiunto a fine carriera, ma senza alcuna rispondenza con quanto il lavoratore aveva versato. Soprattutto considerando che negli anni passati l' inflazione aveva gonfiato gli stipendi (senza però gonfiare i contributi già versati). Dunque vent' anni fa il Parlamento decise di cambiare, lasciando però il retributivo a chi alla data della riforma avesse avuto almeno 18 anni di contribuzione. A chi stava sotto quella soglia fu concesso un meccanismo misto, mentre agli assunti entro una certa data fu applicato il contributivo puro e secco, ossia una pensione adeguata a quel che si era versato. Le nuove regole cercavano di intervenire progressivamente, senza traumi e tagli netti. Poi come si sa è intervenuta la Fornero, che togliendo ogni progressione ha sancito il contributivo per tutti. Fin qui siamo allo stato dell' arte, che magari a qualcuno non piacerà, ma che tutto sommato, considerando la necessità di far evolvere il sistema previdenziale, ha consentito di farlo senza traumi. Però, dietro allo stato dell' arte c' è dell' altro e assai meno condivisibile. Mi spiego. Considerando che oggi i pensionati sono circa 16 milioni e mezzo, circa 8,6 - ossia il 52 per cento - percepiscono prestazioni che sono totalmente o parzialmente a carico dello Stato. Sì, avete letto bene.
Più della metà dei pensionati prende una pensione che non è stata interamente pagata o maturata. Poco meno di 5 milioni di pensionati ricevono integrazioni al minimo o maggiorazioni sociali e 825 mila di questi beneficiano di una pensione sociale perché in 66 anni di vita non sono riusciti a versare 15 anni di contributi e dunque non hanno diritto alla pensione. Quando si legge che le pensioni sono basse e che molti anziani fanno fatica ad arrivare alla fine del mese bisogna perciò considerare una cosa, ossia che se la pensione è modesta è perché è regalata e a pagarne il conto sono le nuove generazioni che forse non avranno neppure il modesto assegno.
Di più. L' altro ieri l' Inps, presentando la radiografia della situazione previdenziale, ha spiegato che in Italia ci sono 230 mila pensionati che incassano l' assegno da oltre 35 anni. Del numero può darsi che faccia parte qualche centenario, ma nella maggior parte si tratta di persone che si sono ritirate dal lavoro prima dei 50 anni. In pratica, molti di quei 230 mila italiani appartengono alla categoria dei baby pensionati. Questo nucleo di fortunati, sommati ai prepensionati (cioè a coloro i quali sono stati mandati in pensione con uno scivolo a causa di una crisi aziendale) in totale raggiungono quota 700 mila, un esercito che ogni anno costa all' Inps e dunque ai contribuenti 9,5 miliardi di euro, vale a dire 150 miliardi negli ultimi vent' anni. A questo punto lei penserà che con tutte queste cifre elencate io voglia giustificare un intervento di ricalcolo delle pensioni, perché come dimostrato molte di quelle attualmente percepite non sono giustificate dai contributi versati. Errore. Se ho raccontato la situazione della previdenza in Italia l' ho fatto solo perché si avesse ben presente che il buco dell' Inps c' è perché si è usato l' ente previdenziale come un bancomat per fare campagna elettorale (comprando con le baby pensioni il consenso nel pubblico impiego) o come ammortizzatore sociale per fronteggiare crisi aziendali (basti ricordare i costosissimi prepensionamenti dei dipendenti Alitalia). E soprattutto per spiegare che chi prende una pensione bassa quasi sempre non l' ha pagata o l' ha pagata poco. Dunque, quando qualcuno si scaglia contro le «pensioni d' oro» da 3 mila euro lordi il mese (1800 netti o poco più) e paventa il ricalcolo con il sistema contributivo, non lo fa, come dice, per motivi di equità, ma per assecondare l' invidia sociale. Fatta eccezione per un migliaio di super pensionati veri , i quali sono andati a riposo facendosi fare una leggina che decuplicasse il loro assegno (tutti dipendenti pubblici), i pochi che percepiscono un trattamento da 3 mila euro il mese se lo sono guadagnato versando per anni tanti contributi. I molti che invece prendono 600 euro al mese quei soldi non se li sono guadagnati, perché o non hanno lavorato o hanno evaso. Nell' uno o nell' altro caso, togliere a chi ha versato per dare a chi non lo ha fatto è un' operazione da Robin Hood al contrario, che premia fannulloni o evasori.
Parlare dunque di ricalcolare le pensioni con il contributivo o applicare un altro contributo di solidarietà sulle pensioni da 3 mila euro non ha nulla a che fare con l' equità, ma semmai con l' appiattimento.
L' obiettivo non è dare una pensione secondo il merito e quanto si è pagato, ma dare una pensione il più bassa possibile, togliendo a chi ha sudato per anni. Tradotto in poche parole, dietro la scusa dell' equità, che è stata usata anche a proposito della restituzione dell' indicizzazione, c' è un' operazione da Stato socialista. Uno Stato socialista che appunto difende i privilegi della nomeklatura, rappresentati in questo caso dai vitalizi dei Parlamentari. Così si dà a tutti poco, indipendentemente dai contributi, e tanto a pochi. Dove i pochi sono sempre i soliti.

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • gigi ghiani

    26 Maggio 2015 - 18:06

    ciao Maurizio, prendo circa 1700 euro al mese di pensione "immorale" ma sudata. Se a ciò che dici si volesse aggiungere qualcosa, confermerebbe e basta.Solo i criminali professionisti della politica, gli imbecilli ipocriti e falsi moralisti negano tutto ciò perché a questi fanno gola i 7/8 milioni di voti dei pensionati immorali/socioassistiti sotto i 1000 euro. AIUTACI!!!!!! Salutoni.

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  • mario1954

    26 Maggio 2015 - 12:12

    Relazione giusta.Solo in un punto non sono daccordo quando dici che lo Stato spende di pensioni..ecc.ecc.Lo Stato per i pensionati previdenziali non spende un bel niente(intendo soprattutto per quelli privati)...anzi da queste casse(privati previdenziali) e continua a farlo l'Inps..si coprono buchi e malefatte...da trentanni a questa parte...per il resto veramente ottima analisi...

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  • carlozani

    26 Maggio 2015 - 11:11

    Se l'inps ci rimette,come ha fatto a comperare palazzi in zone pregiate.con appartamenti di 200 e più mq che poi ha affittato a politici e dirigenti a prezzi di case popolari o svenduti agli stessi personaggi che si sono sempre difesi dicendo che erano da ristrutturare?

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  • gianky47

    25 Maggio 2015 - 23:11

    il problma e'che si tenta di perseguire lo 'scippo'facendo spallucce di fronte alla Cosituzione sulla quale,eppure,chi e'al Governo ha giurato...

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