Cerca

Ombra sul Colle

Quirinale, quando sosteneva le fanatiche dell'Islam che reclutano per l'Isis in Italia

Carlo Azeglio Ciampi

Si sono ritrovati sotto il burqa, gli ultrafondamentalisti islamici accusati di terrorismo. E devono ringraziare un po’ anche il Quirinale, che aveva fornito sostegno alle loro rivendicazioni. Tutto era iniziato a Drezzo, in provincia di Como, dove il sindaco leghista, Cristian Tolettini, aveva emesso un’ordinanza che vietava di comparire in luogo pubblico con un velo che maschera il viso rendendo impossibile il riconoscimento. Non si era inventato una norma restrittiva; stava soltanto applicando l’articolo 85 del Regio decreto 773 del 1931. Così, nel luglio del 2004, una donna che indossava il niqab si era vista affibbiare una multa da 42 euro.

Non volendo pagare, Sabrina Varroni, italiana convertita all’islam, si era rivolta all’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, per chiedergli un’«autorevole presa di posizione» allo scopo di «placare questa rovinosa marea che sta per soffocare il senso della ragione, della tolleranza, della pacifica convivenza tra culture e civiltà diverse». Un appello straziante, che terminava drammaticamente: «La verità è che ho paura, paura per i miei figli, per mio marito, per me». Tutto nel tentativo di islamizzare la carica più alta dello Stato, in una sforzo di apostolato gerarchico. In fondo anche questo è jihad. Nella sua lezioncina di sharia, la donna spiegava che «il velo, il cui nome tecnico è niqab non è un‘imposizione, indossarlo è una mia libera determinazione nel convincimento di osservare lo spirito più profondo della fede che ho abbracciato». Una scelta di vita, insomma, ma costosa: «Non ho mai dato fastidio a nessuno e i miei concittadini, a parte le iniziali, inevitabili incomprensioni, non ne hanno mai dato a me e ai miei familiari. Il tutto fino al luglio scorso, quando si è innescato il perverso meccanismo che ritengo Le sia noto e che ha ridotto la mia quotidianità a un incubo senza speranza di risveglio».

Il 12 ottobre aveva ricevuto la sospirata risposta, per la gioia dei leader della comunità islamica locale. Una lettera, firmata da Gaetano Gifuni, il segretario di Carlo Azeglio Ciampi, assicurava alla signora che «in Italia c’è libertà di culto». Per dimostrarlo, il prefetto di Como, su sollecitazione del capo dello Stato, aveva fatto decadere l’ordinanza del sindaco di Drezzo.

In realtà, quell’ordinanza è stata modificata, riapprovata ed è attualmente in vigore, senza che la prefettura abbia trovato altri profili da censurare. Chi è scomparso, invece, è la protagonista della vicenda, ora 45enne, trasferita con il marito marocchino e i figli. Non ha dato più notizie di sé, ma ha dato l’esempio: atteggiarsi a vittima paga, anche in termini politici.

Visto il precedente, nel 2011 un altro gruppo di tifosi del burqa e del niqab, si era nuovamente rivolto al senatore a vita Ciampi, non più presidente della Repubblica, ma divenuto ormai l’interlocutore privilegiato dell’islam radicale in Italia, per fermare l’iter di approvazione di alcune proposte di legge che miravano a vietare senza più incertezze l’utilizzo del velo integrale. Nella campagna di sensibilizzazione si erano distinte Bushra Haik, la siriana nata a Bologna e considerata ora dalla procura di Milano una delle indottrinatrici dell’Isis così come da Inzago, nel Milanese, la jihadista Maria Giulia Sergio, sua sorella Marianna e sua madre Assunta, bloccate dalle forze dell’ordine prima di partire armi e bagagli per raggiungere il Califfato.

C’è più uno spicchio o più uno specchio dei musulmani italiani, in quella raccolta di firme che, usando il diritto alla libertà religiosa come un cavallo di Troia, fa pressioni sui poteri pubblici per creare un mini-Stato islamico nella Penisola? A ben vedere, quattro anni fa c’era un progetto precedente all’Isis, che promuoveva il dialogo con le istituzioni. Poi, con l’inizio della rivoluzione siriana e l’affermazione di Abu Bakr Al Baghdadi, una parte di quel mondo ha iniziato a guardare al Medio Oriente e al Nordafrica. Non hanno dimenticato la loro origine, comunque, se ancora nelle conversazioni di un mese fa, Maria Giulia Sergio definiva l’Italia come dar al kufr, cioè la terra della miscredenza, dove bisogna condurre «il jihad» e «uccidere gli infedeli».

di Andrea Morigi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • flikdue

    22 Luglio 2015 - 12:12

    Povera italietta, da Scalfaro in poi si sono succeduti presidenti .......autocensurato ...... !!!!!!!!!!!!

    Report

    Rispondi

  • filen

    filen

    18 Luglio 2015 - 10:10

    Povera italietta pallonara

    Report

    Rispondi

  • Happy1937

    17 Luglio 2015 - 23:11

    Ciampi, nefasto governatore di Banca d'Italia ( 80.000 miliardi di Lirette bruciati in una notte per una vana difesa della Lira), correo del cambio con l'Euro a 1936,27, pessimo Presidente della Repubblica, buonista alla Boldrini.

    Report

    Rispondi

  • fonty

    fonty

    17 Luglio 2015 - 19:07

    Chi, Ciampi, quello dalle tre pensioni d'oro che fanno 52.000 euro al mese netti ?

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog