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La trattativa

Giorgia Meloni candidata sindaco a Roma: ecco in che caso scenderà in campo

Giorgia Meloni candidata sindaco a Roma: ecco in che caso scenderà in campo

Niente da fare; pur di sbrogliare la matassa in tempi rapidi, Silvio Berlusconi ha deciso di rinviare l’intervento programmato per ieri mattina all’ospedale San Raffaele di Milano. Le ragioni addotte coi medici - e il “suo” Alberto Zangrillo in particolare -, cioè, gli «impegni politici sopraggiunti» non lasciano troppo spazio all’immaginazione. E infatti, invece dell’anestesia e dei ferri, prima di mezzogiorno, l’ex premier è stato impegnato in una lunga telefonata con Roberto Maroni.
L’ex premier e il suo ex ministro dell’Interno, oggi governatore della Regione Lombardia, hanno sempre mantenuto ottimi rapporti e frequentemente il primo ha chiesto al secondo di intercedere per rischiarare i rapporti con Matteo Salvini, intervenire per «capire meglio» o «convincerlo» della bontà di una scelta. Questa volta al centro della telefonata ci sarebbe la decisione del Carroccio di “scaricare” in corsa il candidato Guido Bertolaso, e, più in generale, una - vera o presunta - «aggressività» della Lega nei confronti di Forza Italia. È pur vero che l’eurodeputato l’aveva anticipato al presidente azzurro già lunedì ad Arcore, ma sarebbe cosa di ore il trasferimento di un parlamentare di Forza Italia dentro “Noi con Salvini”, l’ennesimo caso di scouting padano andato a buon fine a discapito della creatura berlusconiana. Sempre scouting, stavolta di voti, rivolto soprattutto al bacino di un altro partito di centrodestra, cioè Fratelli d’Italia, è stata anche la scelta del leader leghista di presentarsi ieri ad un banchetto in Piazza Malatesta, al quartiere Prenestino, nella Capitale. «Potremmo fare le primarie entro Pasqua; aspettiamo il sì, ci organizziamo, corrono tutti, vince il migliore e il migliore è il candidato di tutti», dice ai sostenitori romani, accompagnato a conoscere cento nuovi iscritti al suo partito da Barbara Saltamartini e Souad Sbai.
La consultazione popolare consentirebbe di superare le sue obiezioni su Bertolaso in caso di vittoria di quest’ultimo, a far digerire a Fdi l’indicazione di Alfio Marchini in caso di controsorpasso del “civico” e a far rientrare nei ranghi l’outsider Francesco Storace. «Sto leggendo delle dichiarazioni di Sergio Mattarella e mi incazzo come un bufalo; è in visita all’Istituto per la promozione della salute delle popolazioni migranti quando ci sono un milione di bimbi sotto la soglia di povertà. Che cazzo ci va a fare?! Si ricordi che è il presidente della Repubblica italiana», ha aggiunto il leader leghista, alzando il tiro nientemeno che sul Quirinale. E poi, parlando di Matteo Renzi e Denis Verdini, è stato altrettanto pesante: «Il rapporto tra gli ex forzisti e il Pd è compravendita di carne umana». Una cinquantina i contestatori dei centri sociali («sfigati», li ha definiti l’europarlamentare) hanno provato a dargli fastidio, ma sono stati identificati e a loro è stato sequestrato uno zaino pieno di uova pronte per essere lanciate. «Io posso capire tutto, ma questa è una scorrettezza che non accetto», si è sfogato il leader di Fi al telefono, determinato a non cedere alle «mancanze di rispetto» del giovane erede di Umberto Bossi.
Nel frattempo, però, per la prima volta, i “pontieri” come Altero Matteoli, Maurizio Gasparri, Francesco Giro, Antonio Tajani e Giancarlo Giorgetti hanno ipotizzato di organizzare veramente le primarie, ma solo nella Capitale. «Sulla carta Forza Italia e Fratelli d’Italia potrebbero mobilitare gli iscritti e far passare Bertolaso, ma vale la pena? Tutta Fi ci starà? E chi ci garantisce che qualche candidato molto ricco non orienti il voto, facendo votare i cinesi come ha fatto il Pd a Milano?», si sfoga un azzurro. «Stiamo lavorando anche a questa ipotesi per trovare l’unità del centrodestra», ammette Matteoli.
L’unico modo - rimasto - per evitare il redde rationem potrebbe essere la discesa in campo della leader di Fdi, che aveva scelto di tenersi fuori dalla corsa per il Campidoglio dopo la scoperta di essere in dolce attesa. «Convincerla a candidarsi? Non entro nelle vicende personali. Il bimbo viene prima di tutto. Tuttavia se ci fosse la sosterrei», garantisce il leghista.
Per Giorgia Meloni, che ha buoni rapporti con l’ex capo della Protezione civile, i sondaggi sono buoni e si potrebbe configurare l’ipotesi di un ticket. Se l’ex ministro della Gioventù sembra resistere agli inviti e alle pressioni, oggi pomeriggio il Cavaliere tenterà di tenere il punto sul nome dell’ex sottosegretario, partecipando al convegno sul Ppe organizzato dall’eurodeputato Antonio Tajani, uomo forte azzurro nella Capitale; non è escluso però che l’ex premier si limiti a fare una telefonata. Ieri sera, nel frattempo, Silvio è intervenuto a sorpresa durante la trasmissione Virus, su Rai 2: «Bertolaso? È l’unico capace di togliere Roma dal degrado».

di Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • tingen

    04 Marzo 2016 - 19:07

    Le primarie in tutti i comuni d'Italia possono salvare il centrodestra, bravo Salvini, avanti tutta con le primarie di centrodestra.

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  • fabiosedita

    04 Marzo 2016 - 16:04

    Forza Giorgia è il momento giusto. Ora o mai più. Coraggio

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  • miraldo

    04 Marzo 2016 - 15:03

    Salvini si muove molto bene in politica e sa che per tenere unito il centrodestra a Roma le primarie sono necessarie, altrimenti è lo sbando totale. Bertolaso non piace perché le sue idee sono di sinistra alla pari del Pd e del M5s.

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