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La relazione parlamentare

I comuni spreconi? Di sinistra
De Magistris re degli sperperi

Napoli da record: spende per burocrazia il 52% più del necessario. Seconda Roma, bocciata Firenze. Nella top ten delle peggiori, 7 a guida progressista

Luigi De Magistris

Luigi De Magistris

 

di Filippo Manfredini

Tutti da Palazzo a blaterare: e bisogna tagliare di qui e tagliare di là, ed eliminare gli sprechi, e ottimizzare le spese, e snellire le procedure. Ed ecco che per meglio indirizzar le forbici s’incaricano fior di tecnici  - termine invero un po’ usurato, ma tant’è - in modo che analizzino, calibrino e infine sentenzino. Salvo poi lasciar le buone intenzioni marcire come tali, con la realtà lasciata intonsa nella sua costosa assurdità - d’altronde mica siamo italiani per niente.

Teoria e realtà
Per dire: il Sole 24 Ore ha pubblicato i risultati della relazione elaborata nei mesi scorsi dalla Copaff, la Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale - progetto che per la verità pare ormai tramontato. E comunque, avvalendosi dell’aiuto di altri soggetti in questo senso competenti - la Sose, società del ministero dell’Economia e di Bankitalia, e l’Istituto per la finanza locale dell’Anci - ha scomposto e sviscerato le uscite di tutti i Comuni delle Regioni a statuto ordinario, così da poter fissare i parametri di spesa ottimale. In sostanza, l’obiettivo è quello di quantificare la «spesa giusta» per poter far fronte ai «fabbisogni standard» delle amministrazioni in questione, che poi coincidono con i cosiddetti «servizi generali» - e dunque i soldi per far funzionare gli uffici incaricati di gestire entrate e uscite del Comune, e i servizi quali anagrafe e servizi elettorali e anche i servizi tecnici e insomma, tutto o quasi l’apparato burocratico. Trattasi di 8,8 miliardi complessivi all’anno, vale a dire il 27 per cento delle uscite comunali proprio in ordine alle funzioni fondamentali.

Scialacqui vesuviani
Questo il discorso. E allora? E allora ecco la prima cosa che balza all’occhio, proprio scorrendo la tabella che riporta i risultati: Napoli - e non è che uno se la voglia pigliar sempre con gli amici partenopei, ma questi sono i numeri -  Napoli, secondo i paletti fissati dalla Commissione, dovrebbe spendere per questo «fabbisogno standard» 226,1 milioni di euro all’anno, e invece ne sborsa 344,6 milioni, che poi significa il 52,4 per cento in più. In questo senso è la medaglia d’oro degli sprechi comunal-burocratici. E dunque? Si taglia? Macché: nonostante questi sperperi vesuviani rappresentino addirittura il 37,8 per cento del totale degli sprechi registrati in tutti i capoluoghi,  d’altro canto le ultime disposizioni governative riservano alla città ora amministrata da Giggino De Magistris solo il 5 per cento dei tagli. Paradossale.

Torino e bari le migliori
Al secondo posto, in questa davvero poco invidiabile classifica dei municipi immotivatamente spendaccioni, si piazza la Roma di Alemanno: 890,4 milioni di spesa effettiva, a fronte di un fabbisogno standard quantificato in 827 milioni, dunque con uno sforamento del 7,7 per cento. E medaglia di bronzo ecco poi la Firenze che non t’aspetti, con Matteo Renzi che evidentemente, in quanto a uscite, ha di che sfoltire: 100,9 milioni di euro la spesa effettiva del Comune, 86,8 milioni quella considerata sufficiente, e quindi 16,2 milioni di surplus. E in effetti, scorrendo la top ten dei «Comuni burocraticamente spendaccioni», non è che il Partito Democratico possa ritenersi soddisfatto: vi compaiono infatti ben sette  città a guida di centrosinistra - oltre a Napoli e Firenze, anche Alessandria, Siena, Padova, Venezia e Perugia - a fronte di tre del centrodestra - oltre a Roma, anche Ascoli Piceno e Lecce. 

Peraltro, il Pd si può consolare con la graduatoria inversa, quella dei migliori: la Torino di Fassino spende ben 81,9 milioni in meno  di quanto quantificato dalla Commissione, con un risparmio del 36,9 per cento. E anche Bari e Milano e Genova sono messe bene. Quinto fra i Comuni di virtuosi è poi quello di Verona, guidato dal leghista Flavio Tosi. Esempi da seguire.

 

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Commenti all'articolo

  • 44carlomaria

    12 Febbraio 2013 - 19:07

    Sinceramente resto stupito quando sulla stampa leggo di indagini contro società e regioni o comuni con conti sani o in attivo. Lo stupore aumenta quando tutto si nasconde sotto il tappeto, per usare termini bersaniani, su chi spreca il denaro pubblico: società private in perdita, Politici spreconi, regioni o altre istituzioni con debiti stratosferici. Il tragico è che se la colpa c'è la sapranno i posteri (vedi Ustica) se non c'è l'azienda in ogni caso avrà perso il mercato, le istutizioni avranno sprecato e continueranno senza pene. Tedeschi, Francesi e USA ne godranno, noi paghiamo sempre in ogni caso. La giustizia è cieca!!!! Asvedommia

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  • alrom

    12 Febbraio 2013 - 18:06

    mi fa piacere per i napoletani. così imparano. hanno voluto la bici, che pedalino

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  • nero60

    12 Febbraio 2013 - 12:12

    concordo pienamente con satanasso.

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  • Satanasso

    12 Febbraio 2013 - 10:10

    Dai dati si evince che l'Italia non'è pronta alla democrazia...Solo un sano ritorno al Fascismo,ad un governo col pugno di ferro,alla cacciata di TUTTI gli stranieri,ai dazi,alle frontiere coi doberman di guardia ecc,si puo' risollevare il Paese...il resto sono solo chiacchiere !

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