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Intervista a Libero

Corrado Passera: "Dissi no a Monti, Renzi mi delude. E a Milano rimetto insieme i liberali"

Corrado Passera: "Dissi no a Monti, Renzi mi delude. E a Milano rimetto insieme i liberali"

Lei è ricco, famoso, con una bella famiglia. Chi glielo fa fare di impegnarsi in politica?
«Non ce la faccio più a vedere l' Italia sulla china discendente con tanti che la spolpano» risponde Corrado Passera, classe 1954, leader di Italia Unica e aspirante sindaco di Milano.
«Milano può essere la dimostrazione che l' Italia ce la può fare. Io ho avuto la fortuna, partendo da una famiglia di piccoli imprenditori, di fare delle cose belle e importanti. Alle Poste abbiamo sistemato una grande pubblica amministrazione. Con Banca Intesa SanPaolo abbiamo dimostrato che si possono evitare gli errori della turbofinanza. Ho vissuto dei salvataggi come quello di Olivetti. Oggi è il momento di mettere a posto la politica».

Ma è necessario entrare in empatia con gli elettori e saper parlare alla pancia. Si sente in grado?
«Guardi che tantissima gente ragiona col cuore e con la testa, oltre che con la pancia. Smettiamola di dire che gli italiani ragionano solo con la pancia, anche se hanno mille ragioni per essere indignati. E glielo dimostro».

Prego.
«Con l' attuale offerta politica, quasi esclusivamente demagogica, la gente non va più a votare. L' astensione, sommata alle schede bianche, tocca il 55%: è il primo partito. Il secondo è quello della protesta estrema, Grillo più Salvini. Il terzo è quello di governo, il Pd che delude su tutta la linea e perde. Cos' altro devono fare gli italiani per dire che questa politica non la vogliono?».

Quindi si sente in grado di convincere il cittadino comune?
«Le cose importanti che sono riuscito a fare nella vita, le ho fatte coinvolgendo tante persone. 200mila alle Poste, 100mila in Banca. So affrontare i problemi reali. Si inizia ascoltando, a Milano lo farò in ciascuno dei quartieri. Estate compresa, quando tante questioni aperte diventano esplosive. Voglio parlare con le persone, soprattutto voglio capire meglio i loro problemi e le loro aspirazioni. Una cosa che la politica ha sciaguratamente smesso di fare».
La sua protesta contro la legge elettorale è stata sorprendente: imbavagliato davanti alla Camera.

Non era a disagio?
«E perché? Le battaglie politiche si fanno fino in fondo. L' Italicum è una disgrazia e sono stato il primo a dirlo.
Si dà un potere enorme a un singolo partito senza bilanciamenti».

Le rinfacciano di essere l'uomo delle banche. Non è vero?
«Ho costruito una delle più grandi banche d' Europa. Sono fiero di aver guidato Intesa SanPaolo senza dover mai ridurre il credito. Se le banche del mondo si fossero comportate come noi, forse non avremmo avuto la crisi.
E non dimentichi Banca Prossima o quando, da ministro, ho sancito la fine del monopolio bancario del credito».

Non si sente l' emblema dell'impopolarità?
«Credo che chi ama la propria città, ha un progetto forte per renderla una delle migliori in termini di sicurezza e qualità della vita e sa come si risolvono i problemi concreti, possa raccoglire largo consenso».
Lei è stato anche ministro con Monti, un governo che non ha entusiasmato le folle.
«Ho fatto parte di quel governo perché era l' unica strada per evitare il commissariamento del Paese dopo una serie di governi disastrosi».

Monti non era una specie di commissario?
«No. L' Italia è uscita con le sue gambe da una fase difficilissima grazie a governo e Parlamento che hanno lavorato insieme. In quel governo ho realizzato cose importanti come la legislazione sulle start-up, la revisione degli incentivi, la liberalizzazione del mercato del gas, di quello del credito e di quello del commercio».
Se ne sono accorti in pochi, tanto che Scelta civica è stata un flop.
«Scelta civica è venuta dopo e io non ne sono stato parte e non ho condiviso quel progetto».

Perché s'è separato da Monti?
«Quello che voglio fare è molto diverso da quel progetto. Io ho detto no a Monti quando ha fatto il suo cartello elettorale: non serviva un centrino.
Per avere un sistema politico moderno bisogna costruire l' altra gamba della democrazia, una reale alternativa».

I rapporti con Monti come sono?
«Ci sono stati momenti delicati. Durante il governo, perché alcune delle mie proposte di sviluppo non hanno trovato spazio. E quando ho detto no alla sua proposta politica».

A proposito di cose delicate. Lei è indagato in due procedimenti. Non sono un problema per la sua candidatura a Milano?
«Quando sei stato a capo di grandi aziende devi rispondere oggettivamente di tutto quello che in quelle aziende è successo. Ho avuto decine di indagini, tutte archiviate al 100%.
Ne restano due. Una che riguarda la Olivetti (su vicende di decenni fa) e un' altra su una filiale bancaria pugliese negli anni Novanta. Dimostrerò di aver fatto il mio lavoro al meglio».

Proprio il governo Monti ha approvato la Severino. Ora potrebbe bastare una semplice condanna in primo grado per rischiare di perdere l'incarico politico.
«È una legge che riguarda reati di un certo tipo e contro la pubblica amministrazione. Sono comunque garantista».

La Severino è da cambiare?
«Tutte le leggi possono essere migliorate, basta che non facciano cambiamenti ad personam».

In Veneto avrebbe votato Tosi?
«Probabilmente sì. La stima è reciproca e ci sentiamo periodicamente».

Perché Italia Unica non si è presentata alle Regionali?
«Non volevamo infilarci nello schifo che poi si sono dimostrate le Regionali. Il voto ha dimostrato che c' è bisogno di altro».

