Cerca

Scandali romani

Pd e Mafia Capitale, la relazione di Fabrizio Barca: "Partito vuoto, neo-feudale, comandano i capi-bastone"

Pd e Mafia Capitale, la relazione di Fabrizio Barca: "Partito vuoto, neo-feudale, comandano i capi-bastone"

Il Pd a Roma è un partito "neo-feudale", in cui "comandano i capibastone", e dove manca un "confronto su valori e contenuti". In altre, brusche parole, il Partito democratico romano ai tempi di Mafia Capitale, anche da quando il segretario è Matteo Renzi, assomiglia a una consorteria di affari e poltrone, più che a un laboratorio di governo. A dirlo è Fabrizio Barca, l'ex ministro montiano riciclatosi in anima della sinistra dem e che ha realizzato negli ultimi 12 mesi una sorta di "dossier" sullo stato del partito nella Capitale e non solo, in un viaggio (allucinante) tra le varie segreterie provinciali.

"Partito neo-feudale" - Come spiega il Fatto quotidiano, l'immagine che ne esce è devastante. "Il federalismo nel Pd sembra feudalesimo - scrive Barca -, il partito potrà farcela solo se il suo vertice nazionale riterrà opportuno e possibile bloccare la sua deriva neo-feudale". A dominare i rapporti è l'esigenza primaria "di bilanciare i poteri" tra cacicchi e correnti varie, che operano senza controlli e che spesso cadono preda di "interessi particolari". Barca punta il dito sui "signori delle tessere" già denunciati da Marianna Madia ai tempi delle primarie.

Le proposte di Barca - Nel suo documento, che verrà presentato venerdì prossimo al partito, l'ex ministro di Monti spiega come uscire da questa palude: serve un "vero ricorso all'albo degli elettori (strumento finora puramente formale)", un "tetto di spesa per ogni candidato" mentre "la platea degli aventi diritto al voto va definita almeno tre mesi prima delle consultazioni", per evitare casi come rom e immigrati convocati alle urne in fretta e furia per questo o quel candidato. Barca chiede poi un ritorno al finanziamento pubblico "da subordinare al rispetto di regole di democrazia interna e a un effettivo uso dei fondi per attività di pubblico, sotto un serio monitoraggio". Ma l'attacco vero a Renzi arriva alla fine, quando chiede la separazione tra i ruoli di premier e segretario del Pd, come più volte invocato tra gli altri da Pier Luigi Bersani: "Se le due figure coincidono si produce una dannosa sovrapposizione tra partito e Stato". Tradotto: Renzi, che è premier e segretario, se ne deve andare. Da dove, non è ancora chiaro.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • sfeno

    16 Giugno 2015 - 00:12

    e daie con sti finanziamenti ai partiti.........devono finanziarsi con le tesstre!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Report

    Rispondi

  • afadri

    15 Giugno 2015 - 13:01

    I risultati del ballottaggio delle Comunali che vedono sconfitto e bastonato il PD, sono il risultati di una politica fatta di chiacchiere e pochi fatti. Inoltre non vi è nessuna forza contrattuale per imporsi a certe prese di posizioni dll'UE. A questo punto questo governo deve andare a casa. O meglio vada al mare e arrivato il tempo.

    Report

    Rispondi

  • lattaro1939

    14 Giugno 2015 - 16:04

    A parte barca a me non dice nulla ma vorrei ricordare a me stesso il modo dei komunisti costoro per poter governare, quando si va in cabina elettorale imbroglio oppure si fanno nominare ma ad elezione senza imbrogli sono perdenti

    Report

    Rispondi

  • lallo1045

    14 Giugno 2015 - 15:03

    No Barca, non ci siamo. Vogliamo finanziare le elezioni? Ebbene, i CANDIDATI ANTICIPANO TUTTE LE SPESE . La GdF, a presentazione delle note spese DOCUMENTATE, ATTINENTI E LEGALI, procede con la VERIFICA sul campo e ne riscontra la regolarità fiscale. Solo allora verranno rimborsate FINO AD UN TETTO DI 20.000,00 ÷30.000,00 €. max. Chi finanzia i partiti lo DICHIARA e PAGA LE TASSE. NESSUN SCONTO.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog