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Bavaglio in Aula

Laura Boldrini diktat: vietato nominare Napolitano

Laura Boldrini diktat: vietato nominare Napolitano

Insulti? Parolacce? Allusioni anche pesanti? Generalmente tollerate, al massimo qualche buffetto da chi in quel momento guida i lavori di aula (e normalmente soprassiede, facendo finta di non sentire). Solo su una parola il presidente della Camera Laura Boldrini sembra non transigere affatto. È impronunciabile, nel bene e nel male. È tabù. Un epiteto che le auguste stanze del palazzo proprio non possono sentire vibrare nell' aria. A Montecitorio si può dire di tutto. Ma non «Napolitano». Non c' è bisogno di fare risuonare un roteante e completissimo «Giorgio Napolitano». Alla Boldrini basta il «Napolita...», e già fa chiudere il microfono, copre con la sua la voce del malcapitato, fa in modo che non risulti nemmeno a verbale. È un problema, perché talvolta sono restati afoni parlamentari che ingenuamente volevano parlare degli abitanti di Napoli. Niente da fare. Troncati e sopiti pure loro. La chiamassero «Parténope», così non rischiano l' inciampo. Su che si basa il divieto di «Napolit...»? È solo da questa legislatura che ha preso un posto centrale non nel regolamento (al ridicolo c' è sempre un limite), ma nella prassi della conduzione dei lavori di aula. La Boldrini si è imposta fin dai primi giorni in cui si è seduta per grazia di Pier Luigi Bersani su quella poltronissima. Fu lui a porre quella condizione? Chissà. Fatto sta che la presidentessa ha vietato dal primo giorno quella pronuncia, poi spiegando che il presidente della Repubblica è «giuridicamente e politicamente irresponsabile», e quindi mai può essere trascinato e nemmeno citato nella mischia politica quotidiana. Che il Capo dello Stato non abbia responsabilità è scritto nella Costituzione, e non ce l' ha né giuridicamente né istituzionalmente, tanto è che qualsiasi atto da lui firmato deve avere la controfirma di un membro del governo che sarebbe il solo chiamato a risponderne.


Ma nella Costituzione esiste anche l' articolo 21 sulla libertà di espressione e quindi anche di critica al Capo dello Stato. E secondo quasi tutti i costituzionalisti è lecito criticare «politicamente» il presidente della Repubblica anche per il modo in cui interpreta quel mandato. Basta non offenderne l' onore e il prestigio. Chi fin qui ha letto dirà: è un articolo vecchio. Napolitano non è più presidente della Repubblica, la Boldrini oggi vieterà di pronunciare il nome di «Mattarella», e l' incidente potrà accadere semmai se si cita un arnese da cucina, antico simbolo della massaia furiosa (il mattarello). Sarà impedito forse di citare vecchie leggi elettorali (il Mattarellum), ma tanto ora c' è l' Italicum e la privazione non è così grande. Nossignori: il nuovo presidente della Repubblica è così sotto traccia che nessuno lo cita in aula, e la Boldrini mai ha dovuto vietarne riferimenti che non ci sono. Il nome di Napolitano è invece ancora oggi vietato, vietatissimo. Se ne è accorto il grillino Alessandro Di Battista quando una settimana fa ha letto in aula il suo intervento sulle dimissioni da deputato di Enrico Letta.


«Qualcuno ha fatto o no pressioni sull' ex presidente Napolitano perchè staccasse la spina al governo Letta?», si è chiesto leggendo rapidamente il portavoce a 5 stelle. Domanda legittima, visto come andò quel passaggio delle consegne a Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Di più: materia di indagine per gli storici. Ma vietata alla Camera. «Lei non può», ha interrotto imperiosa e stizzita la Boldrini, «lei non può sindacare su questo!».  E Di Battista, colto di sorpresa: «Non è più presidente! Neanche dell' ex presidente si può parlare?». Risposta della Boldrini, che si sente presidente della Corte Costituzionale in pectore: «Neanche l' ex presidente!
Non si fa... non si va a sindacare l' operato dell' allora presidente della Repubblica!». E il poverello, quasi con timidezza: «Va bene, va bene. E Giulio Napolitano? È il figlio. Posso citarlo, il figlio?». Boldrini scuotendo la testa: «La prego, deputato Di Battista! Si attenga...». Così è proseguito il discorso in modo quasi comico. Diba ha citato nel discorso «il figlio», senza dire che fosse di Napolitano. E poi ha letto alcune intercettazioni telefoniche registrate alla vigilia della presa di palazzo da parte di Renzi. Eccole: «Il figlio oggi è potente. E sembra che l' ex capo delle polizia, Gianni De Gennaro e Letta (Gianni) ce l' hanno per le palle». La Boldrini? Zitta. «Per le palle» va bene. Diba conclude: «Adinolfi in un altra intercettazione dà al presidente del Consiglio dello stronzo». Boldrini zitta. «Stronzo» si può dire. Almeno di una cosa lei è certa: non è sinonimo di Napolitano...

Fosca Bincher



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Commenti all'articolo

  • totano54

    10 Agosto 2015 - 21:09

    Ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci questa maledizione?

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  • farfallabianca

    03 Agosto 2015 - 07:07

    Basta preferivo Fini anche se non mi era simpatico ma più corretto ed educato.

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  • misternosisi

    03 Agosto 2015 - 05:05

    quando le proibiranno di abrire la boccaccia per dire fesserie,la camera funzionera un po´meglio,

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  • robertoserafiniboutique

    02 Agosto 2015 - 23:11

    Questa signora ci farebbe un grande favore se desse le dimissioni e tornasse a casa i ricami col tombolo . Luisa

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