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Accise benzina, il governo girerà una quota all'Anas: rischio balzello permanente

Accise benzina, il governo girerà una quota all'Anas: rischio balzello permanente

Scusate se per l’ennesima volta scriviamo di accise sulla benzina. Se vi sottoponiamo la medesima questione che tocca il portafoglio degli automobilisti. Non dipende da noi però se a ogni piè sospinto, se ogni volta che in Italia si affronta il discorso investimenti, alias soldi pubblici da spendere, si va sempre a finire lì dove è più semplice colpire. La benzina per lo Stato resta un bancomat cui attingere facile facile.

Guai a immaginare un taglio di spesa corrente per recuperare risorse da destinare alla ristrutturazione delle controllate. La pubblica amministrazione vale voti alle elezioni, mentre gli automobilisti sono anonimi e i loro voti sono trasversali per eccellenza.
Così, stavolta è stato il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, a toccare la palla delle accise. In un’intervista rilasciata al quotidiano della Confindustria si dice di fatto d’accordo con l’idea del neo ad di Anas Gianni Armani di usare una quota di accise per finanziare le opere di manutenzione e di sviluppo della rete stradale italiana. A stretto giro di posta, il sottosegretario allo sviluppo economico, Simona Vicari, si è affrettata a dichiarare che non ci sarà nessun aumento delle tasse sulla benzina. Infatti, la quota da destinare all’Anas non andrebbe ad aggiungersi all’attuale 64% di tasse che grava sulla benzina.

Dopo la nomina di Armani ai vertici dell’Anas è trapelato sui media il nuovo piano industriale 2015-2019. L’obiettivo sarebbe quello di usare la liquidità delle accise per rimodernare la società con una carrellata di investimenti che richiederanno oltre 20 miliardi di euro. Al momento ne sono disponibili circa 4,7. Il governo ha così fatto sapere di non voler creare una spirale inflattiva e quindi rinuncerebbe alla quota di accise per riprendersi, in un primo tempo, l’importo equivalente dai fondi che l’Anas riceve per le opere pubbliche. In un secondo tempo e se la società dovesse diventare estremamente profittevole, si riprenderebbe la somma trasferita dai guadagni. E qui potrebbe cascare l’asino. L’ottimismo e la fede non vanno d’accordo coi bilanci nè con le previsioni. I numeri non si fanno influenzare dalla politica. Per cui quello che è certo è che una cifra potenzialmente vicina ai 15 miliardi sarà destinata alle strade e alla manutenzione, mentre non c’è nessuna certezza su come il conseguente buco sarà coperto. In un momento in cui Renzi e l’esecutivo vedono crescere di mese in mese le falle da tappare. Sul carburante pende già una enorme spada di Damocle innescata in base alle clausole di salvaguardia previste nella Finaziaria del 2013.

Nel 2014 è stato sottoscritto un aumento pari a 220 milioni di euro che dovrebbe decorrere dall’inizio del 2017. Altri 650 milioni previsti dal Dl spending review sono in stand-by (il governo ha promesso altre coperture) e infine nel 2019 ci sono altri 450 milioni di aumenti legati al Dl competitività firmato a giugno 2014. Senza dimenticare che il miliardo di gettito venuto meno per via della bocciatura del reverse charge da parte della Ue necessita di ulteriori coperture. Un panorama inquietante che non necessitava certo di altra carne al fuoco. In poche parole, accise e Iva già pesano per il 64% sul prezzo finale della benzina (62% per quello del diesel). Le prime gravano sul prezzo finale della verde per 0,728 euro (0,617 per il gasolio), più dell’intero prezzo industriale.
L’Iva, al 22% e che si calcola sia sul prezzo del carburante netto sia sulle accise, tra 0,256 e 0,293 euro. In Italia, infine, nulla è più definitivo del provvisorio. Infatti, una parte delle tasse sui carburanti ancora oggi è destinata all’ormai conclusa guerra di Abissinia del 1935, alla crisi di Suez del 1956 e per il terremoto dell’Irpinia del 1980.

Le accise sono andate a coprire anche i costi dei decreti Salva Italia e Fare (del 2013), l’emergenza immigrati e alluvione in Lunigiana del 2011, due rifinanziamenti del Fus e il terremoto in Emilia Romagna nel 2012. Stavolta però il governo promette che il prelievo delle accise da parte dell’Anas in un certo senso sarà provvisorio. Vedremo che cosa diranno i nostri nipoti.

di Claudio Antonelli

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Commenti all'articolo

  • eziocanti

    05 Ottobre 2015 - 11:11

    Solito ladrocinio alla faccia del popolo bue.... condivido appieno commenti di "frarossi" e "filen", ma non c'é verso, contro l'ideologia dei veri e puri DEM-enti che si ostinano - nonostante tutto - a sostenere il PD-ota, non c'é intelligenza che tenga. Saluti ai trinariciuti !

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  • Chry

    25 Agosto 2015 - 04:04

    e quando Berlusconi massacrava i consumatori aumentando per la quinta volta le accise dove eravate??? avete fatto un articolo sulla smentita, poveracci

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  • Chry

    25 Agosto 2015 - 03:03

    Perché in vent'anni di Verlusconi quelle accise non sono state tolte, né da forza Italia e ne dalla lega?

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    • frarossi84

      25 Agosto 2015 - 12:12

      I 20 anni di Berlusconi sono in realtà solo 10,mi dici perchè la sx in 60 anni li ha solo aumentati? Buffone nanetto

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  • filen

    filen

    22 Agosto 2015 - 17:05

    Ma questi al potere non erano quelli che sbandieravano al popolo bue che avrebbero diminuito le tasse

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    • frarossi84

      25 Agosto 2015 - 12:12

      Certo sono loro ma al popolo bue piace dar da mangiare al PD e vivere invece loro da cani in attesa che gli passino un piccollo ossicino.Se uno è idiota non può di colpo diventare intelligente

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