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Epurazione

La vendetta di Brunetta: è troppo vicino a Denis, cacciato il verdiniano

Renato Brunetta

Formalmente non ha ancora neanche alzo un sopracciglio. Eppure Luca D' Alessandro è il deputato di Forza Italia che più sta pagando l'essere amico di Denis Verdini. Nell' ordine: gli è stato tolto l' ufficio al partito; non è stato rieletto segretario della Commissione Giustizia e - questa è di ieri - ha perso anche l' incarico di capogruppo di FI in commissione di Vigilanza Rai. La notizia non gli è stata neanche comunicata, l' ha appresa da un collega del Pd. Al suo posto, nella fondamentale riunione di martedì prossimo (quella che eleggerà il nuovo consiglio d' amministrazione della tv pubblica), siederà Augusto Minzolini. Così ha deciso Renato Brunetta, d' accordo con l' omologo del Senato Paolo Romani. La nascita del gruppo Alleanza liberalpopolare e Autonomie (Ala) non cambia gli equilibri di Palazzo Madama, minimizza il presidente dei deputati azzurri: «Verdiniani o no, la maggioranza non c' è più».

Brunetta si riferisce all' episodio di ieri, quando la minoranza dem ha mandato a gambe all' aria il governo sulla riforma della Rai. È vero che chi riteneva gli scissionisti azzurri una solida stampella dell' esecutivo oggi ha meno certezze. D' altronde, presentando il gruppo autonomo, Verdini, Barani e D' Anna avevano voluto precisare che l' addio a Forza Italia non significava, automaticamente, il transito nella coalizione che sostiene il governo. Sulle riforme costituzionali c' è dialogo. Su tutto il resto non è detto. «A essere maliziosi», commentava Barani, insensibile alle paturnie renziane, «ci verrebbe da dire che il voto sulla riforma Rai ha dimostrato la nostra importanza».

Ma la scissione di Verdini è diversa dalle precedenti. Quelle di Fini, di Alfano, di Fitto, avevano avuto tutte un portato di veleni e polemiche. Questa no. Se non lo stretto indispensabile. E ciò non fa che alimentare la leggenda di una separazione consensuale tra Berlusconi e il suo ex uomo macchina. Denis ha evitato ogni puntura polemica, se n' è andato senza sbattera la porta. Stesso discorso per Silvio. Che in queste ore, per la verità, è impegnato nelle trattative per la vendita del Milan, quindi ha tutt' altro per la testa. Però l' ex premier non ha voluto etichettare i dissidenti di oggi con il marchio di infamia di "traditori", riservato in passato a tutti quelli che lo avevano abbandonato. Contemporaneamente pare si sia raccomandato con i suoi di tenere basso il tono della polemica.

Lo stesso Giovanni Toti si è limitato a ricordare che queste operazioni politiche non hanno mai portato fortuna a nessuno: «Non mi sento di prevedere un radioso futuro» per Verdini e per i suoi. Anche dal gruppo di Forza Italia smorzano il caso del defenestramento di D' Alessandro. Non è un repulisti, altre voci critiche hanno mantenuto i rispettivi posti: si tratta di Ignazio Abrignani e Rocco Palese, rispettivamente vice presidenti delle Commissioni Attività Produttive e Bilancio. La prossima settimana anche alla Camera i verdiniani diranno addio a Fi. Partono in sette, ma in autunno contano di aumentare di numero.

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • oennecolor

    oennecolor

    31 Luglio 2015 - 09:09

    i verdiniani diranno addio a Fi. Partono in sette, ma in autunno contano di aumentare di numero._______________ reponse _ BLA BLA BLA _papele papele

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  • pestifero

    31 Luglio 2015 - 09:09

    Poi hanno coraggio di dire che il Movimento impone le scelte, guardate questo caso...è forse meglio o peggio di quelli del M5S? Da una parte c'è chi tradiva quanto promesso, dall'altra c'è solo un'ipotesi di amicizia...ma troveranno il modo di inventarsi una scusa...giustamente Minzolini è un perfetto sostituto...partito delle libertà????

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