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Incastrata

Lista degli impresentabili, Enrico Buemi: "Rosy Bindi mi disse che Vincenzo De Luca non c'era"

Rosy Bindi

Non bisogna né prestarsi a contorte dietrologie né impegnarsi in voli pindarici per comprendere come dietro alla "black list" degli "impresentabili" compilata da Rosy Bindi ci sia una vendetta contro il Pd renziano, quel Pd che ha rottamato la piddina Rosy e che Rosy tenta di sabotare. Non a caso, i democrat più vicini al premier (quasi tutti, eccezion fatta per i vari Fassina, Bersani e Cuperlo, anche se quest'ultimo ha operato significativi distinguo) hanno parlato chiaro e tondo di "rancorosa vendetta", di "Costituzione calpestata". Il tempismo con cui è stata presentata la lista degli impresentabili, infatti, è piuttosto sospetto, l'utilità dell'operazione è dubbia e, soprattutto, i criteri utilizzati per scegliere chi "marchiare a fuoco" sono apparsi poco cristallini a tutti, da destra a sinistra e passando pure per il centro.

Ovvio, il nome che ha fatto il botto è quello di Vincenzo De Luca, candidato governatore in Campania per il Pd, per il quale Renzi si è battuto, sul quale pende il dubbio della non-eleggibilità e contro il quale la Bindi ha sganciato la bombetta atomica che, sola soletta, ha assemblato nella sua personalissima officina del rancore: in ballo non c'è solo l'arcinota condanna per abuso d'ufficio, ma anche quella l'accusa di "concussione continuata" (è questa la ragione per la quale De Luca è stato ritenuto impresentabile). Ed è anche per il fatto che Rosy abbia lavorato "sola soletta" che si sono scatenate violente polemiche, neppure troppo partigiane. Infatti il primo a puntare il dito è stato Marco Di Lello, segretario della Commissione Antimafia presieduta da Rosy e che ha partorito la "black list". Secondo Di Lello, infatti, "a differenza di quanto riferito in conferenza stampa (dalla Bindi, ndr), è giusto sottolineare come né all'ufficio di Presidenza né alla Commissione plenaria sia stato consentito di fare alcun tipo di valutazione sulla lista dei nomi". Il che, tradotto, significa - appunto - che Rosy ha lavorato "sola soletta nella sua officina del rancore". Ha scelto lei, gli impresentabili. Ha deciso lei, tutto quanto.

E nel day-after, quando ancora l'onda d'urto del deflagrare della Rosy's list non s'è affatto placata, la Bindi viene colpita da un'altra, pesante, testimonianza. A parlare è il socialista Enrico Buemi, che rivela quanto la presidente della Commissione gli aveva detto in via confidenziale nove giorni fa, ovvero che De Luca, nella lista degli impresentabili, non c'era. "No, De Luca non c'è", rispose Rosy a precisa domanda. Eppoi, putacaso, De Luca in quella lista ci è rientrato. Certo, di macchie sul suo curriculum, il candidato governatore ne ha parecchie. Eppure la repentina mutazione del giudizio di Rosy desta più di un sospetto e più di una perplessità. Così come desta qualche perplessità il fatto che lo screening sui candidati non è stato fatto anche per le Regioni del Nord.

di Andrea Tempestini
@anTempestini

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Commenti all'articolo

  • direttoreemilio

    31 Maggio 2015 - 14:02

    Klaro cojones piddini, Renzi vuole il sostituto di nick o´mericano in campania e la Bindi gli rompe le uova nel paniere della camorra, che non avendo piú un Berlusconi si attaccano a renzi tramite De Luca. Uhé intendiamoci , non che Caldoro sia meglio éh! ma la camorra va sempre su due binari.

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  • EhEhEh

    30 Maggio 2015 - 20:08

    Ai giornalisti di Libero ma siete diventati anche voi servi umili di Renzi? Sembrate Repubblica..

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  • scorpione2

    30 Maggio 2015 - 18:06

    ma allora de luca e' presentabile o inpresentabile,datevi una mossa,se la bindi dice impresentabile voi sbraitate ,se e' presentabile sbraitate, mi sembrate tanti dudu'.

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  • roccadimontorsoli

    30 Maggio 2015 - 15:03

    pensate a rosy bindi primo ministro ???? ci vorrebbe una mano sul culo notte e giorno ( oddio non è che renzi non ci provi )

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