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Pd, le tappe per la scissione: così i dissidenti vogliono far fuori Renzi

Pd, le tappe per la scissione: così i dissidenti vogliono far fuori Renzi

Qualcosa a metà tra un piano e un auspicio: dopo l'intervista dinamitarda di Massimo D'Alema, i dissidenti del Pd che si stanno riunendo in modo informale a Perugia ragionano ad alta voce sulla possibile loro fuoriuscita dal partito dominato da Matteo Renzi. E contro il premier c'è un cronoprogramma, un percorso di logoramento scandito da tappe  ben precise. Nessuno ancora parla di scissione, ma il fine ultimo e inevitabile appare quello. Sempre che tutto vada secondo i loro piani. 

Sgambetto alle Comunali - Le frasi di D'Alema non sono piaciute molto, agli anti-Renzi sono sembrate troppo dirette tanto che Pierluigi Bersani chiarisce che lui, nel Pd, "ci sta con tutti e due i piedi". La domanda allora per il momento è un'altra: non "dove andare", ma "cosa fare". Primo passo: sostenere candidati non Pd alle Comunali, perché, chiariscono molti dem malpancisti, "votare per un candidato civico non sarebbe una scissione". Occhio allora ai nomi di Bassolino a Napoli, Fassina (o Ignazio Marino, dopo il ritiro del dalemiano Bray) a Roma e l'eventuale civatiano a Milano.

Trappolone referendum - Passo numero due: votare contro le riforme costituzionali in autunno. Renzi lo ha ribadito in ogni sede: il referendum per lui sarà un momento cruciale, perdendolo potrebbe addirittura andare a casa. Tentazione molto grande per chi, dentro il Pd, il premier-segretario non lo vorrebbe più vedere al potere. L'incognita però è grossa: con Renzi ko ci sarebbe da riorganizzare un nuovo soggetto politico, perché non è detto che nel congresso democratico (che Roberto Speranza vorrebbe anticipare già nei prossimi mesi) i dissidenti siano in maggioranza.

Da soli alle Politiche - Servono tempi più lunghi, e allora ecco il terzo step: non votare "contro" al referendum (come ha minacciato D'Alema), ma nemmeno fare campagna a favore e sperare in una vittoria risicata e poco entusiasmante di Renzi, per poi affondare il colpo alle successive elezioni politiche, vero banco di prova degli aspiranti "revanchisti" democratici. Alle urne, tra 2017 e 2018, potrebbero davvero scendere in campo come alternativa al Pd. Se per far rivivere l'Ulivo o per diventare uno dei tanti cespugli di sinistra, non è dato sapere.

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Commenti all'articolo

  • Evita Perón

    21 Marzo 2016 - 09:09

    Solo chiacchiere piddine. Sono viscidi nell'animo. Le loro chiacchiere servono solamente per trovare soluzioni al mantenimento di poltrone, potere e privilegi. PPP! Che il paese affondi nella miseria poco importa. Che la democrazia la leggeremo solo nei libri di storia è da gufi rosiconi. Che il popolo ne ha piene le .... non è all'ordine del giorno del pd?

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  • arwen

    12 Marzo 2016 - 11:11

    Dopo lo scandalo dell primarie taroccate (ma peraltro mi domando dov'è la novità?), non so se mi fa più ridere la Serracchiani con le sue frasette banali mandate a memoria o Orfini per il quale pagare uno che vota è cosa da nulla! Ehhh, come ho sempre sostenuto, il pilastro della sx era B, tolto lui di mezzo, si è vista finalmente con chiarezza tutta l'ipocrisia dei moralmente superiori.....

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