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Pontida 2015

Pontida ieri e oggi: cosa è cambiato

Pontida ieri e oggi: cosa è cambiato

Gli oratori meridionali in quel di Pontida non sono una novità assoluta. Anche in passato alcuni rappresentanti del Sud avevano arringato la folla lumbard invocando federalismo e autonomia. La novità della kermesse 2015 è che chi ha rappresentato il Mezzogiorno (una pugliese e un campano di Noi con Salvini) non ha sparato mortaretti contro lo Stato centralista. Piuttosto, gli ospiti hanno indicato il leader del Carroccio come soluzione per tutta la Penisola. E la vera svolta della Pontida 2015 è proprio questa, certificata dall’intervento di Salvini. La Lega vuol tornare al governo. E per farlo miscela proposte a provocazioni preferendo abbondare con le prime. Sul pratone c’è la ruspa, certo. Qualche striscione contro l’Italia. Una voglia di secessione che serpeggia e che solo il fresco leader dei Giovani Padani, Andrea Crippa, urla con vigore dal microfono. Non mancano frecciate al Papa e sui rom. Ma Salvini si sgola snocciolando una sintesi di programma. Comincia il suo intervento parlando della flat tax, dell’abolizione degli studi di settore e della legge Fornero, insiste sulla lotta ai falsi invalidi e propone più sicurezza e meno immigrazione clandestina. E se la Lega di Pontida aveva spesso «provocato», così da smarcarsi dal resto dei partiti, questa volta la parola su cui il segretario federale insiste di più è: «Normale». Il Matteo meneghino invoca un «Paese normale» a partire dalla famiglia dove «i figli sono di mamma e papà e non di genitore uno e di genitore due» e sul palco si fa circondare da decine di bimbi. Perché è normale, secondo il popolo di Pontida, anche difendere i confini e il lavoro. Togliere le sanzioni contro la Russia e arginare lo strapotere di Bruxelles. Difendere l’ambiente e alleggerire lo Stato. Salvini non parla di Milano, dove si voterà tra un anno, ma ormai è sempre più chiaro che non si candiderà a sindaco. Vuole puntare tutte le fiches sulla sfida nazionale. E sente l’odore del sangue, convinto com’è che Renzi non arriverà al 2018.

D’altronde il pratone bergamasco consegna agli archivi una Lega che mantiene qualche perplessità sullo sbarco a Sud (anche Calderoli, dal palco, ribadisce che lo statuto prevede l’obiettivo primario dell’indipendenza della Padania) ma che sembra aver superato le lacerazioni di un tempo. Umberto Bossi, attesissimo dopo i siluri dell’altro giorno contro la leadership di Matteo, non ha sparso veleno. Ha parlato sforando il tempo a sua disposizione. È stato impressionante osservare un certo nervosismo, tra i militanti, quando il Senatur non mollava il microfono mentre Salvini friggeva dietro le quinte. Ma non ci sono stati scossoni, polemiche plateali, i fischi che avevano ferito Flavio Tosi solo pochi anni fa.

Martedì Matteo vedrà Berlusconi, e ha già mandato a dire che certe tentazioni di Nazareno non gli piacciono per niente. Alcuni retroscena hanno spiegato che il Cavaliere vorrebbe il leghista candidato a Milano, così da toglierlo di mezzo dalla partita per Palazzo Chigi. Se è davvero così, l’ex premier dovrà adottare un piano B.

Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • PROMECO

    22 Giugno 2015 - 09:09

    TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPINO

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  • papesatan

    21 Giugno 2015 - 18:06

    pontida con gli eredi del Barbarossa! qualcuno spieghi la storia a salvini...ammesso che la capisca!!!!!

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  • lionello.sansonetti

    21 Giugno 2015 - 17:05

    Se davvero berlusconi pensa di risolvere i tanti problemi italiani togliendo di mezzo salvini, fa bene a pensare per il benessere degli italiani ad un piano C, che contempli la sua estromissione dalla scena politica italiana, salvo che la sete di potere sua e piu ancora di altri esponenti di spicco del suo partito (per questi motivi in progressivo calo) non decidano di pensare solo a se stessi..

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