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Ministro dell'istruzione

Il ritratto di Stefania Giannini: la ricorderemo per il topless

Il ritratto di Stefania Giannini: la ricorderemo per il topless

«Ridi, che mamma ha fatto i gnocchi», si dice a Roma di chi inalbera un sorriso immotivato. Perfetto per Stefania Giannini che, stando alle foto, è sempre ilare e lieta. Che lo sia ciascun lo vede, perché lo sia nessun lo sa. Il ministro dell' Istruzione, infatti, non attraversa un buon periodo. Stefania è praticamente commissariata. Quest' anno, la sola cosa che abbia fatta per decisione propria è rinnegare se stessa aderendo al Pd. E neanche è vero che sia stato un gesto spontaneo. In realtà, ha dovuto compiacere Matteo Renzi per salvare la poltrona. 

Le cose sono andate così. Da quando è diventata ministro nel febbraio dell' anno scorso, Giannini ha profuso energie nella riforma della scuola secondaria. Nome pomposo per una cosa tutt' altro che epocale. All' osso, questa famosa riforma si riduce all' infornata dei centomila precari alla quale assistiamo in questi giorni. Comunque sia, messo a punto il progetto, Stefania nell' agosto 2014 andò al Meeting Cl di Rimini e lo illustrò in anteprima. I convegnisti applaudirono e i giornali le dettero spazio. Ebbe un attimo di gloria che però la precipitò nella disgrazia. A Renzi infatti saltò la mosca al naso perché, dando lei il pubblico annuncio, aveva tolto a lui il piacere di farlo. Matteo - che di annuncite è malato - lo prese per un affronto personale e covò vendetta.

La prima conseguenza fu che, nonostante fosse prevista, l' approvazione del provvedimento da parte del Consiglio dei ministri fu rinviata. Poi, al rientro dalle ferie, Renzi convocò a Palazzo Chigi tutti quelli che in Parlamento e nel governo si erano occupati della legge scolastica per rimaneggiarla qui e là. Unica assente, perché non invitata, il ministro Giannini. Stefania sopportò lo sgarbo senza una piega. Giuliva come la Vispa Teresa tra l' erbetta e l' aria beatosorridente che le è congeniale, aspettò una spiegazione. Molti la davano per spacciata. Renzi invece disse: «Non è vero che sono arrabbiato con Giannini. Quella era una riunione di partito sulla scuola. E Giannini non è neppure iscritta al Pd».

Stefania captò al volo l' ammonimento e decise allora di aderire al più presto al Pd, aspettando l' occasione giusta. Nel novembre 2014, per marcarla intanto da vicino, Renzi le impose come sottosegretario, Davide Faraone, un suo fedelissimo. Costui, trentanovenne deputato siciliano, è considerato un notevole tampinatore, tanto da essere soprannominato "il commissario". È lo stesso individuo che mesi fa, ricordando la sua beata gioventù, fece l' elogio delle occupazioni studentesche. «Servono a crescere e sono decisive per accendere le passioni civili», spiegò con entusiasmo Faraone che, mai laureato, è il perfetto risultato di quel tirocinio.

L' occasione per Stefania di passare al Pd si è presentata nel febbraio di quest' anno. Giannini - dopo Mario Monti - era la più in vista di Scelta Civica, il rassemblement dell' ex premier. Montiana della prima ora, Stefania entrò in Senato con le elezioni 2013 sull' onda del successo ottenuto dal Professore (2,8 milioni di voti; 8,3 per cento). Poco dopo, su indicazione del medesimo, divenne segretario del partito e toccò a lei a guidare Sc alle Europee del 2014. L' impresa si trasformò nella batosta elettorale più terrificante dalla comparsa dell' homo sapiens. Dalle vette dell' anno prima, Sc precipitò a 196 mila voti (0,71 per cento). La stessa Stefania, che pure si era riservata la posizione di capolista nella Circoscrizione Centro, raccolse - sui sette milioni disponibili - tremila voti, quanti gli abitanti di Scurcola Marsicana. Prese atto della sconfitta e si dimise.

Su Sc fu messa una pietra sopra. Nel febbraio di quest' anno, il relitto fu abbandonato e in dieci - tra cui Stefania - aderirono al Pd. La motivazione dell' esodo - illustrata da Linda Lanzillotta, la più impudente dei transfughi - è fantastica: «Andiamo nella direzione che i nostro elettori ci hanno già indicata». Tradotto: poiché alle Europee 2014 tanti ci hanno voltato le spalle per Renzi, andiamo anche noi con Renzi sulla scia degli elettori. È come se il Berlusca dicesse: «Siccome molti che credevano in me, oggi guardano a Salvini (o a Renzi), sciolgo Fi e mi iscrivo alla Lega (o al Pd)». Insomma, un' operazione di trasformismo al cubo. Però, finché ad approdare nel Pd è Lanzillotta che da ragazzetta era nella sinistra extraparlamentare, si può ammettere. Ma che Stefania - ex berlusconiana - mangi ora alla greppia del partito di Max D' Alema, no buono.

Detto ciò, l' operazione le ha giovato: ha salvato la poltrona e può continuare a pavoneggiarsi nel ruolo. Che è però solo facciata. Il grosso delle decisioni sulla scuola le prende Renzi. Al resto, pensa Faraone, il sottosegretario di lotta e di governo. Che Stefania sia poco più che una sagoma di Mario Ceroli, è provato dalle folle. Le torrenziali proteste contro la riforma della scuola - compreso il ricorso alla Consulta del Governatore veneto, Luca Zaia - sono esclusivamente dirette a Renzi. I cortei di insegnanti e studenti, tutti uniti a fare casino, ce l' hanno solo col premier. Non il menomo insulto è dedicato al ministro, snobbato in modo che direi offensivo. La spiegazione l' ha dato un sindacalista: «Prendersela con Giannini è tempo perso. Viene scavalcata regolarmente dal capo». Ma se anche è un' ombra, Stefania ride allegra. Pensa che si vive una volta sola e finché resta ministro l' auto blu è sotto casa.

D' altronde, il bilancio dei suoi 54 anni di vita è assolutamente positivo. Figlia di gelatai lucchesi, Stefania è la prima laureata della sua stirpe. Poi, non contenta del traguardo raggiunto, è diventata un' illustre glottologa. Col fondamentale trattato su «La geminazione consonantica in latino», ha ottenuto, nell' Ateneo per Stranieri di Perugia, prima la cattedra di Linguistica e poi il rettorato. Per dieci anni, dal 2004 al 2013, ha diretto il corpo docente. Finché, adocchiata da Monti, ha fatto il suo ingresso a Palazzo Madama. In realtà, all' origine della sua tardiva vocazione politica c' è il Berlusca che la notò in una cena a Perugia in casa della comune amica Luisa Todini. Si avvide di lei perché era chic e rideva felice.

Erano alle porte le Regionali 2010. «Vuole essere la mia candidata a governatore umbro?», le chiese l' allora premier. Lei sorrise, mormorando sì. Poi però sorsero invidie nel Pdl e la prospettiva sfumò. Tuttavia, una volta inoculato, il bacillo della politico è duro a morire. Fu così che Giannini si avvicinò a Italia Futura, il partito di Luca di Montezemolo che serviva al medesimo per fare un po' di salotto. Ma in breve tempo, Stefania prese le misure al personaggio e si rivolse a Monti, che era della cerchia. Ed ebbe così inizio la storia che abbiamo per sommi capi raccontata.

Per concludere, la professoressa Giannini è una che cade sempre in piedi. Quando l' anno scorso fu fotografata in topless, compiaciuta di essere l' unico ministro della Repubblica immortalato seminudo, disse vezzosa: «Almeno vi sarete accorti che non sono una donna rifatta». E chi la scalfisce, una così?

di Giancarlo Perna

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Commenti all'articolo

  • fausta73

    14 Settembre 2015 - 09:09

    Un topless da dimenticare. ma avete visto quanto è brutta?

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  • Napolionesta

    14 Settembre 2015 - 08:08

    gli stanno facendo l`autopsia?

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  • Ben Frank

    Ben Frank

    13 Settembre 2015 - 23:11

    Ce la ricorderemo? Ma noi la vogliamo dimenticare del tutto!

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  • cesare46

    13 Settembre 2015 - 20:08

    Toples ? direi mozzarelle scadute

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