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L'intervista

Forza Italia, il sindaco di Venezia Brugnaro: "Una Leopolda per salvare il centrodestra"

Forza Italia, il sindaco di Venezia Brugnaro:

C’è metodo e metodo, per riscaldare le democrazie. C’è il «metodo Guazzaloca» («Per carità»), c’è il «metodo Cameron» («Quello mi piace molto: libera energie»). E c’è il «metodo Brugnaro». Da Brugnaro Luigi, neosindaco di Venezia: sinistra blairiano-lagunare alla soglia dei 100 giorni di governo, solido uomo del fare incasellato in un centrodestra inesistente in natura, unica speranza - parrebbe - del centrodestra stesso.
Sindaco Brugnaro, lei è stato eletto con la sua lista al 20%, mentre chi la sosteneva (Forza Italia) si è fermato al 3%. E allora tutti lì ad invocare «il metodo Brugnaro»: Renzi, Berlusconi, noi di Libero. Ma cos’è ’sto metodo? 
«Consiste nel far contare le persone più dei partiti. Io sono imprenditore, non ho tessere in tasca, non ho mai fatto politica se non in Confindustria. Finché, un giorno, mi sono accorto di essermi girato per troppo tempo dall’altra parte, quando a Venezia la misura era colma. E, dopo le primarie del Pd, ho realizzato che poteva prevalere la cultura del “no”, quella dei falsi idealismi, dei buonismi che fanno rima con “estremismi”. Il mondo antagonista s’era alleato con i radical chic ricchi e senza lavoro. Mi sono reso conto che le barriere ideologiche erano saltate...». 
Percepisco che non le piacciono le Primarie condizionate, quelle discusse che a Venezia hanno prodotto l’estrema sinistra del suo avversario Felice Casson... 
«Questo io non l’ho detto». 
Però l’ha pensato. 
«Le Primarie sono andate bene per Renzi, ma non rappresentano davvero chi va a votare. Io a Venezia ho riportato alle urne il 50% dei non-votanti. Contano i programmi, non conta il colore del gatto, ma chi prende il topo. Paolo V diceva che la politica è la sola forma d’umanità». 
Dicono che a lei le Primarie, i sindacati e le perdite di tempo facciano venire l’orticaria. Conferma? 
«Io sono figlio di operaio, mio padre ha passato la vita nelle battaglie sindacali a Porto Marghera contro le fabbriche che inquinavano e ammazzavano. Ma quella era preistoria. Oggi molte delle battaglie sono frutto di rendite di posizione. Causa ideologie, qui si rischia che vada giù l’Italia». 
Perciò sul Jobs Act - per dire - lei è filogovernativo? 
«Il Jobs Act è una riforma coerente con i piccoli passi che erano stati fatti negli ultimi anni in tema di mercato del lavoro, da Biagi a D’Antona, fino a Sacconi. Le imprese mostrano d’apprezzare». 
Sul Foglio lei ha lanciato una futuribile Leopolda del centrodestra. Cosa intende? 
«Una Leopolda del centrodestra a Venezia per il futuro dei nostri figli, ai quali, ora come ora, certifichiamo che l’Italia non ha futuro, anche se io non ho mai creduto nel concetto di destra o sinistra». 
Un po’ generico... 
«Dico di più. Mi ispirerei alla Grosse Koalition tedesca che ha abbassato i toni dello scontro, trovato l’intesa coi sindacati e rilanciato l’economia. Le pare poco?». 
Affatto. Questo vuol dire che lei è nazarenico? 
«Patto del Nazareno tutta la vita».  
Non mi è chiaro: il Patto va fatto con Berlusconi o con nuovi leader all’orizzonte? 
«Berlusconi - pensi al paradosso - è stato per anni uno dei maggiori contribuenti italiani. Ed è stato condannato per evasione fiscale. La sua storia deve comunque servire alle generazioni future, sennò saranno sempre meno le persone che pensano che valga la pena buttarsi nella mischia. Come fece lui, che è stato una grande risorsa del Paese, ha intercettato il bisogno di modernità e di liberalismo, un progetto rivoluzionario...». 
Ma... 
«Ma parliamoci chiaro: il progetto purtroppo non è riuscito, si è arenato».
Lei parla di Silvio Berlusconi, 79 anni, al passato. Quindi il nuovo leader potrebbe essere Matteo Salvini? 
«Si sbaglia. Berlusconi può essere ancora una risorsa. Salvini dice delle cose giustissime, ma continua a insistere sull’immigrazione e corre il rischio di perdere di vista tutto il resto. Se non c’è progetto per l’immigrazione il futuro è fosco, d’accordo; ma c’è, per dire, anche l’economia». 
Ma, scusi, sull’immigrazione lei non era più vicino all’intransigenza di Grillo o Salvini e - diciamo - contrario ai proclami di Renzi? 
«Piano. Io sono anche filogovernativo, ma mi riservo il diritto di critica. Per esempio, sulla scuola si poteva fare molto di più. E sull’immigrazione ci vuole, sì, un’operazione-verità. Io apprezzo la Merkel che ha detto “ne accogliamo 500mila”, e saranno 500mila profughi. Punto, non di più». 
Mentre da noi... 
«Da noi i numeri continuano a ballare, non si vuol risolvere strutturalmente il problema. Si pensa allo slancio buonista dell’accoglienza, ma in realtà il problema è l’integrazione. Mao diceva che più che il pesce è meglio dare la canna da pesca, insegnare un metodo per fare ripartire un Paese. Invece qui si favorisce l’accattonaggio, il mercato nero...». 
Prima lei accennava alla crescita economica. L’Europa ora consiglia a Renzi di tagliare prima le tasse sul lavoro, non quelle della casa. Chi ha ragione? 
«La tassa sulla casa per le famiglie è una questione di giustizia sociale. Però è fondamentale anche il taglio delle tasse sul lavoro; io non farei una gara di priorità, si possono tagliare entrambe, magari modulandole sulla qualità del prodotto. Io lascerei le tasse sui prodotti bassi dei cinesi, per dire; e quello che entra lo reinvestirei in ricerca scientifica». 
Lei è un imprenditore e parla da imprenditore. 
«Certo, le imprese reggono il Paese. Possiamo dire che nella pubblica amministrazione ci sono stipendi e privilegi abnormi rispetto al nostro comparto industriale? O che, al di là dei risultati strabilianti dell’indipendentismo in Catalogna, le macroregioni sono un’ottima idea e le città metropolitane - 40 milioni di cittadini di bacino - sono il futuro? O che a Venezia, oltre gli scandali, si ha paura del Mose, qui il simbolo della tecnologia?». 
Quali sono gli altri problemi da risolvere? Luca Zaia, governatore del suo Veneto, appare sconsolato, spesso lamenta di essere lasciato solo. La pensa così anche lei? 
«Zaia difende il Veneto coi denti. Sta affrontando con grande coraggio i tagli alla sua Sanità, la più virtuosa d’Italia. Che è come se vincessi un premio e ti prendessero a schiaffoni. Io la vedo dura. E dire che basterebbe sburocratizzare, come ha fatto Cameron, appunto. Ma in Inghilterra ha la certezza della pena. Qua la mia polizia mi chiede: “Abbiamo arrestato Tizio cinque volte e viene rilasciato. Che cosa dobbiamo fare?” Io rispondo: “Continuate ad arrestarlo...”. Ma capisce che è una cosa estenuante». 
Cosa dice a Elton John e Celentano con cui ha litigato ferocemente? 
«Li saluto cordialmente». 
Sa chi mi ricorda lei? Renzi. La differenza è che lei è stato eletto democraticamente.  
«La saluto. Le voglio bene».

di Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • sturmtruppen

    06 Ottobre 2015 - 09:09

    E Brugnaro sarebbe un vip del centro destra, non ci siete con la testa

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  • arwen

    03 Ottobre 2015 - 15:03

    Ma perchè FI ancora esiste? E la dx italiana è ancora viva? Notizie che mi giungono nuove. Il Cdx è ormai morto e sepolto mentre la sx si sta agitando in agonia e, sulle rovine di ciò che fu, la demagogia impera......

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  • marino43

    03 Ottobre 2015 - 12:12

    L'ho detto tante volte e l'ho scritto tante volte!Chi ha fregato l'Italia e il centro destra è stato il puttaniere evasore fiscale!Qualsiasi persona di buon senso, con una cultura media potrebbe far riemergere il centro destra.Basta parlare di anti immigrazione,diminuzione delle tasse e svolta economica e 7/8 milioni di coglioni ti votano.Di certo senza il puttaniere tutto è più facile e credibile

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  • marino43

    03 Ottobre 2015 - 12:12

    L'ho detto tante volte e l'ho scritto tante volte!Chi ha fregato l'Italia e il centro destra è stato il puttaniere evasore fiscale!Qualsiasi persona di buon senso, con una cultura media potrebbe far riemergere il centro destra.Basta parlare di anti immigrazione,diminuzione delle tasse e svolta economica e 7/8 milioni di coglioni ti votano.Di certo senza il puttaniere tutto è più facile e credibile

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