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Il 2016 di Matteo Salvini: serve la prova di maturità per conquistare i moderati

Il 2016 di Matteo Salvini: serve la prova di maturità per conquistare i moderati

Il 2016 per Matteo Salvini, il Le Pen della Lega, il descamisado con la felpa, dovrà essere l'anno della mutazione antropologica. Salvini, oltre che leader carismatico, dovrà dimostrare d' essere un politico. Dopo la fase dello sfondamento, occorre tessere alleanze, smussare gli angoli, credere nell'arte del possibile per raggiungere se non la governabilità, almeno la speranza d' un centrodestra che si muova - una volta tanto - in quadrata falange. Non dico blandizie virili alla Bossi, ma almeno opportunismo alla Tsipras. Salvini ha preso una Lega cimiteriale al 4% e l'ha fatta crescere fino al 16% sintonizzandosi sulle viscere e sulle speranze dei propri elettori. Ma ora è tempo di raccogliere. Se proprio non vuole candidarsi a sindaco di Milano (pure se la sua candidatura a consigliere comunale drenerà pacchetti di voti), Salvini dovrà buttarsi direttamente nella mischia dei candidati premier. Ma, per farlo, dovrà trattare con la Meloni e Berlusconi, senza fare balenare l'idea di egemonizzarli. La popolarità dell'ex enfant terrible del leghismo (ormai molto meno enfant) è sempre alta; ma più in là, da sola, la popolarità non va. La strategia per la conquista del sud mutuata dal «gemello» epurato Flavio Tosi, non ha funzionato come si prevedeva. Ai suoi proclami a voce alta spesso non segue il «decreto attuativo», vedi la battaglia sulla revoca del mandato parlamentare per cambio di casacca, per dire. Ai moderati di centrodestra Salvini incute un certo timore per l' ostinazione di certe tesi (vedi l'antieuropeismo oggi, pare, abbandonato).

Per lui l'asticella della provocazione e dell' esposizione mediatica si sposta sempre più in alto. Ma, ora, la gente vuole i risultati. Che possono arrivare attraverso una strategia comune soprattutto con Berlusconi che, non per nulla, Salvini ha voluto accanto a sé sul palco di Bologna, in occasione dell'adunata sull'immigrazione. Non può, nell'anno che verrà, il Salvini di lotta, permettersi di perdere le elezioni a Milano o Torino o Bologna. Non basta più rastrellare voti e applausi. La mission è entrare nella stanza dei bottoni a costo di accorgersi, come diceva Nenni, che i bottoni non ci sono. Non riuscisse, dietro di lui si scaldano Zaia e Maroni, gli amici moderati ai quali l'incendiario Matteo ha già preparato il campo, spalmandolo di napalm... 

di Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • sinceramente

    01 Gennaio 2016 - 17:05

    Salvini smettila di tenere gli occhi abbassati sul tablet sembri un condannato

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  • filen

    filen

    01 Gennaio 2016 - 16:04

    Caro perin non essendo leghista in ogni caso è sempre meglio della moretti e il resto dei kompagni rossi

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  • wilegio

    wilegio

    01 Gennaio 2016 - 16:04

    Ma che discorso è quello del "decreto attuativo"? Da quando in qua un partito rappresentato in parlamento al 4% può permettersi di varare leggi e decreti, soprattutto quello sull'obbligo di mandato, cosa realmente disgustosa, che però raccoglie i favori di destra e sinistra? Pensate che, se proponesse una modifica costituzionale così, la discuterebbero? E che F.I. la voterebbe?

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  • miraldo

    01 Gennaio 2016 - 15:03

    Sia la Lega che Salvini riusciranno a spuntarla su tutti, dal momento che la Lega è l'unico partito che difende gli Italiani.

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