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Regionali 2015, oggi il verdetto: Renzi trema per i sondaggi, "anche l'Umbria è a rischio"

Regionali 2015, oggi il verdetto: Renzi trema per i sondaggi, "anche l'Umbria è a rischio"

La grande paura della vigilia si chiama affluenza. A 24 ore dall' apertura dei seggi, nel cerchio stretto renziano tutti gli occhi sono puntati sul dato della partecipazione. Non per il fatto in sé, in fondo nei principali Paesi occidentali, si dice, la percentuale dei votanti è molto più bassa della nostra. Il problema è che se si confermano le percentuali degli ultimi sondaggi, che danno cifre intorno al 50%, dieci punti in meno che alle elezioni europee, «potrebbero esserci sorprese». Con numeri di questo tipo, infatti, non si può prevedere chi starà a casa. O che gli indecisi decidano, all' ultimo, di andare e dare il voto alle forze più di protesta, come la Lega di Matteo Salvini o il M5S. La variabile partecipazione, insomma, potrebbe ribaltare completamente gli scenari fatti, è il ragionamento, facendo traballare regioni fin qui date per certe.

Il caso che negli ultimi giorni preoccupa di più Matteo Renzi e i suoi più stretti collaboratori è l' Umbria. Regione rossa, terra da sempre governata dalla sinistra, dove l' uscente Catiuscia Marini sembrava predestinata alla conferma. Ma secondo gli ultimissimi report arrivati a Palazzo Chigi, la disaffezione degli elettori umbri potrebbe toccare cifre record. Meno di un elettore su due avrebbe deciso di andare ai seggi. E a stare a casa, sarebbero in gran parte proprio gli elettori del centrosinistra. Del resto i segni di stanchezza verso un sistema di governo che non si è mai rinnovato davvero si vedono da anni. Non a caso a Perugia, alle ultime Amministrative, vinse un sindaco di centrodestra. È vero che un ribaltamento in Regione è più complicato. Ma «con questi dati» non si può escludere niente.

L'altra regione che a Palazzo Chigi è cerchiata di rosso è la Liguria. Fin dall' inizio in bilico, anche qui la bassa affluenza, è la riflessione che si fa, potrebbe risultare fatale per Raffaella Paita. Si aggiunge la variabile dei Cinque Stelle, che spesso è sottostimata dai sondaggi. Più tranquilla, per quanto non sicura, viene considerata la situazione della Campania, dove Vincenzo De Luca, secondo i collaboratori del premier, è «stabilmente tre, quattro punti sopra». La polemica sugli impresentabili, secondo il radar di Palazzo Chigi, non avrebbe penalizzato De Luca e le sue liste. Paradossalmente, però, rischia di far male al Pd in altre regioni. «Il danno di immagine provocato da questa vicenda», spiega un collaboratore del premier, «potrebbe pesare in Veneto o in Liguria su quell' elettorato indeciso, magari sensibile ai temi della trasparenza e della legalità».

Certo c' è una dose di scaramanzia, in queste previsioni che tendono a mettere in conto lo scenario peggiore. Ma non c' è dubbio che l' aria che si respirava, ieri, alla vigilia, nel cerchio renziano, non era trionfale. Sembra confermare, piuttosto, l' esito che Renzi aveva lanciato alcuni giorni fa, parlando di un 4 a 3. Le regioni che vengono date per certe in mano al Pd, infatti, sono solo Toscana, Marche, Puglia. Un segnale che ha preoccupato i fedelissimi del premier è anche il fatto che l' altra sera, al Teatro Puccini di Firenze, dove Renzi ha chiuso la campagna elettorale, il colpo d' occhio non fosse quello del pienone.

L' altro campanello d' allarme riguarda la minoranza Pd. Pare che in non poche regioni i militanti più legati a Pier Luigi Bersani abbiano deciso di restare a casa, di non votare «il Pd di Renzi». Molti lo hanno annunciato persino su Facebook, scatenando la reazione persino di fedelissimi di Bersani, come Chiara Geloni. Piccoli episodi, che però potrebbero essere l' iceberg di un comportamento più diffuso. Un fattore che potrebbe risultare decisivo in situazioni traballanti. Intanto ieri Renzi è stato a Trento, al Festival dell' Economia, dove ha parlato a lungo di lavoro, di Europa, di modello Obama per l' economia, di riforma della pubblica amministrazione. Quanto alle elezioni regionali, a detta di molti rompendo il silenzio elettorale, ha voluto sottolineare che non sono un test su di lui. Si è detto «ottimista», ma ha aggiunto che «le elezioni locali servono per le elezioni locali. Non c' è nessuna conseguenza per il governo». Una precisazione che conferma una certa preoccupazione. La polemica sugli impresentabili? «Noi siamo per la legalità, per l' anticorruzione». Tra i suoi, non ci si sbilancia. Ma a microfoni spenti si ammette che se si confermassero le previsioni peggiori, la scadenza della legislatura fissata per il 2018, finora data per certa, potrebbe essere anticipata. 

di Elisa Calessi

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Commenti all'articolo

  • Karl Oscar

    01 Giugno 2015 - 04:04

    In tv pinocchietto dichiarò' che le pensioni fino a 3.200 lorde avrebbero avuto un ...bonus.mentendo spudoratamente,non si può' votare a chi continua a prendere per il culo

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  • filen

    filen

    31 Maggio 2015 - 15:03

    Guarda che nella vicenda del mose ci sono dentro i tuoi amici komunisti rossi e fino a prova contraria la lega in veneto è pulita ed è quella che tornerà a comandare ancora quindi stai sereno

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  • gianni_s

    31 Maggio 2015 - 15:03

    Ma dove cavolo l'avete letto che De Luca è stimato 3/4 punti sopra Caldoro?

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  • massimomazzu63

    31 Maggio 2015 - 13:01

    Per il Pd oltre al numero delle regione conquistate, un dato fondamentale è la percentuale del PD. Sotto il 35% sarebbe una sconfitta bruciante per il governo e per il PD stesso, considerando che (escluso il Veneto, le altre sono regioni rosse per eccellenza) !!!

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