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Finanziamento pubblico

La Camera è in vacanza. Apre solo per regalare 10 milioni ai partiti

Si erano fatti la leggina quando ormai tutti pensavano alle vacanze di agosto, hanno aspettato le nuove generose ferie dell' Immacolata concezione per applicarla e versare 10 milioni di euro ai principali partiti politici. Per tacere le polemiche su queste maxi vacanze concesse ai suoi deputati (sta lavorando di fatto la sola commissione Bilancio per la legge di stabilità, la stragrande maggioranza dei deputati se ne sta a casa), Laura Boldrini ha convocato ieri l' ufficio di presidenza di Montecitorio facendo vedere che qualcuno quando ci sono cose che contano, lavora davvero.

Non tutti, perché mancavano molti membri dell' ufficio di presidenza, ma quelli che c' erano hanno dato il via libera in pochi minuti a quel finanziamento pubblico ai partiti che era relativo al 2013 e che era congelato perché non si era potuta verificare come imponeva la legge la documentazione su entrate e spese. Siccome di quei soldi i partiti hanno bisogno come del pane, nel cuore dell' estate si sono varati in fretta e furia il condono su misura (sono efficientissimi e rapidissimi in questi casi i parlamentari): non ci sono strutture adeguate per controllare quella documentazione? E allora semplice: non si controlla. L' idea è venuta a un ex di Sel (quindi ex compagno della Boldrini) come Sergio Boccadutri, che da un annetto è trasvolato nei più confortevoli banchi del Pd cambiando casacca come tanti altri. Gli hanno applaudito con ardore tutti gli altri partiti con la sola eccezione del Movimento 5 stelle (che oltretutto quei finanziamenti non prende per principio), e grazie alla presidente della Camera ieri sono passati tutti all' incasso.

A dire il vero i rappresentanti del Movimento 5 stelle presenti, e cioè il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e il segretario Riccardo Fraccaro avevano provato a rovinare la festa, chiedendo alla Boldrini un parere della avvocatura prima di erogare quella somma, e inviando pure una diffida al presidente perché non procedesse con l' ordine del giorno. Ma lei è andata avanti per la sua strada, sorretta da tutti gli altri che avevano fretta di fare incassare i loro tesorieri. La Boldrini in questi anni non ha lasciato gran segno per la sua discussa presidenza della Camera dei deputati, ma ha messo nero su bianco la sua firma almeno su una ventina di provvedimenti di stanziamento di soldi pubblici ai partiti: deve essere la sua specialità erogare quei fondi.

L' ufficio di presidenza della Camera ieri per altro è sembrato una sorta di sliding door, di porta girevole sbattuta con forza in faccio alla presidente. Prima se ne sono andati i due grillini arrabbiati per i soldi ai partiti. Poi è uscito polemicamente anche il vicepresidente del Pd, Roberto Giachetti, quando sbattendo le ciglia la Boldrini ha fatto retromarcia sulla nomina del nuovo capo ufficio stampa della Camera, per cui verrà fatta sia pure con molto ritardo - e con la probabile vacatio dopo l' uscita di scena di Anna Masera - una nuova selezione competitiva. «Ho inventato io questo metodo, e voglio che sia mantenuto», ha detto davanti a tutti la Boldrini. Giachetti si è sentito un po' preso in giro, perché da mesi chiedeva al presidente della Camera di prendere una decisione e lei tergiversava, facendo capire che usando risorse interne avrebbe ottenuto bei risparmi. Per questo il vice della Boldrini si è dimesso giusto una settimana fa dal comitato per l' informazione che avrebbe dovuto fare quella selezione, ironizzando ieri: «Forse quel gesto ha contribuito a fare cambiare idea al presidente». Di certo ci è riuscita una anticipazione di Libero sui piani della Boldrini di commissariamento della informazione istituzionale.

L' ufficio di presidenza infine ieri ha deciso di congelare un aumento di stipendio del personale dovuto a intese sindacali del 2011 (per forza, nel frattempo sarebbero dovuti entrare in vigore i tetti da 240 mila euro in questo momento congelati da un ricorso). E ha sostenuto di avere congelato il taglio esistente delle indennità di funzione in attesa di una «armonizzazione» con il Senato. È un congelamento un pizzico fittizio, perché il Senato quelle indennità non le ha mai tagliate. Se si armonizzassero in questo momento, dovrebbero tornare a crescere quelle dei dipendenti della Camera per par condicio necessaria ai progetti di unificazione del ruolo del personale dovuti alla riforma istituzionale di Matteo Renzi. Una decisione che verrà presa entro il prossimo 28 gennaio.

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • cane sciolto

    25 Marzo 2016 - 19:07

    Votate Votate e continuate a votarli, mi raccomando fate la fila x le primarie e pagateli pure altrimenti ci rimangono male questi e quelle D. e ...................................................................................................................

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  • Oscar1954

    11 Dicembre 2015 - 19:07

    Il Popolo Italiano muore di fame ma alla casta non gliene frega un cazz.zo. Loro pensano solo a se stessi. Il Popolo è carne da macello che deve lavorare e spaccarsi la schiena, dalla mattina alla sera, per mantenere i loro privilegi. D'altra parte è giusto così. Qualcuno li ha votati e mandati al potere adesso stiano zitti se lo prendono in culo.

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  • seve

    11 Dicembre 2015 - 14:02

    Siccome nessuno dice mai niente ora si ruba anche durante le ferie ,erano in ferie ,ma le hanno interrotte per rubare .evviva l'Italia.

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  • gug

    11 Dicembre 2015 - 11:11

    Come potevano farsi mancare la liquidità' per l regalo di Natale da spartire per le varie loro fondazioni , per il popolo solo nemmeno le briciole .....

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