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Il bestiario

La badante di Matteo è questa povera destra

Nei quotidiani e nei settimanali si stanno moltiplicando le analisi sul presente e le previsioni sul futuro del governo di Matteo Renzi. A volte sono letture interessanti perché rappresentano senza reticenza la bassa congiuntura che il Chiacchierone fiorentino sta attraversando. E al tempo stesso dimostrano che la politica italiana non è uno spazio sicuro per nessun leader e nessuna alleanza. Palazzo Chigi e gli altri bunker della Casta sembrano trovarsi sempre di più su territori soggetti a uno sciame sismico che non si quieta mai. Non siamo ancora al terremoto, ma i padroni della politica italiana vedono ballare scrivanie, poltrone, incarichi e privilegi. Basta questo per cambiare  anche le loro facce.

Consideriamo il caso di Renzi. Visto sera dopo sera nei telegiornali, non ha più l’aspetto, i modi, persino i gesti da bullo sbruffone che ci offriva da più di un anno. Nonostante la diuturna fatica del suo spin doctor Filippo Sensi, oggi assomiglia a un Pierino spaventato da quanto può accadere. La famosa foto-gaffe del premier che gioca alla play station insieme a uno dei suoi vassalli, un’altra idea suicida by Sensi, resterà nella storia renzista come il sintomo più evidente dell’impotenza del capo del governo. Il mondo andava in pezzi e lui si divertiva con un passatempo da minorenne sfaccendato.

Tuttavia è inutile immaginare, o sperare, che il presidente del Consiglio sia all’inizio della fine. Il suo immediato futuro rischia di rivelarsi non nero, ma nerissimo. La Grecia potrebbe crollare, poi uscire dall’euro e dalla carta geografica. L’immigrazione diventare devastante. Il Califfato nero colpire l’Italia con una sequenza di attentati. La crisi economica peggiorare senza rimedio. Ma nulla riuscirà a dare il colpo di grazia a Renzi e al renzismo.

Per un motivo che al Bestiario appare chiaro: ci sarà sempre una badante pronta a soccorrerlo e a tenerlo in piedi. Uso la parola badante con rispetto e ammirazione. L’Italia è un Paese che diventa più anziano. I vecchi, ma forse dovrei dire noi vecchi perché appartengo anch’io a questa quarta società, si stanno moltiplicando. E per fortuna esistono delle pie donne che si accollano il compito pesante di aiutarli, sorreggerli in piedi, impedire che vadano al Creatore prima del tempo. Anche il quarantenne Renzi ha una sua badante. È la povera destra italica, sfasciata, a pezzi, autorottamata, litigiosa, senza rispetto per i propri elettori. In cerca permanente di un leader che la guidi verso un destino politico meno orribile di quello che l’aspetta.

Silvio Berlusconi si illude di essere ancora il comandante in capo che è stato per molti anni. Invece oggi è l’ombra di se stesso. Ha ripreso a occuparsi del Milan, arrivando a dire che contenderà lo scudetto alla Juventus, e questo è un pessimo segno. Per il partito non ha più soldi. I fornitori in attesa di essere pagati hanno pignorato i mobili della sede di San Lorenzo in Lucina. I magistrati continuano ad assediarlo per le solite feste con Ruby e le olgettine.

Anche l’autorità del Cavaliere dentro Forza Italia è ben lontana da quella di un tempo. I guai della Grecia lo hanno costretto a litigare con un big come Renato Brunetta, il capogruppo alla Camera. All’improvviso Brunetta ha preso le parti di quel mezzo matto di Tsipras, affiancandosi moralmente ai tanti sinistri volati ad Atene con un charter che dicono di aver pagato loro. Grazie a Dio, il focoso Brunetta è rimasto a casa. Ma Silvio è stato costretto a smentirlo. E a farlo bacchettare con sobria eleganza dal deputato europeo Antonio Tajani. Il nuovo motto del Cavaliere potrebbe essere quello antico che recitava: «Dai nemici mi guardi Iddio perché dagli amici mi guardo io». Nel suo caso, l’amico da tenere nel mirino è l’altro Matteo, il Salvini della Lega. Nell’ottobre del 2014, Silvio aveva annunciato un organigramma blindato per il vertice del centrodestra: Salvini farà il bomber, ma il capitano continuo a esserlo io. La crescita fulminea della Lega che i sondaggi danno al 15 per cento, due punti in più di Forza Italia, ha scompaginato tutti i piani del Cav.

