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L'intervista di Pietro Senaldi

La Russa frecciata a Salvini e Silvio, poi la rivelazione sulla Meloni

La Russa frecciata a Salvini e Silvio, poi la rivelazione sulla Meloni

Onorevole La Russa, è colpa sua?
«In effetti sì. Sono stato io a incoraggiare la Meloni perché anticipasse l' annuncio della gravidanza. Lo so che prima dei tre mesi non si fa ma c' erano esigenze politiche superiori. Se avesse continuato a tergiversare sulla sua candidatura a Roma avrebbe dato l' idea di atteggiarsi, invece c' erano motivi seri».
L' hanno attaccata per aver scelto il Family Day per l' annuncio… «Ne ha sofferto molto. L' annuncio non era preventivato, è partito sull' emozione del momento. E se pure la Boldrini, non so se obtorto collo, le ha espresso solidarietà, significa che quegli insulti sono stati un vero autogol».

Lei avrebbe voluto candidarsi?
«Sì, aveva deciso e ancora adesso non è detta l' ultima parola: se non troviamo la persona adatta, Giorgia scende in campo».
E visto tutti i veti che avete posto… «L' unico veto è a Marchini, che è di sinistra e non ha mai dichiarato di porsi al servizio del centrodestra. Su Bertolaso eravamo disponibili ma ora che ha rinunciato, lo scenario si è riaperto a ogni ipotesi, compreso un nome a sorpresa che stiamo sondando in questi giorni. A Roma tutto è sempre più complicato».

A Milano invece è tutto risolto?
«Noi eravamo per Sallusti ma, come dice Salvini, forse è troppo identitario. Ora l' ipotesi più forte in campo è Parisi, un ottimo candidato. L' importante però è decidere in settimana, per non lasciare campo aperto alla propaganda della sinistra. Certo, vedendo che a Roma la Lega è pronta a sostenere Marchini malgrado il nostro no, mi pare davvero incomprensibile il veto padano a Lupi a Milano».

Ha davvero svoltato il centrodestra?
«Consideri che, senza candidato, a Milano i sondaggi ci danno poco sotto la sinistra. E a livello nazionale il centrodestra se la gioca.
Tutto merito di Bologna, dove con Meloni, Berlusconi e Salvini sul palco insieme, i nostri elettori hanno potuto vedere che il centrodestra ha ritrovato unità e identità. Ma dobbiamo dire grazie anche a Verdini».

Verdini? E perché mai?
«Perché andandosene da Forza Italia ha reso chiaro che il patto del Nazareno tra Berlusconi e Renzi era acqua passata».

Verdini si è portato con sé molti forzisti: cosa sperano?
«Un vantaggio immediato in politica. Per il dopo, magari due o tre di loro riusciranno a riciclarsi nelle liste di Renzi ma la maggior parte potrà cercare di trattare vantaggi extra-politici per domani. Verdini è molto bravo nel fare promesse e la gestione di potere e poltrone di Renzi lo può aiutare. Questi di Ala mi ricordano molto Giuseppe Sala».

Qual è il legame, mi scusi?
«Sala è un manager della politica. Stava con la Moratti, ora è con Renzi, se Mussolini risorgesse dalla tomba forse sarebbe capace di mettersi in orbace, così come non ha avuto problemi a posare con il basco di Che Guevara. E pure quelli di Ala sono così: ravviso similitudini con il Tognazzi de "Il Federale": con gli americani già a Roma, inseguiva riconoscimenti dal regime fino a rischiare di finire fucilato. I verdiniani non saranno fucilati ma la maggior parte rischia di fare la fine dei miei colleghi che hanno seguito Fini».

Già, Fini: lo sente ancora?
«Solo occasionalmente. Le sue responsabilità sono grandi ed evidenti ma questo non mi impedisce di riconoscergli il merito inizialie di aver dato credibilità ad An. E poi, a differenza di Salvini, e anche della Meloni, ha avuto la capacità di far crescere intorno a sé una vera classe dirigente e la forza di non accantonare gli avversari politici interni».

