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La scelta del leader leghista

Matteo Salvini: "Il referendum greco? Se vince il no ci costa 50 miliardi, ma ne vale la pena"

Matteo Salvini

«La Grecia dimostra che l’euro è stato un terribile errore. Non lo dico io, ma Paul Krugman. Nobel per l’Economia 2008». Matteo Salvini non è in partenza per Atene («preferisco stare con mia figlia») ma è sul pezzo e stamattina parteciperà al convegno della Lega su crisi ellenica e moneta unica. A Milano. Sfileranno alcuni degli esperti più apprezzati dal Carroccio: Claudio Borghi Aquilini, Alberto Bagnai, Armando Siri e Luciano Barra Caracciolo.

Salvini, conferma che al referendum greco voterebbe «no»? Sarebbe uno schiaffo all’Europa.
«Certo, voterei no».

Ma col «no» l’Italia potrebbe perdere circa 11 miliardi.
«Veramente ne perderebbe più o meno 50, tra prestiti diretti e indiretti…».

Peggio!
«Bisogna ringraziare quei geni, da Monti in poi, che hanno regalato questi soldi. Mi chiedo: ma come si fa a prestare capitali alla Grecia?».

Quindi dovremmo darli per persi?
«Guardi, pur di liberarmi da questa gabbia chiamata Europa me ne farei una ragione. Qui c’è in ballo il nostro futuro».

Crede che l’Europa stia ricattando la Grecia?
«Va detta una cosa. Tsipras è un equivoco. Infatti non ha mai detto di voler uscire dall’euro. Si confrontano due torti. Quello di Bruxelles e quello di Atene che non vuole pagare i debiti ma pretende di non uscire dall’Europa… Al referendum voterei no, scegliendo il male minore».

Atene ha fatto bene a organizzare il referendum?
«Mah, in queste condizioni mi chiedo come si possa chiamare la gente alle urne. Ci sono code ai bancomat, banche chiuse... E sinceramente Tsipras e Varoufakis non mi sembrano degli eroi del popolo…».

Ma il fatto che neanche Tsipras arrivi a minacciare l’uscita dall’euro, non intacca la sua convinzione di mollare Bruxelles e la moneta unica?
«Assolutamente no, perché la Grecia non ha nulla. Non ha né industria né piccola-media impresa. Non è paragonabile ad altri Paesi come Francia o Italia che sono potenti. Il pil greco vale quello di qualche provincia del Nord: loro difficilmente potrebbero permettersi di uscire, noi sì».

Immaginiamo che i no prevalgano. Cosa succede?
«Mi auguro che lunedì, a prescindere dal risultato, ci si metta attorno a un tavolo per rivedere tutti i trattati. L’Europa ha già perso, senza aspettare il voto dei greci. Ma al tavolo chiamiamo esperti veri, dei premi Nobel. Mica il Monti di turno…».

L’Europa non sembra voler mollare.
«Ricordo che nel 1992 l’Italia uscì dallo Sme e volò».

C’è chi suggerisce alla Grecia di aderire ai Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica ndr), i paesi emergenti.
«Geopoliticamente sarebbe molto interessante, anche perché potrebbe rompere l’asse demenziale che sanziona la Russia e che non interviene sull’estremismo islamico tollerato dalla Turchia. Non dimentichiamo che tra un anno ci sarà anche il referendum inglese sull’Europa…».

Grecia con un piede fuori dall’Europa. In prospettiva dovrebbe mollare pure la Nato?
«Non mi spingo troppo in là. Certamente, dalla Nato all’Onu ci sono una serie di organizzazioni che si stanno dimostrando drammaticamente incapaci a gestire i problemi di oggi. Vanno ridisegnate e ripensate».

Ma la Grecia dovrebbe parlare di addio all’Europa, all’euro o a tutte e due?
«Non ci sono precedenti, sono storie da scrivere, potrebbero essere scelte indipendenti tra loro. Credo che l’Italia dovrebbe trattare la sua uscita con Bruxelles, senza strappi unilaterali».

La Corte dei conti ha avvertito che anche noi abbiamo una Grecia in casa. La Sicilia.
«Al di là di tutti gli altri problemi, nessuno parla più di federalismo e autonomia. Io penso siano ancora la soluzione, basta non fare come Crocetta. Intendo questo: uno può spendere i suoi soldi solo se li ha. In Calabria la percentuale di disoccupazione giovanile è del 65%, è necessario che lo Stato pesi sempre di meno per cambiare le cose».

Per cambiare le cose potrebbe essere utile Diego Della Valle, incensato da Berlusconi nelle ultime ore?
«Non lo conosco personalmente e non conosco le sue idee. Non posso giudicarlo».

intervista di Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • Italotrend

    04 Luglio 2015 - 17:05

    Salvino? Forse è meglio se parla di zingari. Con la concorrenza che c'è in giro altro che svalutazioni competitive! Quelle al massimo le facevamo, me lo ricordo bene, com l'America. I cinesi? Tu metti la lira e quelli svalutano del 40 per cento, e ci fottono! Chi li fermerebbe?

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  • metricor

    04 Luglio 2015 - 16:04

    concordo che ne vale la pena, un piccolo costo per liberarsi dall'euro e dagli euro massoni, che, con iloro mercenari italiani, ci stanno portando alla miseria. Avanti con Salvini... l'unica speranza di salvezza

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  • giovanna.brizi

    04 Luglio 2015 - 16:04

    Concordo con Salvini ,inutile portare avanti l'Europa della Germania, a questi sono stati condonati troppi soldi e adesso invece di baciarci i piedi cercano di ammazzarci.Fuori subito da questo schifo a costo di rimetterci via la Grecia via noi è si riparte ma a regole inverse! #haragionesalvini

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  • larobysabry

    04 Luglio 2015 - 16:04

    Salvini ha ragione e da motivazioni serie avallate da illustri economisti l'Europa è una gabbia e l'euro una moneta sbagliata. Dobbiamo ripensare a questa Europa che deve essere un'Europa dei popoli e non delle banche.

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