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Riforma del Senato, Renzi cede a Bersani e alla minoranza Pd: il "lodo" per modificare il ddl Boschi

Riforma del Senato, Renzi cede a Bersani e alla minoranza Pd: il

Dopo giorni di minacce di elezioni anticipate, di pressioni sul presidente del Senato, di promesse ai senatori e di rastrellamento di voti appaltato per l’occasione all’ex coordinatore Pdl Denis Verdini, Matteo Renzi ha deciso di trattare con la minoranza del suo partito e scendere a patti con Pier Luigi Bersani ed il suo gruppo. A comunicare il cambio di strategia è stato Ettore Rosato, capogruppo Pd a Montecitorio: «Il Pd non può spaccarsi su un tecnicismo, ma deve ritrovare l’unità», ha detto a sorpresa ieri, qualche minuto dopo che Palazzo Madama aveva aggiornato la seduta e il delicatissimo voto sulle riforme costituzionali a martedì. «Siamo interessati a recuperare questa unità a cominciare da un dialogo con Pier Luigi Bersani», ha aggiunto il piddino di stretta osservanza renziana.

Il premier ha capito che l’accelerazione poteva essere la tomba del suo governo e, per questa ragione, ha rinunciato alla sfida finale, restringendo però il campo delle possibili modifiche al progetto. «Un accordo si può trovare senza rinunciare al Senato non elettivo», gli ha fatto eco in serata il presidente del Pd, Matteo Orfini. L’ex segretario piddino e candidato premier, che in tv disse di «capire» quei senatori che erano pronti a votare no, sembra soddisfatto: «Leggo di disponibilità a discutere; sarebbe una buona cosa rivedere l’articolo 2 del provvedimento», ha detto Bersani. L’ex segretario aveva incontrato il suo successore a Piacenza, giusto due giorni fa. Per un accordo aveva tifato Anna Finocchiaro, presidente della Affari Costituzionali del Senato, ex ministro e “consulente” della giovane titolare delle Riforme: «Ci sono le condizioni per un accordo nel Pd», ha detto ieri. Il più contento sembra il presidente del Senato, Pietro Grasso, che da giorni si trovava tra due fuochi, quello dei renziani e quello dei bersaniani, e ancora non ha fatto sapere da che parte sta. «Devo prima vedere gli emendamenti», ha chiarito, lasciandosi aperta la possibilità di giudicare modificabile l’articolo 2 del testo, quello più criticato. Le aperture del governo hanno fatto sì che la seconda carica dello Stato si potesse dire «fiducioso» di una «intesa anche in zona Cesarini». Soltanto giovedì Grasso, cui la minoranza Pd ha promesso l’indicazione a premier di un governo istituzionale in caso di crisi, nutriva «remote speranze» di un accordo.

A confermare che si stia lavorando a modifiche «condivise» che risolveranno «il problema della designazione dei consigli regionali che saranno anche senatori» è il capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda. Si tratterà di «un intervento chirurgico», chiarisce il renziano, Giorgio Tonini. La “soluzione” è più di facciata che di sostanza: si creerà un listino per l’elezione dei consiglieri regionali che saranno anche senatori in occasione del voto per i governatori. Al comma 5 del ddl ci sarà scritto che i consiglieri-senatori vengono eletti dalle istituzioni territoriali «che recepiscono le indicazioni degli elettori». Sì, ma come?

Il compromesso dentro al Pd renderebbe superfluo il superlavoro che ha svolto Denis Verdini, oggi a capo di Ala, il gruppo dei neo-responsabili eletti col centrodestra che voteranno le riforme. Usciranno così dall’imbarazzo alcuni senatori Fi incerti come Franco Carraro e Barnabò Bocca e pure quelli dell’Ncd in bilico. «Il Pd compra i voti», accusa il M5s con Vincenzo Santangelo.

di Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • mali66

    19 Settembre 2015 - 20:08

    la catena alla poltrona.........

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  • adrianofava

    19 Settembre 2015 - 12:12

    Ci stanno prendendo per i fondelli.....tanto non rinuncwerano mai alla poltrona!!!!!

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  • carlo58

    19 Settembre 2015 - 12:12

    bersani non lo sa ma il cazzaro di Pontassieve lo ha fregato. lo aveva ben bene per le .alle ma se lo he lasciato scappare.

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  • Vittori0

    19 Settembre 2015 - 12:12

    ...la sinistra italiana non è così sprovveduta da far cadere un proprio governo...come i "TAFAZZIANI" e autolesionisti di centrodestra..che pena!

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