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Pansa, meglio il Califfo di Renzi e Salvini: Silvio smonato dai politici italiani

Giampaolo Pansa

Giampaolo Pansa

Volete sapere quali sono le notizie della settimana che mi hanno colpito di più? Riguardano entrambe Silvio Berlusconi. La prima ci informa di un allegro primato del Cavaliere. È diventato nonno per l’ottava volta e si tratta di una nipotina, Sofia Valentina, figlia di Per Silvio e Silvia Toffanin. La seconda notizia è assai meno allegra. Anche se più che un fatto accaduto, è una percezione che molti cominciano ad avere. E riguarda uno stato d’animo del Cavaliere: è smonato, sta perdendo interesse per la politica. Se potesse, si rifugerebbe nel privato: l’amore per la deliziosa compagna, il Milan, le televisioni da potenziare, gli affari da curare.
Desidero fermarmi un istante sulla parola che ho usato. Il termine «smonato» in origine apparteneva a uno slang nordista, ma credo sia diventato nazional-popolare. Nessuno dei grandi dizionari, a cominciare dal Devoto Oli, lo registra, eppure me lo sono sentito affibbiare più volte durante l’adolescenza. Quando mia madre Giovanna mi vedeva cincischiare annoiato, in apparenza senza nessun interesse, mi domandava: «Che hai, Giampa? Ti vedo smonato. E non mi piace per niente. Datti una mossa e occupati di qualcosa!».

Bene, sembra che stia accadendo la stessa disgrazia al Cavaliere. Il primo a scriverne è stato uno dei più informati retroscenisti della stampa italiana: Francesco Verderami, firma del Corriere della sera. Mercoledì 9 settembre ha descritto da par suo il nuovo stato d’animo del Cavaliere, che si traduce in un insidioso disincanto per la battaglia tra i partiti. Si sta allontanando dal Palazzo della politica. Di Matteo Renzi e del rischio che rappresenta per lui non si cura più. E preferisce passare un po’ di giorni in Russia dal suo amicone, Vladimir Putin. Per decidere come si può sconfiggere il Califfato nero dell’Isis. Niente di meno!

Se davvero le cose stanno in questo modo, posso dire che comprendo Berlusconi e, in fondo, mi sento solidale con lui? Per tanti motivi. Il primo è il calendario. Il 29 settembre il Cav compirà 79 anni. E questo ne fa uno dei leader mondiali, forse l’unico, ancora sul campo a quell’età. Ma dopo il record, l’anagrafe diventa spietata. Lo so per esperienza personale, dal momento che ho un anno esatto più del Berlusca. Superata una certa barriera, la forza fisica comincia ad attenuarsi. La testa è meno lucida di un tempo. Chi era un fulmine nell’intuire l’esistenza di un problema e come risolverlo, spesso si ritrova a fare cilecca. Gli avversari ti appaiono dei giganti, difficili da contrastare e impossibili da battere.

Ma la vecchiaia, a volte, ti induce ad annoiarti di tutto quello che un tempo ti piaceva. Se ti sei dedicato alla politica, come ha fatto il Cavaliere dal 1993 in poi, per la bellezza di ventidue anni, scopri che quel tipo di guerriglia non ti fa più fremere come accadeva una volta. Le riunioni ti annoiano. Gli amici di partito ti stufano. E cominci a domandarti se valga la pena di discutere per ore con galantuomini come Brunetta e Romani, i tuoi vice migliori. Così finisci per chiederti se lo scisma di Verdini o il separatismo di Fitto meritino davvero il tempo che gli hai dedicato.

Nasce da tutto questo la smonatezza di Silvio. E al tempo stesso viene dal calendario la crisi perenne del centro destra italico. Il Cavaliere se ne renderà conto quando dovrà confrontarsi per davvero con il capo leghista Matteo Salvini, un energumeno del 1973, ben più giovane, uno che non mangia, non dorme, non beve, non riposa mai. E insegue con determinazione feroce l’obiettivo di prendere il posto di Berlusconi e diventare l’unico leader italico di un fronte che definire moderato è un tantino impreciso.

Sta tutto qui il dramma che Silvio sarà costretto a vivere nell’autunno del dopo Putin. Il buon senso gli imporrebbe di passare la mano, di accettare il ruolo del fondatore, del padre nobile e di scegliersi il successore più adatto. Ma il Cavaliere non ha alcuna intenzione di farlo. E anche in questo rifiuto lo capisco. È come se qualcuno mi suggerisse: Pansa sei arrivato agli ottanta, smetti di scrivere il Bestiario e regala la rubrica a un quarantenne, non immaginare altri libracci, passa la tua esperienza, il tuo archivio, le tue fantasie a un autore più giovane e impara a giocare a bocce ai giardinetti.

