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La contromossa

Vincenzo De Luca risponde a Matteo Renzi. Dopo la sospensione, né giunta, né vice

Vincenzo De Luca risponde a Matteo Renzi. Dopo la sospensione, né giunta, né vice

Ancora caos alla Regione Campania. Il neo governatore Vincenzo De Luca, dopo esser stato sospeso in applicazione della legge Severino, rinvia la seduta del consiglio regionale a data da destinarsi (ma comunque entro il 12 luglio) e presenta immediatamente il ricorso al giudice civile. Dunque la strategia viene cambiata
in corso d'opera, infatti, dapprima si era previsto di far insediare il consiglio e comunicare la sospensione per poi attendere gli esiti del ricorso. Ma temendo l'annullamento della nomina della giunta ed il commissariamento, a poche ore dalla riunione l'ex sindaco di Salerno fa retromarcia, sconvoca il consiglio e fa appello al Tribunale di Napoli, lo stesso che giovedì scorso ha accolto il ricorso dell'ex pm Luigi De Magistris. De Luca punta tutto su questa mossa che in attesa del responso finale della corte Costituzionale, gli permetterebbe di governare fino ad ottobre.

Il caso - E' oramai un mese che la Campania non ha un governo e le colpe tra gli altri ricadono su Renzi bersagliato in questi giorni, da tutta l'opposizione. Sin da quando la commissione parlamentare Antimafia ha reso noto l'elenco dei candidati impresentabili tra cui compariva anche il nome di Vincenzo De Luca (in quanto pende a suo carico un giudizio per il reato di concussione continuata) quasi tutti i partiti ne avevano chiesto la sostituzione nelle liste prima e la sospensione e decadenza poi. Il Premier però non ha mai accolto tali richieste e quando si è giunti alle urne molti credevano che non ce l'avrebbe fatta ed invece 980.743 campani lo hanno votato comunque, pur sapendo che un'altra ombra, ovvero quella della Legge Severino, pendeva su di lui a causa della condanna per abuso d'ufficio. Il 18 giugno De Luca viene proclamato nuovo governatore ma lui pensa bene di non presentarsi ed il passaggio di consegne col governatore uscente e non confermato Stefano Caldoro non avviene. Fino al giorno in cui Matteo Renzi firma il decreto che convalida la sospensione, si susseguono numerose voci su di una possibile legge ad hoc che salvi il candidato del Pd, alle quali vanno affiancate le minacce al presidente del Consiglio, accusato in tal caso di commettere a sua volta abuso d'ufficio. Il 26 giugno però arriva la sospensione e la conseguente decisione di non formare la giunta né di nominare un vice (del quale De Luca si è sempre rifiutato di fare il nome). Vincenzo De Luca era già stato candidato alle Regionali 2010 ed anche in quell'occasione la sua partecipazione aveva mosso numerose critiche, anche tra chi lo appoggiava come l'Italia dei Valori, in quanto coinvolto nel procedimento giudiziario riguardante il processo sul sito di stoccaggio di Ostaglio (per il qual reato l'allora sindaco di Salerno accettò la prescrizione). In quel caso però non ci furono conseguenze politiche in quanto a vincere fu Stefano Caldoro.

La Legge - Per arginare il problema della corruzione che vedeva l'Italia nel 2011 come terzo paese più corrotto dietro Messico e Grecia, nel 2012 fu votata ad ampia maggioranza quella che poi sarebbe divenuta una delle più famose leggi della nostra costituzione, ovvero la Legge Severino. Essa riguarda candidati e membri della politica italiana, prevede tre tipi di provvedimenti: la sospensione; la decadenza e l'incandidabilità ed è stata applicata nel 2013 ai danni del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, che per primo ne denunciò la presunta anticostituzionalità. Tale norma infatti ha anche efficacia retroattiva, il che cozza con quanto sancisce l'articolo 25 della Costituzione: "Nessuno può essere punito in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso". L'accusa viene però respinta e così si verifica la decadenza di Berlusconi da Senatore. Non è stata tanto spietata, invece, nei confronti del sindaco di Napoli Luigi De Magistris condannato ad un anno e tre mesi per abuso d'ufficio, sospeso inizialmente dal prefetto e poi reintegrato dai tre sì del Tar; del Consiglio di Stato e del Tribunale di Napoli che rimandano la decisione alla Corte Costituzionale. Oggi questo terzo caso tra i più discussi mette ancora una volta tale norma sotto la lente di ingrandimento e si riapre il dibattito con quanti vogliono una sua modifica, che porti alla cancellazione della retroattività ed alla eliminazione dalla lista dei reati, dell' abuso d'ufficio.

di Mirko Mazzola

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Commenti all'articolo

  • salvapo

    29 Giugno 2015 - 23:11

    E' stata una pagliacciata rossa!!!

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  • encol

    29 Giugno 2015 - 13:01

    Il solito PCI mai cambiato. Una banda di truffatori e mafiosiI

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  • arwen

    29 Giugno 2015 - 10:10

    Vergognoso è il silenzio dei compagni che da sempre imperversano su questo sito abboffandoci i mar@ni cn la loro presunta superiorità morale. Mi domando solo cosa sarebbe successo a parti invertite. Se De Luca fosse stato espressione della dx, cosa avrebbero detto e fatto i compagni? Invece, vengono qui, lasciano qualche post trito su B e scappano, convinti di aver colpito il nemico. Patetico!

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  • alvit

    29 Giugno 2015 - 07:07

    komunisti di me@@a e il loro capo il portatore di mer@@ dovrebbe essere inquisito per i maneggi che ha fatto per far eleggere un personaggio chiacchierato e con una inchiesta sul groppone. L'errore di questi supponenti idiot è stato quello di metterlo in lizza per le primarie, altro trucco comico ed ora, anche se votato, dovrà decadere e dovranno essere rifatte le elezioni, senza di lui.

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