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La verità nascosta

Ignazio Marino e il viaggio negli Usa: lo hanno pagato i romani

Ignazio Marino e il viaggio negli Usa: lo hanno pagato i romani

Di questi tempi al democratico Ignazio Marino piacerebbe tanto imitare il repubblicano Ronald Reagan, che si era guadagnato sul campo il soprannome di «presidente di Teflon»: per quante accuse gli lanciassero addosso gli avversari, per quanti scandali cercassero di attribuirgli, nulla gli restava appiccicato addosso, tutto scivolava via. Ma tra i due c' è la stessa differenza che passa tra il lido di Focene e Venice Beach: anziché un sindaco di Teflon, inattaccabile, Roma oggi ha un sindaco «de coccio» al quale si attacca ogni sospetto; uno incapace di realizzare che tutti, da Matteo Renzi a papa Francesco, con l' aggiunta di qualche milione di romani, sognano di vederlo fuori dal Campidoglio (ma stavolta per sempre, grazie) prima dell' inizio del Giubileo.
L' ultima accusa dalla quale Marino non riesce a liberarsi è quella di essere andato negli Stati Uniti a fare lo scroccone.
E più dettagli emergono sulla sua trasferta a Philadelphia, più la situazione si fa imbarazzante. Aveva detto di essere stato invitato dal papa (intervista al Messaggero del 22 settembre: «Quando a giugno scorso mi è stato riferito che avrebbero avuto piacere della mia presenza in tre appuntamenti del Santo Padre a Philadelphia, ma soprattutto all' incontro con le famiglie, ho detto a monsignor Paglia che sarei stato molto lieto di partecipare all' organizzazione della visita»).
È stato smentito dal Vaticano e, nella telefonata col finto Matteo Renzi della Zanzara, dallo stesso Paglia, in modo così umiliante (l' epiteto di «bischero» era la cosa più gentile) che da Oltretevere, ieri, sono dovuti intervenire in soccorso del sindaco. «Affermazioni, riportate da una conversazione privata, ottenuta con inaccettabile inganno, non possono esprimere in alcun modo le posizioni della Santa Sede», ha detto ispirato da cristiana misericordia padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. Salvando così l' apparenza, ma non certo la sostanza.
Marino aveva anche assicurato che il suo viaggio non sarebbe stato pagato dal Comune. Messaggio su Facebook del 22 settembre, alla vigilia della partenza: «Io sarò ospite, dunque i romani non pagheranno un euro per la mia trasferta». Non è vero: i romani hanno pagato. La Temple University ha fatto sapere di aver coperto le spese di trasporto per il sindaco e la sua addetta stampa, non per il pernottamento. «A Philadelfia sono stato ospite a casa di amici», ha risposto allora il sindaco. Il quale, però, non ha trasvolato l' oceano da solo, ma si è presentato accompagnato, oltre che dall' addetta stampa, dal capo del cerimoniale e da un consigliere diplomatico. Chi ha pagato allora il pernottamento di questi tre? E le spese di volo dei due (indispensabili?) membri dello staff di Marino non coperte dall' università? E il pernottamento di Marino a New York?
Ieri Alessandro Onorato, capogruppo della Lista Marchini in Campidoglio, ha fatto una scoperta importante: «Abbiamo parlato con i dirigenti del Campidoglio responsabili del procedimento e possiamo dire con certezza che Marino ha dichiarato il falso. Aveva assicurato con un messaggio sulla sua pagina Facebook che il viaggio negli Stati Uniti non sarebbe costato un euro ai cittadini romani. Invece è costato oltre 15mila euro: a tanto ammontano infatti le anticipazioni di cassa per le spese di viaggio dei due dirigenti di Roma Capitale che erano al seguito del sindaco e il costo del pernottamento dello stesso Marino e della sua addetta stampa a New York». «Circa sedicimila euro», confermano gli uomini di Alfio Marchini raggiunti telefonicamente da Libero.
Un' anticipazione di cassa non è la spesa definitiva, che sarà (si spera) rendicontata nel dettaglio e potrà essere maggiore o minore di quanto anticipato. Ma è comunque una cifra indicativa e soprattutto smentisce Marino: i romani per la sua trasferta hanno pagato, eccome. I conti definitivi della «missione», che lo staff del sindaco ha promesso di rendere pubblici in breve tempo, diranno quanto.


Peggio di così si può? È difficile, ma il rischio c' è. Dalla Temple University, per la quale il 24 settembre Marino ha tenuto una conferenza, hanno fatto sapere che in casi come questo è previsto il pagamento di un onorario e che per Marino non è stata fatta eccezione. Cifre ufficiali non ce ne sono, ma i rumors parlano di circa cinquemila dollari.
«Dove è il problema? In questi casi sempre viene corrisposto un cachet al relatore, non so quanto sia, ma non credo pazzesco. Non vedo perché Ignazio avrebbe dovuto rifiutarlo», ha detto a Repubblica Antonio Giordano, amico di Marino e insegnante nello stesso ateneo americano. Il problema invece esiste, tanto che ieri il Campidoglio ha dovuto assicurare che «il sindaco di Roma non ha mai ricevuto alcun compenso per la lezione tenuta alla Temple University». Nel caso fosse previsto un compenso, prosegue la nota, «questo potrà essere devoluto al fondo Rome Heritage che il Comune di Roma ha istituito presso la King Baudouin Foundation allo scopo di far arrivare risorse dagli Stati Uniti per la conservazione e il restauro dei beni archeologici della Capitale». E si spera che questa informazione sia più fondata di quella data dal sindaco su chi avrebbe pagato le spese della trasferta.
Il viaggio negli Usa L' imbucata di Marino ci è costata migliaia di euro.

Fausto Carioti

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Commenti all'articolo

  • afadri

    02 Ottobre 2015 - 16:04

    ...ma allora questo è proprio cretino!!!!!!

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  • piero2556

    02 Ottobre 2015 - 14:02

    Non lo fanno dimettere gli serve la copertura per i grandi appalti, del giubileo e ancora più ghiotti delle aziende romane trasporto pubblico, nettezza urbana, ecc lui è la copertura, le coop sono in dolce attesa, insieme alla Era e altro ancora, buona abbuffata

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  • ohmohm

    ohmohm

    01 Ottobre 2015 - 15:03

    Se io fossi marino a quest'ora mi sarei ndto a nascondere.......sembra impossibile che al mondo possano esistere persone di tale livello!

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  • Angelalbert

    01 Ottobre 2015 - 13:01

    I parassiti marci di sinistra sanno benissimo che il compagno Marino rimarrà sullo scranno da sindaco fino a ché durerà il suo mandato affidatogli bovinamente dai romani ebeti. Sanno anche (e lui pure) che nonostante tutto quanto è accaduto, acclarato e documentato nessun giudice rosso gli contesterà alcunché per cui cari romani tenetevi questo simbolo anche dell'invasione extracomunitaria.

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    • bruno osti

      01 Ottobre 2015 - 19:07

      forse ti sfugge che è stato Marino, appena insediato e visto cosa ha combinato Alemanno, ad andare in Procura con una pila di documenti alta così, dopo aver mandato a casa un po' di funzionari scorretti. Ed infatti è Alemanno sotto inchiesta. Gli hanno persino licenziato in tronco (cosa mai vista nella nostra storia recente) parte del personale assunto irregolarmente.

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