E poi cosa gli è successo?
«Ha pensato di essere più importante di An e che le fortune del partito dipendessero da lui più che dai nostri valori fondanti».

Tutta colpa della Tulliani?
«Non credo. La svolta culturale e politica arriva prima, è dovuta ad altre frequentazioni e contaminazioni ideologiche».

Allude al feeling politico con la Prestigiacomo?
«Davvero non so dire così nel dettaglio».

E la rottura con Berlusconi?
«Gianfranco ha fatto molti errori. Il Pdl nacque d' improvviso: nel giro di 24 ore morirono la madre di Berlusconi e quella di Fini e i due si ritrovarono in una strana e totale empatia. Silvio propose, Gianfranco accettò e il Pdl volò ai massimi. Ma presto l' idillio finì, perché hanno sensibilità troppo diverse, Berlusconi vuole comandare da solo e Fini sbagliò a farsi eleggere presidente della Camera».
Una poltrona che ultimamente non porta fortuna a chi ci si siede sopra…

«Sì ma non è questione di cabala: Berlusconi si sa com' è fatto e se ti fondi con lui non puoi aspettarti di trattare alla pari, non è Casini. Io gli avevo suggerito di fare il ministro o di prendere in mano le redini del Pdl come segretario: da lì avrebbe potuto lavorare per il futuro. Ma Fini ha preferito il ruolo istituzionale e da lì le posizioni si sono divaricate».

Pensava che Berlusconi fosse finito?
«Sì, e come tanti ha sbagliato. Non ha saputo aspettare, si è fidato delle sirene che gli arrivavano da sinistra, tradendo la sua storia».

Anche Alfano non ha saputo aspettare?
«Alfano un po' l' ha stroncato Berlusconi, quando ha detto che non aveva il quid. Angelino se ne è risentito e non è più riuscito a ricostruire il rapporto».

Dimostrando così di non avere il quid?
«Beh, questo può darsi».

Il sostegno a Renzi è solo calcolo?
«La scelta ci sta: mi avete umiliato e me ne vado per sostenere un governo delle riforme.  Ma se poi pretendi il ministero dell' Interno è difficile sfuggire all' accusa di essere uno che si dice di destra ma occupa poltrone di sinistra. Tanto più che questo non è il governo Letta: quello di Renzi è un governo politico».


Anche lei però ha mollato il Pdl per fondare il suo partito…

«Si sbaglia. Io sono rimasto nel Pdl, nelle cui fila ero stato eletto, fino al 2013. Poi per le elezioni ho fondato, con Meloni Crosetto e altri parlamentari, un partito più vicino alla mia storia e sensibilità ed è grazie ai voti di Fratelli d' Italia e non di Forza Italia che oggi siedo in Parlamento. Alfano doveva restare in Forza Italia, così come Bersani oggi resta nel Pd anche se si vede che ci sta malissimo. Io avrei fatto come Bersani, non come Alfano».

Come mai della vecchia guardia di An in così pochi l' hanno seguita?
«Non era mica facile lasciare il certo per l' incerto. Specie sul territorio, tanti ex assessori di An hanno preferito restare al caldo».
Anche il suo amico Gasparri… «Non avrei mai fondato Fratelli d' Italia senza Gasparri e lui mi disse "vengo, di malavoglia ma vengo". Conservo il suo sms. Ma cinque giorni prima di partire qualcosa gli fece cambiare idea. D' altronde, Maurizio è sempre stato un po' forzista e per il partito unico».

Ha sbagliato?
«Non ci ha creduto. Però sta bene, va in tv, tweetta, dice quel che vuole, è contento».

Che potenziale di crescita avete?
«A doppia cifra, dal 10% in su, più o meno il bacino che aveva An. D' altronde, la Lega al Sud non sarà mai forte. Salvini fa bene a lanciare l' operazione perché gli permette di cambiare immagine, ma in Meridione non andrà mai oltre il 2%. Ed è meglio così, se penso ai personaggi saliti sul Carroccio al Sud: un assalto alla diligenza da parte di certi furbastri».

Certo che Berlusconi dovrebbe imparare da lei: non gliel' ha mai detto?
«Che cosa avrei dovuto dirgli?

