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La provocazione del direttore

Maurizio Belpietro: "Tassiamo le balle di Matteo Renzi e risaneremo il debito"

Maurizio Belpietro

Qualche giorno fa, riprendendo un’indiscrezione, scrivevamo che forse Matteo Renzi ne avrebbe fatta una giusta. Secondo notizie di stampa il premier infatti si stava preparando a cancellare la tassa sulla prima casa. Bene, finalmente qualcuno capiva, dopo Silvio Berlusconi, che l’imposizione sugli immobili è depressiva e ha un effetto diretto sui consumi e sulla percezione economica da parte delle famiglie. Neanche il tempo di concludere l’articolo che una nota smentiva l’indiscrezione.

Il governo non aveva allo studio alcun provvedimento del genere. Da quella precisazione non sono passati mesi, ma giorni e per giunta pochi, e Matteo Renzi cambia verso. All’assemblea del Pd, a Milano, il presidente del Consiglio si è presentato raccontando un’altra storia e promettendo che dall’anno prossimo la tassa sulla prima casa sarà abolita. Non solo. Il capo del governo ha promesso di mettere mano anche all’Irpef, cioè all’imposta sulle persone fisiche, quella che si paga in base al reddito, ma dal 2018, mentre nel 2017 ci sarebbe lo spazio per rivedere Ires e Irap, ossia le tasse sulle imprese. Il premier nel suo discorso non ha dimenticato neppure i pensionati, assicurando che verrà anche il loro turno, senza dire né quando né come.

Bene, si può essere contrari a un programma del genere? Per un giornale che da sempre predica il taglio delle tasse, sulla prima casa e sui redditi, e che nel passato bacchettò perfino il centrodestra perché non si decideva a tagliare la pressione fiscale, ovvio che no. La riduzione delle imposte è alla base di una visione liberale, in economia e non solo, dunque non possiamo che essere felici se il «Pd non è più il partito delle tasse», come ha dichiarato ieri Matteo Renzi.

Il problema sta semmai nella credibilità del presidente del Consiglio, il quale non è nuovo a promesse riguardanti il fronte fiscale, ma molte di quelle parole sono rimaste tali, senza essere in alcun modo tradotte in pratica. Ricordate? Lo scorso anno, arrivato da poco a Palazzo Chigi, il rottamatore annunciò una serie di riforme, tra le quali anche quella fiscale. Del pacchetto faceva parte l’introduzione di una tassa unica sulla casa e la dichiarazione dei redditi precompilata. La prima si sa com’è finita: nel nulla, perché l’imposta che avrebbe dovuto riassorbire tutte le altre, evitando agli italiani i disagi di assecondare norme diverse, non ha mai visto la luce. La seconda invece è stata presentata con squillo di fanfara, ma chiunque si sia avvalso del servizio si è potuto rendere conto che si trattava di una presa in giro: un modello precompilato ma sprovvisto di alcune informazioni fondamentali come le detrazioni e dunque da sottoporre al vaglio del commercialista, con relativo costo. Quanto al resto, la riforma fiscale, la semplificazione annunciata, la riduzione vera delle tasse, non si sono viste. Tutto è rimasto lettera morta.

Questa sarà la volta buona? Noi non possiamo che augurarcelo e sperare che davvero dal 2016 sparisca la tassa sulla casa, nel 2017 si riducano quelle sulle imprese e nel 2018 si taglino quelle sui redditi delle persone fisiche. Però ci permettiamo di guardare alle promesse con un certo scetticismo. E non perché ci piaccia gufare (Renzi è convinto che chiunque alzi il sopracciglio tifi per il peggio, in realtà chi alza il sopracciglio non ama essere preso per i fondelli), ma solo in quanto non riusciamo a capire come il governo possa finanziare tutto ciò. Dove troverà i soldi per consentire un intervento sul fisco del valore di alcuni miliardi? Il presidente del Consiglio non lo ha detto. Fra tante parole spese ieri - ha parlato per un’ora e mezza - non ce n’è stata una che abbia chiarito a quali fondi egli abbia intenzione di attingere per compensare la riduzione delle tasse. Il premier ha escluso che il taglio alla pressione fiscale sia fatto a carico del debito, che poi è il sistema con cui lo scorso anno è stato finanziato il famoso bonus di 80 euro. Non essendo chiare le risorse cui attingere non vorremmo che alla fine il taglio, se taglio ci sarà, sia la solita partita di giro: lo Stato riduce le tasse attingendo alle risorse degli enti locali e questi le alzano per compensare la riduzione delle risorse. Che è quanto è successo in passato tutte le volte che a Palazzo Chigi hanno limato qualcosa.

Se Renzi vuole essere credibile, ha dunque il dovere di spiegare come farà a regalarci il paradiso in terra. Altrimenti niente potrà impedirci di pensare che un leader in difficoltà nei sondaggi spera di guadagnare qualche punto a poco prezzo, raccontando agli italiani un futuro con meno tasse che non c’è. Come sappiamo c’è una cosa che non costa niente e che non passa al vaglio degli occhiuti funzionari di Bruxelles che vigilano sui bilanci dei paesi Ue, e sono le chiacchiere. Anche Tsipras ne aveva spacciate molte ai suoi elettori e si sa come è finita.

di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • francotala

    21 Settembre 2015 - 18:06

    Grande cervello Del Pietro, peccato che e' in scarsa compagnia.

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  • imahfu

    16 Agosto 2015 - 12:12

    Anche il Cav., sulla lavagna di Vespa ci spiegò la sua promessa di paradiso in terra. E fu l'inferno. La pri.ma casa va tassata secondo il reddito e la qualità- della casa ad evitare che quielle sontuose siano detassate. Infine: gettiamo a mare Renzi e prendiamo a destra la Minetti...non c'è altro a destra.

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  • selenikos

    21 Luglio 2015 - 11:11

    cancellare la tassa sulla prima casa è profondamente ingiusto e aiuta ancora i ricchi........Se Renzi la cancellerà non avrà più il mio voto

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  • frankie stein

    21 Luglio 2015 - 08:08

    Quindi avremmo risanato il debito anche10 anni addietro se la malafede del Direttore non funzionasse a comando? Le balle di Silvio (tutte certificate) ci hanno sommerso, e lui sogghignava contento.

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