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Paolo Del Debbio: "Mi ero rotto i cogl..., quel mio vecchio litigio con Silvio Berlusconi"

Paolo Del Debbio

Una lunga intervista al (non) candidato a sindaco di Milano, Paolo Del Debbio. Una lunga e appassionante intervista su Il Foglio, firmata da Salvatore Merlo, che ripercorre la carriera del conduttore Mediaset che ora, in molti, vorrebbero veder correre nel capoluogo meneghino. Lui, da par suo, continua a respingere l'invito: "Non sono interessato", spiega. Ma i punti più interessanti del lungo colloquio sono altri, sono quelli in cui Del Debbio snocciola particolari più o meno inediti della sua parabola, a partire dal 1993, quando "un pomeriggio ad Arcore Berlusconi mi disse: siccome vincerò le elezioni mi servirebbe anche un programma di governo. Ora ti ci metti e me lo scrivi". La politica, insomma, è stata nella carriera di Del Debbio sin dal principio.

Il ruolo di Fidel - Il conduttore racconta poi come arrivò a ricevere quell'incarico. "In azienda - spiega - esisteva una struttura che aveva creato Confalonieri, una specie di centro studi (...). Era un gruppo di riflessione, fu creato nel 1990, niente a che fare con la politica. Così, quando Berlusconi chiese a Confalonieri: Tu chi hai da darmi?, Confalonieri mi prestò al Cavaliere". Fidel spedì Del Debbio, spiega il diretto interessato, perché "lui era in disaccordo (sulla discesa in campo, ndr) e mandò me. Bell'affare. Non avevo voglia. Poi invece fu esaltante. Cominciammo a lavorare a ottobre del 1993. A febbraio avevamo scritto il programma". Paolo avrebbe anche potuto essere ministro, lo rivelò qualche tempo fa Marcello Dell'Utri. E lo conferma: "Berlusconi mi propose il ministero della Famiglia, io rifiutai e lo diede ad Antonio Guidi".

Il litigio con Silvio - Ma con il Cav, il rapporto non è sempre stato rosa e fiori. Del Debbio passa lungo tempo in un ufficio studi di Forza Italia. Ma nel 1996 qualcosa va storto: "Litigai con il Cavaliere - ricorda Del Debbio -. Mi ero rotto i coglioni. Volevo creare una fondazione, un think tank liberale, ma non ci credeva nessuno in Forza Italia. Mi diede una mano soltanto Gianfranco Fini, mi presentò qualche imprenditore per avere i denari necessari e così feci un'associazione che si chiamava LxL, Leggi per la libertà". E insomma, Del Debbio se ne andò da Forza Italia, e "per un paio d'anni facevo il consulente della comunicazione". Dunque il "ritorno in casa", e l'inizio della carriera televisiva.

Futuro azzurro - Del Debbio, nell'intervista, fa anche il punto sul presente del partito. Su Berlusconi spiega: "È come la candela della fiaba di Leonardo da Vinci. Attrae e riscalda, t'illumina ma se ti avvicini troppo ti brucia. Io gli sono debitore e gli sono grato. Ma la mia candidatura - sottolinea - non è idea sua". Sul prossimo leader del partito, il conduttore chiosa: "Deve lanciare qualcuno, avere il coraggio di investire su qualcuno". Infine una battuta sull'addio dei vecchi fedelissimi, sostenuti dal nuovo cosiddetto cerchio magico: "Attenzione, perché la candela si sposta continuamente e brucia - avverte -. Sono molti quelli che usciti alla mattina per fottere sono tornati alla sera che erano fottuti".

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Commenti all'articolo

  • msassoli

    09 Ottobre 2015 - 07:07

    Vedo O commenti, non è un granchè per un futuribile sindaco di Milano, a meno che Del Debbio non pensi a Palazzo Marino nel senso di sindaco di...Roma!

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  • fajezz

    16 Settembre 2015 - 08:08

    patetico, servo, ecc...

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  • lupoWolf

    12 Settembre 2015 - 12:12

    Senza Berlusconi tutti questi personaggi non sarebbero esistiti.

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  • imahfu

    12 Settembre 2015 - 12:12

    Ricordo Del Debbio e le risa che suscitava in chi non aveva partito e idee politiche ma guardava.. Del Debbio, per la strada, col microfono; intervistava i passanti (sai che sondaggio...!!) Di 10 interviste, si mandava in onda quella che l'intervistatore era comandato di far apparire. Chi è il migliore? ' Berlusconi'-replica l'intervistato. E lui: 'avete visto, l'Italia vuole B. '' Penoso

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