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Mezzo milione di emendamenti in Senato

Senato, Matteo Renzi non ha i numeri

Senato, Matteo Renzi non ha i numeri

Riforma costituzionale sommersa da oltre mezzo milione di emendamenti. È il numero monstre di proposte di  modifica al ddl sul Bicameralismo e il Titolo V della Costituzione, depositate in commissione Affari costituzionali al Senato. Complessivamente il numero degli emendamenti presentati è di 513.449. Del resto un’avvisaglia del fatto che il ddl sul Bicameralismo e il Titolo V avrebbe dovuto scavalcare il muro degli emendamenti, si era avuta l’altro ieri, quando il vice presidente del Senato e stratega leghista dell’ostruzionismo, Roberto Calderoli, aveva annunciato la presentazione di 510.000 proposte di modifica in commissione a palazzo Madama

Senato elettivo - La larga intesa questa volta è tra la minoranza Pd e i gruppi di opposizione. Obiettivo: un Senato eletto dai cittadini. I numeri parlano chiaro. Il pallottoliere raggiunge quota 167 senatori, quindi pare proprio che il governo  non avrà la maggioranza in aula.  Oltre ai 28 ribelli dem, del fronte del no al disegno di legge di riforma costituzionale fanno parte i 12 parlamentari delle Autonomie, i 7 di Sel, i 36 del Movimento 5 Stelle, i 45 senatori di Forza Italia, i 12 senatori della Lega Nord, il voto di  Vincenzo D’Anna (gruppo Ala di Verdini), i 7 di Gal guidati da Mario Mauro, i 10 senatori fittiani di Conservatori riformisti, i 7 ex 5 Stelle e i due Idv.  Sono stati tutti loro a presentare proposte di modifica che stravolgono, nei fatti, la riforma del Senato. Con buona pace dello stato maggiore del Pd che non intende ricominciare tutto da zero. Così il disegno di legge Boschi va in vacanza (la discussione in commissionare Affari costituzionali al Senato ormai riprenderà a settembre) con il peso di oltre mezzo milione di emendamenti, esattamente 513.449. Emendamenti che, non solo chiedono che il Senato sia elettivo ma, propongono anche di  equiparare i poteri di Palazzo Madama a quelli di Montecitorio.

Bomba emendamenti - Lo strano asse che attraversa tutte le opposizioni e che arriva fino ai “ribelli Pd” fa irritare, e non poco, il fronte renziano, che non si aspettava una convergenza così larga. “Vi sarebbero le condizioni per un’intesa ampia per il Senato elettivo”,  annuncia a metà pomeriggio Vannino Chiti, alla luce degli emendamenti depositati. Quella degli emendamenti è una vera e propria carica contro il Governo. È come se, sulla strada delle riforme, fosse stata posta una bomba ad orologeria. E il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, prova a disinnescarla così: “Siamo sempre disponibili a  confrontarci e a portare miglioramenti al testo ma diciamo che sono possibili cambiamenti purché non riportino al punto zero il cammino della riforma”.

Ritorno al Nazareno - Su un ritorno al dialogo con Forza Italia, la vicesegretaria del Pd, Debora Serracchiani, fa sapere dalle pagine di Repubblica che “sulle riforme dobbiamo parlare con tutti, proprio con tutti. Forza Italia ha votato le riforme in passato e non vedo perché non possa farlo adesso”. Più o meno la stessa linea del governatore. Giovanni Toti che pur eslcudendo un Patto del Nazareno 2.0 non esclude che il suo partito possa sedersi al tavolo delle riforme con la maggioranza.

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Commenti all'articolo

  • barbapap

    11 Agosto 2015 - 02:02

    Con la sig.na SERRACCHIANI,petulante e falsa non ci berrei neanche un caffè....ma non lo vedete che è un,oca giuliva, indottrinata , parla come un libro stampato...lasciamo perdere e passiamo oltre

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  • Ben Frank

    Ben Frank

    08 Agosto 2015 - 19:07

    Siamo e restiamo il paese dell'inciucio... altro che opposizione decisa! E mo' chi glielo dice a Brunetta, che ha solo parlato a vanvera, mentre sulla sua testa si svolgeva il mercato delle vacche?

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  • giustiziero

    08 Agosto 2015 - 18:06

    Toti se lo fai F.I. scende al 8%

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  • seve

    08 Agosto 2015 - 11:11

    L'oligarchia allargata inetta e litigiosa --nonché ladrona sta perdendo ancora tempo. Vedrete che non si risolverà niente. Non c'è niente da fare senza una energica inversione di tendenza il destino dell'Italia è segnato.

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