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Trama da spy-story

Il complotto per far cadere Renzi: chi sono i mandanti, chi lo sostituirà

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Il complotto per far cadere Renzi: chi sono i mandanti, chi lo sostituirà

Claudio Cerasa sul Foglio lo chiama il "club degli ex premier". Sono tre, tutti di sinistra e tutti rigorosamente anti-renziani: Romano Prodi, Massimo D'Alema ed Enrico Letta. Secondo Cerasa, grazie alle loro influenti entrature presso diplomazie e burocrazie europee e apparati ministeriali interni, da settimane stanno cercando di far cadere Matteo Renzi. Un piano che, suggeriva anche Luigi Bisignani, vede confluire inchieste giudiziarie e spericolate manovre speculative finanziarie su Borsa e spread, senza contare i riassestamenti mediatici di Repubblica (con gli editoriali di Eugenio Scalfari) e Corriere della Sera (con fondi sempre più critici col governo) in linea proprio con le posizioni di Prodi, D'Alema e Letta. 

La manovra romana - Il "complottone" in stile Berlusconi 2011, che lo stesso Giorgio Napolitano si è premurato di smentire, è però una ipotesi che a Palazzo Chigi considerano da tempo, viste anche le crescenti difficoltà nel gestire il Pd in Parlamento. Il banco di prova decisivo sarà però la tornata elettorale. Secondo il Giornale, è a Roma che i dem anti-renziani si stanno organizzando al meglio per affondare il premier. Lo strumento è il sostegno compatto a Roberto Morassut, lo sfidante nelle primarie del renzianissmo Roberto Giachetti. Con Morassut ci sono, oltre a D'Alema e Pierluigi Bersani, anche Walter Veltroni, Goffredo Bettini e più defilato il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. L'obiettivo non è solo far vincere Morassut, ma complicare la vita a Giachetti e Renzi anche a costo (o forse proprio per) consegnare la Capitale al Movimento 5 Stelle. Una sconfitta di quella portata, infatti, non potrebbe non provocare un terremoto a livello politico dentro il Pd.

Il "nuovo Monti" è Tito Boeri - Le grandi manovre degli ex premier, però, secondo il Foglio sono finalizzate alla sostituzione di Renzi con un "tecnico alla Monti": il nome è quello di Tito Boeri, presidente  Inps con pedigree assolutamente in linea con i profili graditi agli ambienti politico-finanziari internazionali. Professore ordinario di Economia del lavoro alla Bocconi, ex consulente del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale e della Commissione europea, senior economist all'Ocse dal 1987 al 1996, e ben visto anche a sinistra del Pd, Boeri è già entrato in conflitto con il premier sia sul Jobs Act che sul piano pensioni. Non sono casi, ma segnali.

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Commenti all'articolo

  • paolo.paolopistolato.pistolato

    06 Aprile 2016 - 09:09

    E da tanto tempo che l Italia ha capito che e Tito Boeri la personalità che può cambiare il paese, spero che succeda presto perche l Italia e allo stremo

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  • colletto

    15 Febbraio 2016 - 12:12

    . . . una persona con le p . . . . che sa quello che c'è da fare. . .. .senza bisogno di tante parole. . .

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  • irucangy

    14 Febbraio 2016 - 14:02

    Sono basito dai commenti. C'e' ne fosse uno che dica che il premier lo devono scegliere gli italiani. Boeri o chi per lui. Ma e' possibile che dopo 3 governi non eletti non si pensi che la cosa piu' importante e' che il premier lo scelgano gli italiani? La grancassa mediatica gira a pieno regime, la gente e' totalmente fuorviata su questo aspetto che in una libera democrazia e' il piu' importante?

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