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Il retroscena

L'aut aut di Salvini e Meloni: dove deve cedere Berlusconi

IL NODO ALLEANZE Aut Aut Salvini e Meloni Dove deve cedere il Cav

Una volta Berlusconi, da solo, aveva i voti che oggi i sondaggi accreditano all' intero schieramento di centrodestra. Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d' Italia, secondo l' ultima stima di Euromedia Research, valgono insieme il 33 percento. Alle Europee del 2009, non venti ma sei anni fa, il Popolo della libertà prese il 35,2. E si parlò pure di mezzo flop, perché l' allora presidente del Consiglio aveva fissato il suo obiettivo al 40 percento.

Altra storia, altri tempi, altra politica. Certe performance sono irripetibili. Perché il bipolarismo ha ceduto il passo al tripolarismo. E, ai bei tempi di Silvio, i grillini avevano percentuali da prefisso telefonico, non erano ancora esplosi. Ma il problema odierno del centrodestra non è soltanto nei numeri, quanto nell' ordine di arrivo. Da diversi mesi la Lega è il primo partito della coalizione e il distacco di Forza Italia continua ad allargarsi. Berlusconi rimane pur sempre il leader più rappresentativo, per storia e relazioni. Ma i voti, al momento, danno ragione a Matteo Salvini (e anche a Giorgia Meloni) e questo crea un cortocircuito nelle relazioni tra partiti. La nuova generazione non aspetta che il "re" abdichi, vuole sfilargli il trono dal sedere. Alle ultime Regionali il leader leghista ha sbagliato approccio. Troppo ruvido. In varie situazioni ha preferito andare da solo, provando ad accelerare la caduta berlusconania. Invece, con l' intuizione di Giovanni Toti in Liguria, Silvio ha dimostrato di avere ancora carte da giocare.
O, quantomeno, ancora una buona riserva di fortuna dalla sua.

Adesso Salvini ha cambiato registro. Non assedia più il palazzo, ci entra dentro per trattare. L' altra sera il segretario federale della Lega era ad Arcore per gli auguri di Natale. Si è parlato di candidature per le Amministrative, ma si è concluso poco. I nomi che girano per Milano sono ancora quelli della Vigilia: Paolo Del Debbio, Alessandro Sallusti e Stefano Parisi. Ciò significa che probabilmente non saranno loro, visto che si temporeggia così tanto nell' ufficializzazione. Salvini vuole mettere il sigillo leghista sull' aspirante sindaco milanese. E l' ex premier finirà per accontentarlo. Così come ha dovuto fare a Roma con Giorgia Meloni. Il leader di Fratelli d' Italia ha detto no ad Alfio Marchini smentendo Berlusconi, che dava già la cosa per fatta. In altri tempi, Silvio sarebbe passato oltre il dissenso di un alleato, con Fini lo faceva sistematicamente, ma adesso è diverso. Così, a malincuore, ha dovuto trattare: a Roma non può prescindere dall' accordo con Fratelli d' Italia. E l' ipotesi che possa essere candidata la stessa Meloni non è ancora del tutto tramontata. Anzi.

Questo deficit di leadership è la cifra del berlusconismo contemporaneo. Un po' perché Silvio è provato dagli ultimi due anni drammatici, un po' perché non gliene può fregar di meno dei sindaci. Però questa è la realtà dei fatti. Che allarma, e non poco, i dirigenti di partito. Soprattutto i berluscones che hanno deciso di condividere fino alla fine il proprio destino con l' uomo di Arcore: o rinascita (come promette lui), o declino definitivo, come sospettano altri azzurri che, in queste settimane, si stanno guardando intorno.

Qualche settimana fa alcuni parlamentari di Fi hanno chiesto e ottenuto udienza al segretario della Lega. Salvini cerca dirigenti per rafforzare il partito nel Centro Sud ed è disponibile ad accogliere ex forzisti, purché depositari di un consenso locale certo. Di qui l' incontro. Alla fine non se n' è fatto nulla, però l' episodio dà la misura del clima da "rompete le righe" che si respira in Forza Italia. A metà mese si terrà il vertice di coalizione sulle candidature.

Tolte Roma e Milano, in altri posti ci sono alcune certezze in più: Napoli (Gianni Lettieri), Torino (Osvaldo Napoli), Bologna (Lucia Borgonzoni), Cagliari (Piergiorgio Massidda) potrebbero già definirsi assegnate a un candidato condiviso.

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • miraldo

    30 Dicembre 2015 - 16:04

    L'intuizione di Giovanni Toti in Liguria??? Senza i voti della Lega che è stato il partito più votato del centrodestra, col cavolo che Toti veniva eletto.

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    • demaso

      30 Dicembre 2015 - 20:08

      ..gia ma se si sarebbe presentato un leghista senza i voti degli altri di destra col cavolo che sarebbe stato eletto, quindi?

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  • nick2

    30 Dicembre 2015 - 12:12

    Inutile nascondersi dietro ad un dito. Berlusconi era compatibile con il leghismo federalista all'amatriciana di Bossi, ma é assolutamente incompatibile con il nazionalismo antieuropeo lepeniano di Salvini e Meroni. Quindi da una parte finge di stare con la Lega, mentre dall'altra appoggia Renzi utilizzando i finti traditori, che in realtà sono i suoi uomini di fiducia.

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    • gianbus52

      30 Dicembre 2015 - 17:05

      Ma non dite stupidaggini anche nel 2013 davono forza Italia morta ed invece non lo età affatto

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  • lucaschiavoni

    30 Dicembre 2015 - 09:09

    nel 2009 M5S non c'era alle elezioni nazionali.. ehm.

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