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Amico di D'Alema

Gli affari dell'uomo di Palenzona con l'amico di Massimo D'Alema

La vita segreta di Roberto Mercuri, il faccendiere del vicepresidente di Unicredit Palenzona

Nella vicenda giudiziaria del vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona si muove nell'ombra, ma non troppo, quello che gli inquirenti definiscono il "faccendiere" del banchiere. È un uomo quasi invisibile. A Milano ha un ufficio al trentesimo piano della Torre Unicredit a fianco di quello di Palenzona, ma non è un dipendente della banca.

Palenzona, attraverso la società Aeroporti di Roma di cui è presidente, gli avrebbe garantito uno stipendio di 230 mila euro l'anno, un ulteriore emolumento da 46 mila euro e un posticino per la fidanzata rumena, la bella Talida. Oggi i due uomini sono accusati dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze di riciclaggio con l' aggravante mafiosa per aver favorito gli affari di un imprenditore siciliano, Andrea Bulgarella, sospettato di essere vicino al superboss Matteo Messina Denaro.

Le indagini diranno se questo favoreggiamento ci sia stato davvero. A noi interessa mettere a fuoco la figura del 44enne calabrese Mercuri, da almeno un decennio noto alle cronache giudiziarie. Per esempio è stato arrestato nel 2011 per una presunta truffa ai danni dell'Unione Europea per la costruzione di una centrale elettrica, e il procedimento è ancora in corso a Crotone.

Quello di Mercuri è stato un percorso imprenditoriale accidentato, spesso legato alla politica e ai suoi frequentatori.
Uno di questi si chiama Roberto De Santis, leccese, classe 1958. A molti questo nome dirà poco, ma nei salotti romani è un invitato che conta. Da quasi quarant' anni è amico di Massimo D' Alema, con il quale è stato armatore dell'Ikarus, la prima barca a vela dell' ex premier diessino. Ai tempi in cui D' Alema era presidente del Consiglio, De Santis fondò una banca d' affari a Londra, facendo esclamare a Guido Rossi la celebre battuta «sulla merchant bank di Palazzo Chigi».

Ma se le strade di De Santis e di D' Alema non si sono mai separate, anche quelle di Mercuri e De Santis si sono incrociate spesso. Il legame più noto tra i due Roberti è la Pianimpianti spa, azienda milanese di progettazione. Mercuri venne nominato amministratore delegato dopo che la sua famiglia ne divenne proprietaria.

Nel 2002 la società partecipò in Sicilia alle gare per quattro termovalorizzatori aggiudicate dalla giunta Cuffaro e annullate tra il 2009 e il 2010 dal successore Raffaele Lombardo; nell' affare si lanciò pure De Santis. Mercuri vinse un appalto insieme con i tedeschi della Lurgi, mentre De Santis, secondo Il Sole 24 ore, attraverso una società inglese (per il quotidiano di Confindustria «una scatola vuota»), «aveva un contratto di consulenza con Gea, la casa madre di Lurgi, per fare azione di lobbying per i tedeschi nell' affare dei termovalorizzatori».

Per il disturbo avrebbe incassato 15 milioni. Successivamente, una società di analisi finanziaria ha ipotizzato che la Lurgi abbia pagato mazzette per 38 milioni di euro per vincere quella gara. Sulla questione hanno iniziato a indagare i pm di Bolzano, che nel 2014 hanno trasmesso gli atti ai colleghi di Palermo. «Tutte chiacchiere, un' indagine ha sancito il non luogo a procedere» commenta De Santis. Sicuro? «Da notizie che ho, dovrebbero aver archiviato tutto». Vedremo.

Di certo nel 2005 la Pianimpianti era finita al centro di un'inchiesta di Catanzaro sui depuratori calabresi che si concentrò sui rapporti di Mercuri con alcuni politici. I finanzieri fermarono su un treno diretto in Lussemburgo Giuseppe e Cesare Mercuri, padre e fratello di Roberto, e gli sequestrarono 3 milioni e 354 mila euro in contanti nascosti in un borsone. Soldi precedentemente depositati in una cassetta di sicurezza da Roberto.

In quei giorni di bufera venne chiamato in aiuto De Santis: «C'era un emergenza nell'azienda e io entrai in consiglio \ senza essere socio. Poi Mercuri si dimise a causa dell' inchiesta, mentre io me ne andai qualche mese dopo». Successivamente l'amico di D'Alema divenne lo stratega del gruppo Renova-Avelar del magnate russo Viktor Vekselberg, impegnato nel settore dell' energia. Ma i suoi rapporti con Mercuri restarono strettissimi.

Libero ha incontrato una fonte che ha conosciuto molto bene entrambi e che con loro sostiene di aver fatto affari ai tempi di Renova. Su quei rapporti ha riempito un foglietto con frecce e nomi: De Santis avrebbe ottenuto lo sblocco di importanti finanziamenti da parte dell' Unicredit di Palenzona per Alfonso Gallo, un imprenditore napoletano coinvolto nell' inchiesta P4 e in affari con Ansaldo Energia. E ovviamente il canale per arrivare alla banca sarebbe stato Mercuri. «Il soggetto che raccoglieva la richiesta di aiuto finanziario era sempre lui e riceveva i "premi" se l' operazione andava a buon fine. Non mi meraviglierei se scavando dietro alla vicenda di cui parlano le cronache in questi giorni spuntasse pure il nome di De Santis. Era lo stesso Mercuri a dire che non faceva operazioni senza la sua approvazione».

Riferiamo all'imprenditore dalemiano quanto dichiarato dall'informatore e lui ribatte: «Questa è una cosa del tutto fuori luogo, Gallo non ha bisogno che intervenga io per farlo finanziare, la sua fonte mi sembra poco attendibile, Alfonso è un imprenditore solido economicamente, non ha questo tipo di necessità e io non faccio questo tipo di mestiere». Ma almeno conferma che Mercuri non prenda iniziative senza consultarla? «Io con lui ho interrotto la collaborazione lavorativa circa otto anni fa, siamo rimasti solo buoni amici».

La procura di Firenze e i carabinieri del Ros, che stanno indagando su Palenzona e Mercuri, sono gli stessi che hanno fatto arrestare l' ex governatrice piddina dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti, in rapporti sia con De Santis che con D' Alema, e che nel marzo scorso hanno perquisito l'ufficio di De Santis nell'inchiesta sulle cosiddette Grandi Opere. Si tratta solo di coincidenze? «A marzo mi hanno sequestrato un cellulare e uno smartphone che mi hanno restituito» replica l' imprenditore. «Dell' inchiesta non ho saputo più nulla, la magistratura può fare quello che vuole, ma io in quella vicenda ero coinvolto in modo marginale, a causa di telefonate tra terze persone».

di Giacomo Amadori

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