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Donne morte di serie B. Laura Boldrini e quel silenzio sospetto

Laura Boldrini

Alessia, Marianna, Parvinder, e poi la giovane a cui il compagno algerino ha dato fuoco dopo una banale lite. C’è da aggiornare la contabilità del dolore. Il conto delle donne ammazzate o, se va meglio, sfigurate, ustionate, ferite, per mano di un uomo che è quasi sempre un amore malato. Un violento roso dalla gelosia, magari in preda a un raptus che però gli esperti dicono in realtà non esista e sia solo un alibi. Oppure un fanatico per motivi religiosi, che non si arrende all’evolversi del tempo e considera ancora la donna un oggetto da sottomettere peggio di un animale che deve ubbidire al padrone: se non lo fa, sono botte. Lo dice la sua cultura.

Il 25 novembre, come ogni anno, si è celebrata la giornata nazionale contro la violenza sulle donne. Ci sono state tante iniziative, alcune perfino utili, ma anche tanta retorica che serve a poco. «Serve una legge contro la strage di donne». «Più libertà e più rispetto per le donne». Ok. Ma in concreto? Le femministe vogliono apparire, esistere, ma il politically correct le relega dietro a un velo spesso di ipocrisia. Sempre pronte a gridare all’insulto sessista, si sono dimenticate di commentare gli ultimi femminicidi, quelli di questi giorni, che hanno come protagoniste giovani donne massacrate da extracomunitari perché volevano vivere all’occidentale.

Lotta ancora tra la vita e la morte, nel centro Grandi Ustionati di Genova, la 26enne indiana Parvinder Kaur Aoulask, a fine novembre cosparsa di liquido infiammabile dal marito che non accettava che la madre dei suoi due bimbi si mettesse i jeans o gli occhiali da sole e un filo di trucco, come tante altre ragazze italiane. Parvinder arriva dall’India, ma è in Italia dal 1996. Lei e i suoi genitori avevano acquisito la nostra cittadinanza. Ha studiato a Dello, nel Bresciano, si è diplomata con il titolo di ragioniera a Brescia e ora lavorava segretaria per un commercialista. Al marito indiano non stava bene. L’unica soluzione per lui era ammazzarla. Come Hina.

I carabinieri di San Felice a Cancello, provincia di Caserta, stanno ancora cercando di ricostruire che cosa è accaduto, ieri, ad una donna di 38 anni, originaria del Kazakistan. Che cosa è successo, in realtà, è molto semplice nella sua brutalità: due cittadini algerini, Fakir Ali Cherif, classe 1968, di fatto domiciliato ad Afragola, e il coetaneo Bach Sais Rachid, senza fissa dimora, entrambi clandestini, dopo una discussione hanno gettato addosso alla donna, ancora in via di identificazione, una bottiglia intera di alcol etilico e poi le hanno dato fuoco con un accendino. Quando i carabinieri hanno fatto irruzione in casa, allertati dalla chiamata di un vicino preoccupato, si sono ritrovati la scena di quei due balordi fermi e impassibili accanto al letto mentre la malcapitata fidanzata di Ali Cherif era percorsa dalle fiamme e dai lamenti: i due algerini si stavano compiacendo di quanto avevano appena fatto. Osservavano in silenzio quel corpo indifeso che avrebbero buttato via se solo i militari non fossero intervenuti. In sostegno di questa vittima, ricoverata con il 60 per cento del corpo bruciato, ma soprattutto contro i due clandestini, non è pervenuta neppure una dichiarazione dalla presidente della Camera, Laura Boldrini né da altre femministe.

Idem per il caso di mercoledì a Gallarate (Varese). Qui non c’è stato il tempo e neanche i soccorsi. Marianna non ha avuto scampo: è finita sotto le coltellate di suo marito albanese che l’ha sgozzata con una lama lunga 30 centimetri. In casa c’erano anche i due figli della coppia, il più piccolo dormiva accanto alla mamma, ma quando la donna ha cominciato a urlare spaventata dalla furia omicida del marito, i bambini si sono svegliati. Marianna è stata sgozzata davanti a loro.

Tutti zitti, poi, i sostenitori dell’integrazione e dell’accoglienza. Nessun commento su quanto è accaduto a Parma dove il tunisino Mohamed Jella, che doveva essere espulso tre mesi fa, nel frattempo è ricercato per l’omicidio della fidanzata Alessia Della Pia. La Lega e Fare! si sono espressi contro la mancata espulsione. I centri anti-violenza locali dicono che è colpa dei media «che vogliono dare una razza e un colore alla violenza». Intanto Alessia non c’è più.

di Brunella Bolloli

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Commenti all'articolo

  • charlie23

    25 Agosto 2016 - 11:11

    Lo hanno compiuto i suoi protetti! Se fossero stati Italiani avrebbe esternato contro il sessismo dilagante tra di noi, non tra di loro. Le donne per quella gente sono considerate un niente, e il bello che tutte ste femministe e sinistrorse sono per l'accoglienza. Il giorno che saranno maggioranza (e non manca molto visti gli afflussi) se ne pentiranno amaramente!

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  • luigin54

    25 Agosto 2016 - 03:03

    tace xchè è una cretina.

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  • rendagio

    24 Agosto 2016 - 12:12

    puro integralismo alla BOLDRINI/RENZI/KEINGE

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  • pietromarceddu

    27 Dicembre 2015 - 22:10

    un ottimo naso da tartufo

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