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Trattativa a un passo

Riforma del Senato, Renzi lancia il "lodo Tatarella": la direzione Pd approva, Bersani e la minoranza verso il sì

Riforma del Senato, Renzi lancia il

La Direzione del Pd ha approvato all'unanimità la relazione di Matteo Renzi sulla riforma del Senato. Gioco facile, visto che la minoranza democratica non ha partecipato al volo, dopo alcune ore di discussione accesa e non priva di veleni e polemiche. Ma l'impressione è che alla fine, al di là delle posizione mediatiche, i "dissidenti" troveranno un'intesa con il premier sul ddl Boschi.

Il lodo Tatarella - Curioso che a salvare entrambi (Renzi, che senza riforma di fatto andrebbe a casa, e minoranza, che tornando alle urne farebbe la fine di Varoufakis in Grecia: distrutta) possa essere un ex missino come Giuseppe Tatarella. È a lui, padre della destra italiana, che Renzi si richiama quando parla della legge regionale del 1995, quella con cui per la prima volta gli elettori "designarono" (e non elessero) il presidente della Regione. Al lodo Tatarella aveva già fatto cenno domenica il dissidente Vannino Chiti: di fatto, la distinzione formale tra "elezione" e "designazione" permetterà l'accordo, con i futuri senatori che verranno "designati" dagli elettori contestualmente alla carica di consiglieri regionali. Molto probabilmente, però, la nuova Costituzione demanderà a una legge ordinaria gli aspetti tecnici della designazione, con alcune libertà alle singole Regioni.

Il sì di Bersani e Cuperlo - Sul lodo Tatarella, al momento, sembrano convergere tutti. Secondo Gianni Cuperlo l'ipotesi "tatarellum" rappresenterebbe una opzione diversa da quella del listino, "perché ci sarebbe una scelta diretta dei senatori da parte dei cittadini. E questo mi sembra un passaggio che va nella direzione giusta". Applaude anche Pierluigi Bersani, che è rimasto a Modena per la Festa dell'Unità senza partecipare ai lavori al Nazareno: "Adesso i voti sono diventati un po' pleonastici. Andiamo alla sostanza: mi pare che Renzi abbia fatto una apertura significativa". "Voglio essere chiaro ancora una volta - ha spiegato l'ex segretario Pd -. Se si intende, come mi pare di avere capito, che gli elettori decidono, scelgono i senatori, e i consigli regionali ratificano, ne prendono atto, va bene, sono d'accordo. Perché è la sostanza di quello che abbiamo sempre chiesto. Decidono gli elettori, i senatori non li si fa in una trattativa a tavolino. Meglio tardi che mai, se è così". "Adesso - ha concluso - vedremo al Senato come verrà tradotta questa indicazione, questa apertura e se è così si può andare avanti senza bisogno di Verdini eh, perché quando ci mettiamo d'accordo - avverte - non c'è bisogno di nessuno".

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Commenti all'articolo

  • encol

    22 Settembre 2015 - 07:07

    Io credo che l'accordo nel partito dei truffatori di mestiere non sia mai stato in discussione. Tra ladri ci si intende la strada migliore è sempre quella di continuare a rubare.

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  • arwen

    21 Settembre 2015 - 21:09

    Tranquilli, Matteo si piega ma nn si spezza. Un uomo che nn ha ideali e nn ha progetti e che tiene solo al potere, farà di tutto per mantenere la poltrona. Le riforme di Renzi sono solo chiacchiere, la ripresa una illusione venduta sui tg per tirare su i sondaggi. Sveglia, basta con la dx e con la sx. La storia le ha cancellate, sono solo due cadaveri senza anima e il cui figlio ci sta seppellendo

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