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La conta

Riforma del Senato, chi salverà Renzi

Riforma del Senato, chi salverà Renzi

Numeri pazzi. Eppure Matteo Renzi ostenta sicurezza. E si prepara ad andare alla conta, in Senato, sul testo delle riforme costituzionali. Sopite le ultime speranze di mediazione, i senatori hanno archiaviato le bozze emendative e hanno preso i fogli a quadretti. Per fare i conti. A fine giornata nella situation room di Palazzo Chigi c' era moderata serenità. La giornata di intense relazioni ha portato i suoi frutti, il premier può allentarsi la cravatta e schierare le truppe, già a partire da oggi. Nella conta si comincia dal nocciolo duro: 142 senatori. Che, secondo le stime governative, potrebbe arrivare fino a 160-165. Renzi è sicuro di poter aggiungerne altri 6 della minoranza Pd che è riuscito a strappare a Pier Luigi Bersani. I firmatari del documento di critica all' articolo 2 (sull' elettività del Senato) erano 28. Scendono a 22.

Poi c' è il Nuovo Centrodestra, altro partito in ebollizione. In 17 (su 35) sarebbero pronti a dire no alle riforme renziane. A partire da Gaetano Quagliariello, che insiste nel chiedere anche la modifica dell' Italicum, nella parte che prevede l' assegnazione del premio di maggioranza alla lista. Tra i rivoltosi c' è pure Carlo Giovanardi, che ieri ha aperto un nuovo fronte contro il governo, insieme ai colleghi Formigoni, Compagna e agli azzurri Malan e Gasparri, chiedendo di ridimensionare l' Unar, l' Ufficio anti-discriminazioni che ha inviato una lettera di censura a Giorgia Meloni. Fortemente critici verso il provvedimento del governo anche i senatori calabresi del Ncd, pure loro pronti a sgambettare il premier «se non riapre il confronto». In serata Gabriele Albertini ridimensiona la fronda centrista, ma la ritiene comunque significativa: «Siamo una decina a pensare di non votare la riforma, ma poi vedremo cosa succederà...», frena l' ex sindaco di Milano.

In questa intercapedine di incertezza si infila Renzi. Che ha smesso di temere gli ultimatum del Nuovo centrodestra da quando Angelino Alfano promise sfracelli durante la partita del Quirinale, salvo poi, dopo poche ore, accettare di buon grado l' imprimatur renziano su Sergio Mattarella. Secondo i conti di Palazzo Chigi, saranno al massimo 5 (su 35) gli alfaniani che non voteranno l' abolizione del Senato.

Ecco altri voti da aggiungere al pallottoliere di Renzi. Che ieri ha ricevuto il sindaco di Verona Flavio Tosi a Palazzo Chigi. L' ex esponente del Carroccio, uscito dal partito in polemica con Matteo Salvini, potrebbe dare indicazione alle sue senatrici di dare una mano alla maggioranza. E in un colpo solo Matteo ha fatto altri tre voti.

Poi c' è la magmatica area verdiniana. Non è sfuggito agli occhi dei più un lungo briefing tra il ministro Boschi e il senatore cosentiniano Vincenzo D' Anna, entrambi muniti di block notes per appuntare le cifre. Il capogruppo della componente Alleanza liberalpopolare-Antonomie, Lucio Barani, ribadisce che, al termine dell' iter delle riforme, i suoi senatori passeranno da 10 a 15. Acquisendo altri sostenitori (provenienti dal centrodestra) alla causa riformatrice del capo del governo. Attivissimo, in queste ore, è Verdini.

E, d' altronde, in materia di reperimento di voti, in situazioni di stress, Denis è campione olimpionico. Memorabile fu la performance del dicembre 2010 quando il dirigente toscano sminò il ribaltone finiano inventandosi il gruppo dei "responsabili". Stavolta? Con la stessa determinazione Verdini dà una mano a Renzi. L' ex coordinatore azzurro, per esempio, ha condotto la mediazione con i dissidenti calabresi del Ncd, consigliando a Renzi di promettere, in cambio della lealtà sulle riforme, il voto contrario del Pd alla richiesta di arresto che pende sul capo del senatore Bilardi. Ma anche di restituire a Tonino Gentile il posto da sottosegretario che aveva abbandonato a marzo dell' anno scorso. Che poi: solo nella giornata di ieri, quanti posti di governo sono stati evocati per ingolosire questo o quello scontento? «È quasi un nuovo Jobs act», scherza qualcuno.

Il Gruppo misto è un altro terreno di caccia dove hanno lavorato duro i mediatori renziani. Gli ex Cinque Stelle Alessandra Bencini e Maurizio Romani dovrebbero essere due voti sicuri. Si lavora sugli altri due dissidenti grillini Bartolomeo Pepe e Paola De Pin. Dal Misto si calcola che arriveranno un' altra decina di voti. I quali vanno a sommarsi a quelli di Gal e del Gruppo autonomie, che dovrebbero rispondere a ranghi abbastanza compatti all' appello renziano. Infine, tanto per non lasciare nulla di intentato, la diplomazia del premier ha sondato anche i fittiani. I conservatori e riformisti sono in 10, un obiettivo troppo ambito per non spendere neanche una telefonata.

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • gdg101042

    18 Settembre 2015 - 18:06

    Più che l'onor pote' la fame. Quando mai avranno una nuova occasione!? Questi non se ne vanno manco col lanciafiamme.

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  • allianz

    18 Settembre 2015 - 14:02

    Mi piacerebbe sapere di fatto quanto hanno pagato i traditori....Cari signori il prete senza soldi non canta messa.Quindi?

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  • lukyluc70

    18 Settembre 2015 - 12:12

    Tranquilli. Sono sicuro che la riforma costituzionale, ammesso che sia approvata, non supererà il referendum confermativo. E poi questo paralmento che legittimità morale può avere quando è stato eletto con legge elettorale dichiarata illegittima? E la forma repubblicana - con la riforma- non sarà stravolta in barba all'espresso divieto contenuto nella costituzione? Quanta desolante miopia!

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  • apostrofo

    18 Settembre 2015 - 12:12

    VINCOLO DI MANDATO ci vuole per la stabilità politica ! A cosa servono le elezioni se il politico a cui ho dato il voto a destra, poi me lo trovo a sinistra (o viceversa) e, quindi, va a svolgere attività politica opposta al mio ideale politico ? Forse 5 stelle potrebbe portare avanti il discorso del VINCOLO DI MANDATO. Vuoi cambiare casacca ? Ti dimetti e ti ripresenti alle prossime elezioni.

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