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L'avvertimento

Augusto Minzolini: "Con Renzi non salvate la pensione"

Augusto Minzoli:

Nel backstage del Senato succedono cose...».

Senatore Augusto Minzolini, lei frequenta il Palazzo da tanti anni. Non mi dica che è scandalizzato?
«Sono uomo di mondo, capisco che qualche senatore possa avere interessi diversi dalla politica. Però questo significa mortificare l' incarico parlamentare. Eppoi ricordo che a Napoli è in corso un processo sulla presunta compravendita di senatori per far cadere un governo. Qui addirittura si vuole cambiare la Costituzione con il suk».

Sospetta che qualche "padre costituente" si stia facendo i fatti propri?
«Già. Oltretutto, compiendo errori di valutazione grossolani. Ai miei colleghi che si preoccupano tanto di preservare la pensione, vorrei spiegare che votare la riforma costituzionale non dà loro alcuna certezza riguardo la conclusione naturale della legislatura. Anzi: come giustamente ha intuito il costituzionalista Michele Ainis, fatte le riforme, Renzi punterà al voto molto probabilmente nell' autunno del 2016 o, al massimo, nella primavera del 2017. E addio vitalizio».

Forza Italia stavolta come voterà?
«Io non ho dubbi: sostenere questa riforma sarebbe una follia. Non credo che qualcuno di noi lo farà: ogni volta che ci sono assemblee di Gruppo, non c' è un collega che si sia mai alzato per difendere il ddl Boschi».

Si parla di assenze pilotate per dare una mano al governo in affanno.
«Non credo. Se poi ci saranno dei senatori di Forza Italia così perversi e masochisti da assicurare la maggioranza a Renzi uscendo dall' Aula, vuol dire che questo partito è finito. Se c' è stata una cosa che ha fatto perdere tanti voti a Fi è l' essere stata opposizione a intermittenza. Gli elettori da noi pretendono chiarezza, invece noi rischiamo di dare l' idea che l' inciucio, in Forza Italia o in una parte di essa, non è una velleità politica, ma una categoria dello spirito».

Verdini sostiene che altri azzurri passeranno con lui.
«È solo tattica la sua. Un modo per convincere gli indecisi. Poi mi sembra che Renzi abbia trovato l' intesa nel suo partito. Ma non ne sarei così sicuro: se la mediazione fosse accettata nei termini di cui si parla, farebbe cadere Bersani e soci nel ridicolo. E comunque per correttezza il premier dovrebbe dire agli italiani che la sua nuova coalizione di governo mette insieme il Pd, Alfano, Verdini e Cosentino...».

Il nuovo testo la convince?
«Assolutamente no. È l' esasperazione del compromesso, dei tecnicismi, di un lessico incomprensibile. Sull' argomento dell' elettività del Senato bisognava essere molto chiari: o i senatori vengono eletti direttamente dai cittadini o l' alternativa è abolire la Camera alta».

Meglio chiudere il Senato?
«Esatto. E poi il problema non è solo l' elettività del Senato, ma le sue competenze. C' è ancora aperta la questione delle garanzie, che si pone a maggior ragione con la nuova formulazione del ddl Boschi. Non puoi affidare il ruolo di garanti della Costituzione a dei consiglieri regionali».

Serve per tagliare i costi, dice Renzi.
«Be', intanto, se uno mette mano alla Costituzione, l' obiettivo dovrebbe essere migliorare la funzionalità del Parlamento, oltre a ridurre le sue spese. Se la missione renziana era solo quest' ultima, l' ha fallita. Perché è vero che i senatori scendono a cento, ma rimangono 630 deputati. Io ho presentato un emendamento per ridurre il numero a 500, così rimettiamo in discussione anche l' Italicum».

Eppure il premier difende la riforma. Non vuole assolutamente rimaneggiarla.
«La piccola concessione offerta alla minoranza del suo partito, non cambia il carattere autoritario del combinato disposto tra nuovo Senato e nuova legge elettorale. E non lo dicono Minzolini o Berlusconi. Lo sostengono Scalfari e Ostellino, oltre a numerosi costituzionalisti di sinistra. La cifra del ddl Boschi è l' esaltazione ideologica della "democrazia decidente". Però attenzione: il governo già oggi utilizza tutti gli strumenti che ha per escludere le Camere dal processo decisionale.
Cito i numeri di Renzi: 45 fiducie, 38 decreti, 17 deleghe. E questa riforma non fa che indebolire ancora di più il ruolo del Parlamento. E ne dico un' altra».

Cosa?
«Nel momento in cui tutti sostengono che la riforma del Titolo V è stata un errore e che va ripensato il ruolo delle Regioni nel processo legislativo, Renzi che fa? Crea un Senato che di fatto è un "sindacato delle Regioni"? Io lo trovo davvero folle».

Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • gspadafora45

    03 Ottobre 2015 - 10:10

    Per cortesia, anche Minzolini critica, ma non era quello, che nasxondeva le notizie sul suo Padrone? Il grande Totò diceva: ma mi faccia il piacere!!!!!!!!!!!!!!!

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  • gspadafora45

    03 Ottobre 2015 - 10:10

    Per cortesia, anche Minzolini critica, ma non era quello, che nasxondeva le notizie sul suo Padrone? Il grande Totò diceva: ma mi faccia il piacere!!!!!!!!!!!!!!!

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  • alkhuwarizmi

    21 Settembre 2015 - 15:03

    Mister Minzolini si sbaglia: NON se i senatori perversi di FI escono dall'aula, questo partito è finito. La perversione viene da molto più lontano, con il famigerato Nazareno e, prima ancora, con la surreale "opposizione responsabile". FI come partito è già finito. Amen. Berlusconi e tutta la sua corte sono solo dei fantasmi. Alice doesn't live here any more.

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  • RatioSemper

    21 Settembre 2015 - 14:02

    Berlusconi sta disperatamente cercando di recuperare un'immagine anti-Renzi. tuttavia l'unica cosa che potrebbe riportare consensi a FI , a mio avviso, è la sua uscita dalla politica attiva. Invece, ancora oggi, alcuni esponenti di FI continuano ad osteggiare i rappresentanti della Lega senza capire che Salvini ha ormai conquistato una posizione di assoluto e meritato primato nel Cdx.

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