Cerca

Analisi

La lobby renziana di "Europa" conquista anche la Camera

Stefano Menichini

C’era una volta (in realtà c’è ancora anche se ha cambiato pelle e modificato il codice genetico), la potente lobby di Lotta Continua. Pronta a tutto pur di prendere il meglio. E c’è riuscita. Oggi domina la lobby di Europa, altrettanto vorace, ma decisamente più melliflua, felpata, sia nei modi che nei termini.

Ieri come allora a guidare il «cartello» di uomini e donne innamorati del potere era un organo di informazione per pochi intimi, ma capace di arrivare dove gli altri sono esclusi. Da Lotta Continua sono usciti direttori e intellettuali . Da Europa, ex quotidiano della Margherita che ha beneficiato di ben 30 milioni di fondi pubblici, sono usciti portavoci e spin doctor dell’era renziana. L’ultimo in ordine di tempo, ma solo per un caso, è Stefano Menichini, nominato capo dell’ufficio stampa della Camera dei Deputati e Responsabile della comunicazione. E siccome la presidentessa di Montecitorio Laura Boldrini ama fare le cose in grande, senza badare a spese, la proposta di nomina dell’ex direttore di Europa è arrivata a conclusione di una procedura di selezione pubblica cui hanno partecipato più di 270 giornalisti professionisti. Un bello spot in nome della trasparenza, non c’è che dire, anche se alla fine il Pd ha estratto dal mazzo la carte vincente imponendo alla Boldrini il proprio comunicatore. Il quale era già pronto da tempo a varcare il portone di Montecitorio.

Menichini, secondo la terza carica dello Stato, sarebbe stato scelto per «competenza e professionalità» e, soprattutto, parola di Laura Boldrini, perché durante il colloquio ha spiegato che Montecitorio deve continuare ad essere «la casa della democrazia». Eppure nomina più scontata di questa non c’è mai stata, dato che la corsa per l’ambita poltrona lasciata libera da Anna Masera (tornata a La Stampa) fosse ridotta ad un derby fra l’ex direttore di Europa, attuale consulente del ministero dei Trasporti, e l’ex direttrice de L’Espresso e D di Repubblica, Daniela Hamaui. La quale, però, pare non avesse convinto gli illustri membri dell’ufficio di presidenza soprattutto su uno dei requisiti principali richiesti per conquistare la carica: la conoscenza del Parlamento e dei suoi meccanismi.

L’ex direttore di Europa, per la cronaca, in attesa della Camera aveva trovato un posto come esperto della Comunicazione istituzionale al ministero dei Trasporti, con il ministro Graziano Delrio. Con un compenso di tutto rispetto: 120 mila euro in tre anni, più di 3 mila euro al mese. Un po’ meno dei 5 mila euro mensili che intascava come direttore di un quotidiano che negli anni, come ha fatto notare il Fatto Quotidiano, ha percepito qualcosa come 30 milioni di euro di fondi pubblici per l’editoria.

Nell’era renziana la matrice di appartenenza conta eccome. Il primo a imbarcarsi nel governo Renzi è stato Filippo Sensi, che di Europa fu vice direttore. Spin doctor, portavoce, capo ufficio stampa, direttore di YouDem, curatore dell’immagine del premier, Sensi è un po’ il Richelieu di Palazzo Chigi, anche se c’è chi preferisce paragonarlo ad Alastair Campbell, ombra di Tony Blair. Altro europeista doc Giovanni Cocconi, portavoce del sottosegretario alle Comunicazioni (ministero dello Sviluppo economico) Antonello Giacomelli. Infine Lorenzo Biondi, responsabile della sezione Esteri, da otto mesi ha trovato posto in Europa come speechwriter (come si definisce lui stesso su Twitter) di Federica Mogherini.

di Enrico Paoli

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog