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Conti a rischio

Corte dei conti, le sette Regioni italiane in rosso per milioni di euro a causa delle partecipate

Corte dei conti, le sette Regioni italiane in rosso per milioni di euro a causa delle partecipate

In Italia gli sprechi sono all'ordine del giorno, ed è semplicemente logico che se si spende più di quello che si guadagna, prima o poi i conti in tasca bisogna farseli. Ed ecco il famigerato cruccio italiano, i conti in rosso delle Regioni. La Corte dei conti ha stilato la lista nera delle amministrazioni più scialacquatori fra le venti in cui è divisa l'Italia. Nelle prime posizioni ci sono Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e Sicilia: ecco le regioni con i maggiori buchi di bilancio.

Perché? - Qual è il motivo di questi dissesti finanziari nelle casse del centro e del sud Italia? In prevalenza la colpa è delle partecipate, ovvero di quelle aziende di cui la pubblica amministrazione detiene delle quote. In Italia ce ne sono talmente tante che è impossibile contarle tutte, come affermò sconsolato lo stesso Carlo Cottarelli, firmatario della controversa spending review. Il problema oltre che nel numero è nella sostanza di queste aziende. Molte svolgono attività con attinenza molto remota alla cosa pubblica: quasi il 65% si colloca infatti in attività che si definiscono strumentali, e non in ambiti come quello dei trasporti pubblici che più attinenza avrebbe con la gestione del territorio. Molte poi sono palesemente delle macchine per produrre stipendi; impossibile negare quando il numero degli amministratori supera quello dei dipendenti; il conto in rosso è garantito.

Numeri - Le cifre di questi conti in rosso sono da spavento. In Sicilia a fronte di poco più di 36milioni di utile, ci sono quasi 120milioni di perdite. In Campania le cifre sono un po' più modeste: a fronte di circa 26milioni di utili, la regione perde più di 57 milioni di euro. E ancora: la Calabria perde più di 14 milioni, il Molise più di 43, il Lazio più di 22 e l'Abruzzo quasi 40milioni di euro. Un'Italia che è un colabrodo. Padre Pio, in quanto a mani bucate, ci fa un baffo.

La legge - La legge di stabilità del 2015 ha disposto la soppressione immediata di queste macchine mangia soldi, procedendo a una consistente razionalizzazione. Le informazioni utili perché si proceda in questo senso sono state fornite al Governo da Lombardia, Umbria, Toscana, Marche, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Abruzzo e Veneto. Molto basse le percentuali nelle altre regioni. Al malaffare delle partecipate collaborano inoltre alcuni Comuni italiani: soltanto il 17,55% del totale non presenta il possesso di partecipazioni in società. Solo 1.414 Comuni su 8.057. E pensare che Renzi voleva stare sereno riducendo a mille il numero delle municipalizzate. La strada si preannuncia ancora lunga e in salita.

Giulia Virzì

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Commenti all'articolo

  • nocomment

    30 Luglio 2015 - 07:07

    Il sud è sempre stato il male dell'Italia, quel coglione di Bossi aveva iniziato bene ma poi arrivato a Roma ha fatto come tutti.

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  • orconero

    29 Luglio 2015 - 19:07

    Regioni del sud e in mano ai comunisti? Un caso? No, voto di scambio. Tanto gli idioti che pagano ci sono, indovina dove?

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  • Vittori0

    29 Luglio 2015 - 17:05

    ...questo è il risultato della scellerata istituzione delle "regioni"comprese quelle a statuto speciale!!Anche queste sono stipendifici inutili e costosi!!

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  • cosimo.pompadoro@fastwebnet.it

    cosimo.pompadoro

    29 Luglio 2015 - 16:04

    ero convinto che le regioni in rosso fossero al nord e invece mi sbagliavo. chi l'avrebbe mai detto che , ad esempio, la Sicilia fosse in rosso? e la Campania e la Calabria? perchè non ripristano il Regno delle Due Sicilie? starebbero sicuramente meglio (e noi meglio di loro).

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