L’uomo delle tante felpe si sta convincendo che, prima o poi, prenderà il posto di Renzi a Palazzo Chigi. Per fare che cosa? Mercoledì 1° luglio, sul Sole-24 ore una firma importante, Fabrizio Forquet, lo ha intervistato a lungo. Ma con lo stesso risultato che ottenevamo noi cronisti della Prima Repubblica, quando tentavamo di strappare qualche risposta a Mariano Rumor, il super leader dei dorotei. Vale a dire quasi zero. Insomma dieci a Forquet per le domande e sempre dieci a Salvini per la reticenza. Eppure sulle piazze aveva urlato contro il Quarto Reich guidato da un nuovo Hitler in gonna pantalone: la neonazista Angela Merkel.

Ad un certo punto, il giornalista si è spazientito e ha chiesto a Salvini: «Insisto: lei propone l’uscita dell’Italia dall’euro?». Il bomber leghista ha pattinato sul ghiaccio: «L’uscita unilaterale dell’Italia sarebbe un casino. Noi stiamo valutando diverse soluzioni: dall’euro a due velocità, all’introduzione di monete per aree più omogenee, bla bla bla…». Ecco la prova che le idee per governare non si comprano al supermarket come le felpe. E tuttavia la contesa fra il Berlusca e il Salvini renderà ancora più debole il centrodestra.

Quel che rimane del fronte antirenzista conta poco o niente. Angelino Alfano e il suo partitino sono alla canna del gas. Il Nuovo centrodestra del ministro dell’Interno è diviso tra chi vorrebbe rientrare in Forza Italia e chi preferisce camminare sulle proprie gambe, affiancando il premier. Prima o poi, i big che circondano Alfano, penso a Fabrizio Cicchitto e a Gaetano Quagliarello, dovranno decidersi a parlare. E rivelarci se vogliono continuare oppure no nel lavoro sfiancante delle badanti.

Infine ci sono gli illusi. Uno di loro è Gianni Alemanno. Secondo Alessandro Troncino del Corriere della sera, l’ex sindaco di Roma ha messo in cantiere la costruzione di una Nuova Destra. Sapete quante sono le sigle che hanno risposto al suo appello? Ventiquattro, non una di meno. Forse attratte dalla certezza di chi aveva guidato Alleanza nazionale: «Lo spazio c’è. Abbiamo un venti per cento potenziale».

Il caldo africano di questo inizio di luglio può dare alla testa. Nelle vampe del solleone prendono corpo anche i sogni. Il Cavaliere si è rimesso in mente di andare all’assalto di Renzi con un’arma segreta: pescare il leader del centrodestra fuori dai partiti, nella cosiddetta società civile. Ma la sua è un ricerca a tentoni, troppo legata alla cronaca del giorno per giorno. Ascolta su La7 l’imprenditore Diego Della Valle. E si precipita a dire: «Abbiamo bisogno di uomini come lui».

Di questo passo, Berlusconi potrebbe offrire la candidatura di capo della destra a un pezzo da novanta come il Sergio Marchionne della ex Fiat, oggi manager internazionale. Che cosa ne direbbe Salvini? Maglione grigio ferro contro felpe leghiste. Un bel match, non c’e che dire. L’unica incognita riguarda quello che deciderebbero gli elettori.

Ma in attesa delle urne, le badanti restano badanti. Mi raccomando: abbiate cura del benessere del giovane Renzi. Ripulitegli il culetto tutte le sere. E aiutatelo a fare la pipì nel vasino e non sul piazzale di Palazzo Chigi.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • francesco assumma

    08 Luglio 2015 - 11:11

    Magari la destra seguisse il tuo consiglio che da alcuni anni sta commettendo un errore sull'altro.

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  • gdandrea48

    08 Luglio 2015 - 10:10

    Fantastico Pansa come sempre!!

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  • arwen

    08 Luglio 2015 - 10:10

    Caro Pansa, si aggiorni, la dx nn esiste più...e da un pezzo. Quel partito o assembramento di persone che si nascondeva dietro B, nn era la dx italiana, ma piuttosto una specie di DC sui generis, alla quale è subentrata la DC sui generis di sx guidata dal gattopardo toscano. D'altronde la crisi della politica riflette il paese, una crisi che abbraccia una intera classe dirigente di incompetenti.

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  • Garrotato

    08 Luglio 2015 - 09:09

    «Dai nemici mi guardi Iddio perché dagli amici mi guardo io». Pansa, il motto antico dice esattamente il contrario, nel senso che uno normalmente sta in guardia verso un nemico e abbassa la guardia con gli amici...del motto antico lei pare non aver capito una mazza, se non è un refuso tipografico. Ma per il resto, ha ragione. Abbiamo un premier ridicolo, ma i pretendenti lo sono ancor di più.

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