Nessuno immaginava un crollo così importante del Pd.
«Magari non in queste dimensioni.
Dopo un anno e passa di gestione così disastrosa su tutti i temi - tasse, economia, migranti, 80 euro ai non poveri - era inevitabile la delusione».

Dicevamo di Italia Unica che ha snobbato le regionali.
«Nell' istituto Regione così com' è non credo. Nel nostro Paese abbiamo provocato un disastro amministrativo creando troppe entità che si paralizzano a vicenda. Tra Stato e cittadino ci devono essere solo il Comune e le grandi aeree metropolitane. L' attuale federalismo non funziona».

Oltre a Tosi, nelle altre Regioni chi avrebbe votato?
«In Umbria credo che Ricci abbia fatto un buon lavoro. Così come Schittulli in Puglia… Ma è inutile guardarsi indietro».

Ormai lei guarda Milano.
«Milano sarà il laboratorio di aggregazione sulla base di un programma che punti su lavoro, sicurezza, terzo settore, mobilità, cultura, apertura. Un punto di riferimento chiaro per liberali e riformisti, per coloro che credono in una burocrazia più leggera e a un maggior ruolo per il privato profit e non profit, con meno tasse e molta concretezza».

Lei s'è detto contro il renzismo, contro il berlusconismo e contro il salvinismo. Dove pensa di prendere i voti?
«Prima di tutto affrontando i temi concreti dei milanesi. Politicamente siamo alternativi a questo Pd. Ed è nei fatti che l' esperienza di Fi è superata. Ma ci sono anche tantissimi elettori da recuperare dall' astensionismo e dall' indecisione. Infine il mondo della Lega è fatto da gente che tiene alle sue comunità, che rappresenta i piccoli imprenditori e le partite Iva. Quello che è sbagliato è eccedere nel salvinismo che esaspera le paure.
Voglio offrire una casa comune nuova».

Si alleerebbe con Fi o la Lega?
«Parliamo con tutti. Ma partendo da alcune idee forti che rispondano ai problemi dei milanesi. Partiamo dall' ascolto della città per arrivare entro novembre a un grande progetto condiviso».

È un appello al centrodestra?
«È un invito a unirsi per rendere Milano una città che crea lavoro e garantisce qualità della vita ai suoi cittadini. Partendo dall' orgoglio dei milanesi e dai valori forti, prima di tutto integrità e trasparenza. Un esempio. Siamo d' accordo a fare l' anagrafe dei fornitori del Comune? Siamo d' accordo a non fare affidamenti diretti? L' opposto di ciò che ha fatto Roma».

Che giudizio dà della giunta Pisapia?
«Milano non vuole cambiare tutto, ma sa di avere il freno a mano tirato. Si è pensato in piccolo per troppi anni. Dobbiamo accelerare e avere più ambizione».

Nel suo libro, Io Siamo, si dice a favore delle unioni gay ma contro l'adozione.
«La famiglia è quella della Costituzione. Le coppie omosessuali hanno diritto ad avere un contratto riconosciuto - le unioni civili - ma non sono d'accordo con l'adozione. Punto».

Fosse stato sindaco, avrebbe registrato i matrimoni gay come hanno fatto Marino o Pisapia?
«I sindaci devono rispettare le leggi. Ma le coppie omosessuali hanno il diritto di avere le unioni civili. Il Paese è in ritardo».

Ci dice qualche nome per la sua giunta ideale?
«Ora sarebbe prematuro. Iniziamo la fase di ascolto e di aggregazione».

Lei vuole aggregare, ma in effetti c' è già riuscito. Hanno aderito a Italia Unica molti ex di destra e di sinistra. C' è chi li definisce riciclati.
«La grande maggioranza dei nostri iscritti non ha esperienza politica. Ma guai a considerare la politica malata o irrecuperabile, specie quella degli amministratori locali alla quale guardiamo con grande rispetto e attenzione».

Quanto pensa di spendere per la campagna elettorale?
«Sarà tutto trasparente. Di sicuro non avremo un euro di finanziamento pubblico».

È vero che è sua moglie a spingerla in politica?
«Messa così, è una sciocchezza.
Parliamo di scelte di vita importanti che chiaramente vanno condivise in famiglia».

Nel 2016, la Lombardia vorrebbe il referendum per l'autonomia. Come voterà?
«Tema vago, si parla di cose con una genericità pazzesca. Non si amministra una grande comunità con gli slogan».

Ci dice almeno un grande sogno che ha per Milano?
«Una città dove i giovani di tutto il mondo possano desiderare di avere il loro futuro».

di Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • Gianni Schicchi

    23 Giugno 2015 - 10:10

    @Garrotato - Salvini sì che l'è bel...

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  • Garrotato

    22 Giugno 2015 - 18:06

    Tranquilli. Il baccalà non arriverà da nessuna parte, in politica, neanche in Comune a Milano. È il tipico esempio di potenzialità inespressa. Ha anche buone idee, e forse combinerebbe qualcosa, come sindaco di Milano, ma "non" ci arriverà. Ha l'appeal di uno stoccafisso, per essere eletti ci vuole un po' di carisma.

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  • fra.schi

    22 Giugno 2015 - 18:06

    Passera, le nuoce la sua amicizia con De Benedetti. Dopo essere stato membro di un governo Comunista, lei è poco credibile, se si professa liberale.

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  • geompiniliberoi

    22 Giugno 2015 - 17:05

    vorrei sapere per quale motivo libero concede una pagina a simile sottopersonaggio, penoso, falso e solo pronto a fare i propri interessi ,cercare di diventare assessore o così prendere il solito esagerato stipendio ,con il suo partitino dello zero virgola zero, basta naturalmente non pubblicate il commento ....

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