 Di imitarla: lei ha saputo fare il passo indietro per consentire il salto generazionale: le è costato molto?
«Lanciare i giovani è nella tradizione della destra: Almirante lo fece con Fini. Ed è anche nella mia modesta tradizione personale: dalla Beccalossi a Fidanza, l' ho sempre fatto. E poi io ero avvantaggiato rispetto a Silvio».

E perché mai?
«Partivo da zero e con me c' era la Meloni. Berlusconi forse teme di non aver nessuno che possa raccogliere il consenso che ha lui ed è convinto che se si facesse da parte oggi il partito dimezzerebbe i voti».

È davvero così brava la Meloni? Molti dicono che dovrebbe sromanizzarsi?
«A volte le abbiamo suggerito di andare a lezioni di dizione per togliersi quell' accento ma non c' è stato verso, ne va fiera e credo abbia ragione. Al' inizio, quando chiamavano me in tv, declinavo a suo favore. Ora è una vera leader ma deve stare attenta: per far crescere il partito occorre delegare al massimo e tenere aperta il più possibile la porta a idee e uomini che arrivano dal territorio».
Ha lanciato anche la Santanché...
«Quando venne da me le dissi: "da noi si fa la gavetta" e per un anno fece l' assistente dell' assessore alla moda in Provincia. Ha una capacità di lavoro e relazioni uniche. Se devo trovarle un difetto è quello di non riuscire a nascondere le proprie ambizioni, che sono molte; e questo infastidisce i colleghi perché alla fine sembra sempre che corra da sola. Ma il nostro è un rapporto di amicizia prima che politico, e nella vita privata Daniela è divertente, socievole, ti fa stare benissimo».

Lei è figlio di un parlamentare missino: i suoi tre figli continueranno la tradizione?
«Geronimo ha dovuto vivere dentro la politica fin da piccolo, a vent' anni era già consigliere di zona a Milano. Per ora ha deciso che come esperienza gli basta. Lorenzo Cochise ha vent' anni e non ne vuole sapere. La mia speranza è Leonardo Apache, che di anni ne ha 13: sono contento se toccherà a lui, così nessuno potrà dire che l' ho aiutato, perché per allora sarò troppo vecchio. Se dopo di me non toccherà a lui, per la prima volta non ci sarà un La Russa in Parlamento dal 1865».

Ma perché tutti questi nomi indiani?
«Geronimo l' ha scelto la madre, attratta sia dagli indiani metropolitani che dai pellerossa. Quanto agli altri, l' ho fatto per unirli, per dare loro un motivo in più per sentirsi vicini visto che sono figli di madri diverse».
Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • fiorgio

    08 Febbraio 2016 - 19:07

    Meno male che la Meloni si è dissociata in tempo, perche' Alemanno e Storace!!!!! Fini a solo il merito di essere un grande traditore, resto, vedere che tanti ex An lo elogiano, forse perche' la cassa la tiene ancora lui????? ma!!!!!

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  • carlozani

    08 Febbraio 2016 - 17:05

    Fini non ha aspettato la fine politica di Berlusconi ,ma ha cercato di prendere il potere credendosi un grande uomo,invece si é dimostrato un traditore.Ha svenduto al cognato la casa di Montecarlo,patrimonio avuto dal MSI,aveva dichiarato che se fosse stato dimostrato si sarebbe dimesso e non lo ha mai fatto nemmeno davanti a documenti ufficiali.ha rinnegato la Bossi-Fini.E'questo il grande uomo?

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  • viola52

    08 Febbraio 2016 - 16:04

    .......«Geronimo ha dovuto vivere dentro la politica fin da piccolo, a vent' anni era già consigliere di zona a Milano....... ci fossa mai una volta che il figlio di un muratore facesse il consigliere a vent'anni.......solo ai figli dei politici è permesso tale "tirocinio".....

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  • viola52

    08 Febbraio 2016 - 16:04

    ....Ma perché tutti questi nomi indiani?........ perché se entrano in politica sapranno benissimo fare gli indiani con le domane scottanti.....

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