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Alla faccia dei conflitti di interessi

Matteo Renzi, i suoi amici pagati due volte

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Matteo Renzi, i suoi amici pagati due volte

La linea dura è durata ben poco. Prima il taglio degli stipendi e l' introduzione del famoso tetto massimo di 240 mila euro lordi (che ha parecchie varianti), poi la sferza sui pubblici dipendenti, da mettere sotto per il «gran lavoro» che il nuovo governo aveva in mente di fare. Ma la durezza di Matteo Renzi si è già sciolta come neve al sole. Il premier evidentemente ha il cuore grande come un melone, e quando i travet bussano alla sua porta elencando i sacrifici cui li ha costretti, Matteo si scioglie come neve al sole. «Visto che da queste parti non tiriamo più alla fine del mese, potrei fare un lavoretto fuori? Un dopo-lavoro, che non mi toglierà tempo prezioso...». E il premier firma. Così a palazzo Chigi c' è un lungo elenco di dopolavoristi, che di fatto si trasformano in doppio-lavoristi. Nella tabella pubblicata da Libero ci sono solo i dirigenti più importanti di palazzo Chigi che hanno chiesto uno strappo alla regola, ognuno presentando motivi più che seri, ma l' elenco completo è assai più lungo, e riguarda anche funzionari e dirigenti di secondo piano. D' altra parte l' eccezione alla regola che imporrebbe ai dirigenti pubblici di non effettuare altri lavori, né di ottenere consulenze extra, vede in prima fila uno dei più alti dirigenti di palazzo Chigi che di Renzi è quasi l' ombra. È autorizzata a fare un doppio lavoro perfino il capo del legislativo della presidenza del Consiglio dei ministri, Antonella Manzione. L' ha portata lì il premier dopo poche settimane che si era insediato al posto di Enrico Letta. La Manzione è un avvocato, sorella di un politico renziano (sottosegretario di questo governo), che a Firenze era il principale collaboratore del sindaco che avrebbe conquistato prima il Pd e poi la guida del governo nazionale: comandava i vigili urbani del capoluogo toscano. Arrivata a palazzo Chigi la Manzione è diventata la guida del «giglio magico», il gruppo dei collaboratori fiorentini di Renzi che è ora al vertice del potere in Italia. Dopo un po' però la poverella deve avere sofferto di nostalgia.


Firenze deve essere come il Brasile per chi è vissuto tanto da quelle parti: staccandosene si soffre di «saudade». Fra le lacrime la Manzione deve avere bussato alla porta del premier: «Posso tornare a casa? Solo un pochino, suvvia, a dare una mano all' amico Dario Nardella...». Il presidente del Consiglio ha capito al volo e ha firmato: per tre anni dal primo gennaio scorso la Manzione è autorizzata a fare parte del nucleo di valutazione sugli investimenti del Comune di Firenze.
Tornerà a casa, e non lo farà nemmeno gratis: 13.500 euro l' anno di compenso extra. Dopo avere ceduto con la fedelissima che soffriva la lontananza da casa, si poteva sbattere la porta davanti agli altri questuanti? Certo che no. Così Renzi si è quasi slogato il polso a firmare eccezioni alla regola.
Che riguardano la lavoretti extra dei grand commis di palazzo sia nel settore pubblico che in quello privato. Nel primo caso è difficile capire come sia concesso loro essere retribuiti, visto che uno stipendio pubblico di un certo peso hanno già.
Nel secondo caso - lavoretti privati - il rischio del conflitto di interesse è davvero dietro l' angolo. In testa alla classifica ci sono due dirigenti di palazzo Chigi che rappresentano l' uno e l' altro fronte. Francesco Guiducci cui è stata autorizzata una consulenza con l' Autorità portuale di Salerno del valore di 39 mila euro, è il campione del secondo lavoro pubblico.


Ma fanno specie anche altri dirigenti autorizzati, come Monica Parrella che prenderà anche una consulenza (per fare il componente Oiv) dal ministero dell' Economia e delle Finanze, cioè da una struttura dello stesso governo che le paga lo stipendio. Stessa situazione per Laura Cavallo, che a palazzo Chigi è capo della segreteria tecnica del sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenti: prenderà 11 mila euro extra pagati dal ministero dello Sviluppo Economico per diventare «membro esperto del comitato di sorveglianza della Pansac International srl e della Nuova Pansac spa in amministrazione straordinaria».
Sul fronte opposto Filippo Bonaccorsi, che per altro è dirigente della struttura di missione sulla edilizia scolastica (che dovrebbe stare assai a cuore a Renzi), ha avuto il permesso di collaborare per 30 mila euro con Arriva Italia srl. Con una società privata filiale italiana di uno dei più grandi gruppi europei nei trasporti su gomma, che controlla oggi le autolinee (pullman) di Brescia, Bergamo e Lecco, oltre che la Saf di Udine e la Sadem di Torino.


L' elenco degli autorizzati al secondo lavoro è assai lungo, e nonostante l' operazione trasparenza avviata da palazzo Chigi in molti punti assai oscuro. Non tutti i provvedimenti di autorizzazione riportano i compensi ricevuti: ci sono incarichi in università, consulenze tecniche da tribunali, collaborazioni con altri enti pubblici con importo del secondo stipendio da indicare. C' è perfino una autorizzazione annuale - per Tiziana Tolli - ad accettare la proposta economica fatta dal «coordinatore nazionale dell' area cantiere democratico del Partito democratico», ma non ci sono altri elementi di dettaglio. L' unica cosa certa è che Renzi non ha potuto rifiutarle il nulla-osta. Dopo aver sbandierato tagli agli stipendi, il premier si è messo a concedere ai dirigenti di Palazzo Chigi raffiche di deroghe per dar loro un secondo lavoro. Prima beneficiaria la fedelissima Antonella Manzione. Alla faccia dei conflitti di interessiGli amici di Renzi pagati due volte.
FRANCO BECHIS

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Commenti all'articolo

  • gianni modena

    04 Settembre 2015 - 08:08

    ma quandfo ce lo leviamo di torno questo quim???

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  • gescon

    04 Settembre 2015 - 07:07

    Penoso.

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  • filen

    filen

    04 Settembre 2015 - 06:06

    I nomi pinocchio bugiardino e Matteo menzogna gli calzano a pennello

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