Ma fare il capo politico equivale a una condanna a vita. Ti inchioda al tuo destino, pur sapendo che è già pronto il boia pronto a distruggerti. Nel caso del Cav, il boia sta a già a Palazzo Chigi e non intende farsi sloggiare dalla sala comando dell’Italia. Matteo Renzi ha la metà degli anni di Silvio. Si sta preparando alla prossima guerra elettorale. Si è messo a dieta, dicono che voglia perdere almeno dieci chili che ha preso.

Il suo cerchio magico ha iniziato a prenotare cento teatri in cento città diverse che vedranno tutte un suo comizio ininterrotto. Il Grande Ganassa fiorentino è dotato di una furbizia volpina. Pretende dai suoi un’obbedienza pronta, cieca e assoluta. In un anno e mezzo ha accumulato un potere sempre più esteso e senza incrinature. È pure un accentratore perfezionista. Vuole decidere persino chi deve rappresentare il governo nei talk show televisivi. Di solito sceglie signore attraenti e molto sveglie, pronte a raccontare le magnifiche imprese del regno renzista. Senza mai sgarrare e ripetendo all’infinito le parole d’ordine del leader supremo.

Come si comportano le staffette renziane davanti alle telecamere? Come gli speaker dei film Luce dell’epoca mussoliniana. Per non essere vago, dirò che l’Istituto Luce divenne statale nell’ottobre del 1925, tre anni dopo la marcia su Roma. Aveva il compito di promuovere documentari di propaganda nazionale e patriottica. Posto alle dipendenze dell’ufficio stampa del capo del governo, si giovò di una legge del 1926 che impose a tutti i cinema di proiettare le pellicole dell’Istituto Luce. Nel giugno del 1927 si vide il primo cinegiornale. E da quel momento, prima o dopo il film, gli italiani dovettero sorbirsi la velina cinematografica del Luce.
Me le ricordo anch’io, poiché accompagnavo mia madre Giovanna che, dopo una giornataccia di lavoro in negozio e a casa, si rilassava andando al cinema dopo cena. Sempre nella stessa sala, dal momento che la cassiera era una cugina e non ci faceva pagare il biglietto. Negli anni centrali della seconda guerra mondiale, l’Italia perdeva su tutti i fronti. Ma gli speaker del film Luce ci garantivano che le armate dell’Asse tra Roma, Berlino e Tokio vincevano dovunque. Avevano un tono di voce trionfale, rassicurante e definitivo che al ragazzino Giampa piaceva molto. Del resto ero cresciuto leggendo sul Balilla le imprese di re Giorgetto d’Inghilterra, del ministro Ciurcillone, di Rusveltaccio Trottapiano con la terribile Eleonora e di Stalino l’Orco rosso del Kremlino. La realtà era l’opposto di quello che i film Luce mostravano. Ma non potevo saperlo.

Le speaker renziane hanno toni entusiasti e affannati, ma in fondo gentili. E poi qualcuna di loro sorride e risulta molto sexy. Però non riesce a far dimenticare l’inferno delle migrazioni ciclopiche che, prima o poi, inghiottirà anche noi. Certo, è possibile che il Cavaliere smonato si consegni al predatore Renzi. Ma dopo? Sì, che cosa accadrà dopo a tutti noi?

Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • GiulianaBaudone

    21 Settembre 2015 - 12:12

    Dott.. Pansa lei ha fatto un'analisi attenta e sinceramente condivisibile ma....l'Italia non ha più tempo da perdere....I comunisti (che non cambiano mai) stanno distruggendo la nostra economia ...Berlusconi non può non decidere sul suo successore. Basta con i personalismi e basta con i sofismi, il centro-destra deve (quanto prima) riunirsi e portare avanti una politica di liberal

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  • lonato47

    21 Settembre 2015 - 07:07

    Caro Pansa scrivi che dopo una certa età la testa è meno lucida. Vale solo per Berlusconi e gli altri? Tu sei ancora più vecchio....... e mi sembra che ti stai incartando in un odio poco degno di una persona anziana la quale alla tua età è meglio pensi ai nipotini.

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  • mabo20131938

    15 Settembre 2015 - 07:07

    Io non riesco a capacitarci dei conclamati problemi di successione. Ho sempre pensato che il centro-destra ha non uno, ma due uomini perfettamente in grado di raccogliere e portare avanti l'eredità di FI e l'idea liberale che sola può salvare il Paese. Si tratta di due Antoni: Tajiani e Martino. Personalmente ritengo che Antonio Martino sia l'uomo ideale per raccogliere l'eredità di Berlusconi.

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  • CARLINOB

    14 Settembre 2015 - 23:11

    Pansa è un gigante !! E fuori dalla storietta odierna , ha una visione globale e descrive la realtà durissima della politica odierna !! Grande!!

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