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Senato in bilico

Silvio Berlusconi a Matteo Salvini: "Sulle riforme stop aiuti a Renzi"

Silvio Berlusconi a Matteo Salvini:

Suppergiù ha dato la stessa risposta che molti riservano ai Testimoni di Geova quando suonano al campanello alle nove della domenica mattina: «No, grazie, non mi serve niente». Chi ha chiesto a Silvio Berlusconi quale sia il suo orientamento sulle riforme istituzionali, come abbia deciso di rispondere ai ripetuti inviti del Pd a votarle, ne ha ricevuto una risposta più secca di quanto si aspettasse: «Sono un pastrocchio, risultato di una prova di forza, non ci interessano». Il Cavaliere tornerà oggi a Roma dopo alcune settimane trascorse tra Villa Certosa in Sardegna, Saint Tropez coi nipoti più grandi, poi Arcore. È da lì, nella solitudine del suo quartier generale, che è tornato in contatto con Matteo Salvini. È stato il segretario del Carroccio a cercare il leader di Fi dopo che, per conto di quest' ultimo, Giovanni Toti aveva preso le distanze dalla sua idea di «fermare il Paese per tre giorni». Il colloquio - per niente teso - si è concluso con l' impegno reciproco a vedersi nelle prossime settimane per decidere «una linea comune».
L' ex premier è sì deciso a smarcare gli azzurri dalla «deriva populista» del Carroccio, ma tiene di gran conto la necessità di «ricostruire il centrodestra sui contenuti, seppur differenziando l' offerta». In parole povere, il leader di Fi non è affatto dispiaciuto che l' eurodeputato vada a caccia dei voti degli scontenti più agguerriti, se poi accetterà - come sta facendo negli ultimi mesi - di fare «gioco di squadra». Anche per questa ragione il Cavaliere ha già deciso che non farà nuovi accordi col Pd, tutt' al più consentirà «libertà di coscienza» ai suoi senatori: «Gli appelli a noi erano in realtà fatti per minacciare la sinistra Pd; al premier bastano e avanzano i voti di Denis Verdini e gli altri che sta cercando di recuperare...». Il pallottoliere di Palazzo Madama sembra dargli ragione; la maggioranza è sul filo del rasoio, tra i 172 e i 182 senatori, ma, alla fine, ci sarà. Certo è che l' ex premier non sta forzando la mano; i verdiniani che hanno annunciato la loro fuoriuscita da Fi trascorrono serenamente le loro vacanze e firmano comunicati stampa come «deputati di Forza Italia» e ancora non sanno se daranno vita ad un nuovo gruppo.


Il leader di Fi non farà le barricate contro le riforme, nè si illude che il segretario del Pd possa fare qualcosa di buono per il Paese: «Si è infilato in un cul de sac. La riforma della giustizia? Non la fa per me, io non ho bisogno di niente. In ogni caso non ha la forza per fare nè quella nè per dare una scossa all' economia». È proprio sull' economia che, a suo dire, l' esecutivo ha dato le prove peggiori: «Ha scelto le riforme come bandiera e non si è accorto che il Paese va a rotoli e ha sottovalutato la questione immigrazione...». Patto del Nazareno? «Mai più», ha confermato anche a Nunzia De Girolamo, esponente Ncd data in riavvicinamento, che ha cenato con lui a Villa Certosa a Ferragosto.

L' ex capogruppo nega di essere prossima al ritorno in Fi, ma conferma di voler «contribuire alla ricostruzione di un centrodestra unito». In Costa Smeralda, secondo Dagospia, c' era pure l' ex presidente del Senato Renato Schifani, capogruppo Ncd. Come condizione per «ricostruire», la Lega ha posto come condizione che «non si torni più a trattare col Pd», esattamente come fa Fdi per voce di Giorgia Meloni. D' accordo con quest' ultima anche Francesco Storace, leader de La Destra. «Non farò nulla che possa creare divisioni, non cadrò nel tranello», garantisce il Cavaliere a chi lo ha sentito. Al contrario, l' ex premier è al lavoro per individuare e condividere i candidati migliori per le Amministrative della primavera, una possibile «spallata». Se a Milano Salvini non correrà in prima persona, resta in pole Paolo Del Debbio, mentre di Bologna si sta occupando Deborah Bergamini. C' è un dossier aperto anche su Roma. «Potremmo fare le primarie di coalizione», apre Renato Brunetta in una intervista. Per non «dividere» l' ex premier ha limitato le esternazioni e anche oggi, quando parteciperà ai funerali del forzista Donato Bruno, terrà un profilo basso. «Non servono scioperi, ma proposte concrete dell' intero centrodestra attorno alle quali costruire un' alternativa a Renzi», chiarisce Licia Ronzulli. 
Nessuno tra i leader del centrodestra sembra convinto che il premier voglia rimettere mano all' Italicum e, in questo senso, anche Maria Elena Boschi avrebbe avvisato il capogruppo azzurro al Senato, Paolo Romani, che da settimane svolge il ruolo di «ambasciatore». A quel punto, tanto vale restare uniti, all' opposizione.
Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • leolucalabozzet

    21 Agosto 2015 - 18:06

    «Non servono scioperi, ma proposte concrete dell' intero centrodestra attorno alle quali costruire un' alternativa a Renzi»...Siamo ancora a questo punto? Campa cavallo....Salvini vai per la tua strada!,

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  • pinodipino

    21 Agosto 2015 - 16:04

    Berlusconi telefona a Salvini : " Ma va' a' lavura' " .... testina !!!!!!!!

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  • imahfu

    21 Agosto 2015 - 16:04

    Silvio pensa al futuro suo governo... può marciare con tre bastoni (uno centrale per le olgettine..) A 92 anni , dopo il governo andrà a salutare nonna Merkel,

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  • imahfu

    21 Agosto 2015 - 16:04

    Dov'è la Destra? Andate dritto, scavalcate la Melina, attenti alla Biondina un po' brunetta, prendete la via grillina, a destra, poi a destra, poi Le Pen, infine la fine...

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