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Il lutto

Morto Pietro Ingrao, storico esponente del Pci e presidente della Camera

Pietro Ingrao

"Nelle città venni al tempo del disordine, quando la fame regnava. Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte, e mi ribellai assieme a loro": così Pietro Ingrao aveva affidato il suo saluto ai lettori del web sul suo sito Internet. E questi versi di Bertolt Brecht riassumono infatti la sua vita, e il suo impegno che ha segnato oltre cinquant’anni di storia italiana. La sinistra e tutto il mondo politico piange ora la sua morte, avvenuta a Roma all’età di 100 anni (li aveva compiuti il 30 marzo scorso). Storico esponente del Pci e grande protagonista della storia politica del nostro paese, in «Volevo la luna» (pubblicata nel 2007), Ingrao aveva affidato le sue riflessioni sui grandi temi del nostro tempo, ossia la pace, la democrazia, il razzismo, le lotte operaie. Ricordato anche come il fondatore della «certezza del dubbio», fu celebre il passaggio di uno dei suoi discorsi, a proposito della drammatica repressione della rivolta ungherese nel 1956: "Non sarei sincero se dicessi a voi che sono rimasto persuaso...". Non era una sconfessione, ma piuttosto l’acuto invito a considerare il dubbio non come un ostacolo o un impedimento a rinnovarsi, quanto la chiave di volta del pensiero politico e della modernità. Concetto sposato da molti intellettuali e politici del nostro tempo.

La carriera - L’ingresso di Ingrao nel mondo della politica risale al 1936, quando l’aggressione franchista alla Repubblica spagnola lo induce a intensificare i suoi contatti con altri giovani antifascisti. Dopo un periodo in clandestinità, nel 1947 viene nominato direttore dell’Unità, carica che ricoprirà fino al 1956. Nel 1948 entra nel comitato centrale del Pc e viene eletto deputato per la prima volta: sarà rieletto per dieci legislature consecutive. Fu lui, nel 1992, a chiedere di non essere ricandidato più. Per 10 anni, dal 1956 al 1966, fece parte della segreteria Pci e diventò punto di riferimento per l’ala sinistra del Pci e per chi voleva rifondare l’identità comunista rompendo con lo stalinismo. Nel 1968, viene eletto presidente del gruppo parlamentare comunista alla Camera e nel 1976 viene eletto presidente. Vive così in prima linea i giorni drammatici del sequestro Moro, ma nel ’79 chiede di esseresollevato dell’incarico. Nel 1991 aderisce poi al Pds, maabbandona il partito nel 1993, aderendo a Rifondazione Comunista cui rimarrà iscritto fino al 2008.

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Commenti all'articolo

  • romamaccio

    29 Settembre 2015 - 18:06

    Questo è un'altro che nella vita i dolori li ha fatti prendere ai cavalli da corsa!( noi italiani) ecco perchè campano cent'anni, se volete un'investimento sicuro di privileggi e bella vita scegliete la politica!

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  • frabelli

    28 Settembre 2015 - 14:02

    perché me ne frega meno di niente?!

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  • allianz

    28 Settembre 2015 - 13:01

    E meno male che uno se ne è andato.A seguire speriamo che ci vadano anche gli ultimi 3 rottami di cui sapete tutti chi sono.L'età ce l'hanno.Ma non si decidono mai a crepare.Temo che neanche Satana li voglia.Troppo pericolosi anche per l'inferno.Con le teste e le idee strampalate che hanno metterebbero in seria difficoltà anche il regno del Demonio.

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  • binariciuto

    28 Settembre 2015 - 12:12

    Ingrao chi, un inutile antico arnese comunista?

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