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Rivoluzione incivile

La legalità
secondo Ingroia:
manifesti abusivi
a Napoli

Rimproverati dal blogger Capezzuto, si sono giustificati tirando in ballo l'oscuramento dei media

Antonio Ingroia
ll requisito minimo per chi si propone di fare una Rivoluzione Civile è, lo dice la parola stessa, la civiltà. Invece, il partito di Antonio Ingroia, autodefinitosi l'erede di Paolo Borsellino, che sulla legalità ha edificato un movimento politico, sulla questione sembra essere abbastanza flessibile. Qualche giorno fa, a Napoli, volontari del movimento avrebbero tappezzato la città di manifesti di Rivoluzione Civile senza andare tanto per il sottile, attaccandoli indistintamente anche nelle zone dove era loro vietato.
Lo riporta Arnaldo Capezzuto, blogger del Fatto Quotidiano ed uno degli autori de Il Casalese, sul suo profilo Facebook. I volontari si sarebbero giustificati affermando: "Ci boicottano. Ci oscurano. Non abbiamo i mezzi della sinistra e della destra o del centro". Al che Capezzuto avrebbe ribattuto: "Cosa c'entra. La rivoluzione civile non dev'essere incivile". E uno, il più brizzolato: "Lasciatelo perdere è di destra. O peggio è del Pd". Risposta, quest'ultima, che una logica ce l'ha, ma coincide con quella dell'ideologia, non certo con quella civile.

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Commenti all'articolo

  • blu521

    19 Febbraio 2013 - 14:02

    L'opinione opinabile mi mancava. Grazie

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  • blu521

    19 Febbraio 2013 - 10:10

    Porta i calzini turchini, e fuma. Un'originale per i bananas

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  • eureka.mi

    18 Febbraio 2013 - 21:09

    La legalità diventa un'opinione opinabile dai suoi interessi: personaggio dalla doppia personalità, magistrato e giustizialista quando fa comodo, politico per sua convenienza.

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