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I verbali segreti

La rissa di Napolitano: con chi ha litigato furiosamente

La rissa di Napolitano:  con chi ha litigato furiosamente

Un libro che svela, attraverso i verbali della direzione centrale del Pci, il grande conflitto che c'era all'interno del partito tra Giorgio Napolitano e Enrico Berlinguer. Lo ha scritto Ugo Finetti, s'intitola "Botteghe Oscure. Il Pci di Berlinguer & Napolitano" (Ares, Milano, pp. 320, euro 15). I due entrati giovanissimi nel partito esprimeva due diverse strategie. Non la pensavano affatto allo stesso modo, esprimevano due linee diverse all'interno del partito. La riunione più drammatica fu il 10 settembre del 1981 e durò tutto il giorno, fino alle due di notte. Prevalse la linea di Berlinguer e  Napolitano fu estromesso dal Comitato centrale. Ma non abbandonò il partito. Berlinguer aveva pubblicato su Repubblica  l'appello alla moralità politica: "Dove va il Pci?" La pubblicazione dei verbali del partito che erano stati finora secretati dimostra che Napolitano aveva capito, come rileva Italia oggi, che la questione morale di Berlinguer fosse soprattutto uno strumento per non cambiare linea politica e rimanere fedele al comunismo sovietico nonostante gli errori. I "miglioristi" chiedevano invece di assumere una posizione diversa dal leninismo, nel momento in cui Craxi stava per la prima volta creando in Italia un socialismo democratico.Di seguito l'intervista di Simone Paliaga a Finetti pubblicata su Libero in edicola oggi, 15 marzo. . 

Tra il 1979 e il 1986 il deficit del Partito comunista italiano esplode. Passa dai 6 miliardi inziali agli 80 di sette anni dopo perché le esigenze elettorali impongono forti spese. E Natta, constatando la situazione, invita a cercare nuove liquidità» racconta a Libero Ugo Finetti in occasione dell' uscita per Ares del suo Botteghe oscure.  Il Pci di Berlinguer & di Napolitano (pp. 320, euro 15) di cui si discute oggi alle ore 18 a Milano al Palazzo Affari ai Giureconsulti in Piazza Mercanti con Umberto Ambrosoli, Piero Borghini, Carlo Cerami, Sergio Scalpelli e Daniela Mainini.

Quindi la situazione economica del PCI entra in crisi quando si riducono i finanziamenti dall' Urss, perlatro sempre negati dai comunisti italiani?
«La dipendenza economica da sovietici, malgrado i dinieghi della direzione, rimane forte agli inizi degli anni Settanta.
E durerà fino al 1980. Ma in questo ultimo decennio la cinghia si stringeva. Alla richiesta nel 1972 di ulteriori 3 milioni di dollari da parte di Longo, dopo una lunga contrattazione, i sovietici acconsentono a darne non più di un terzo come si evince dalla documentazione giacente negli archivi sovietici consultata da Valerio Riva».

Quale ruolo gioca il PCI nella vita politica italiana all' indomani della Seconda Guerra Mondiale?
«Il PCI si muove in un quadro di Guerra Fredda. Anche se bisogna dirla tutta. In Italia non c' è mai stato il Muro di Berlino».

Come mai?
«Perché l' antifascismo è stato una sorta di ponte tra DC e PCI permettendo un dialogo continuo tra le parti. Ma questo sempre sotto l' ombrello del cosiddetto centralismo democratico che si reggeva sull' assenza, almeno formale, di correnti, sulla segretezza delle discussioni e su una precisa linea di comando, le cui decisioni erano insindacabili.

Insindacabili perché così vuole l' Urss?
«Guardi, Berlinguer prende le distanze dall' Unione sovietica. Saranno Natta e Occhetto a riavvicinarvisi. Ma l' Urss rimane sempre un punto di riferimento fondamentale. Per Berlinguer essa rimane simbolo dell' anticapitalismo e dell' antimperialismo».

In che senso anticapitalismo e antimperialismo?
«L' Urss serve a Berlinguer per dimostrare che esiste un sistema economico alternativo al capitalismo che funziona. E dall' altro serve a presentare un contrappeso all' imperialismo americano. Cioè un modello a cui possano ispirarsi i movimenti di liberazione».

Per cui è falsa l' immagine di un Berlinguer campione della socialdemocrazia?
«Assolutamente sì. Per lui il socialismo democratico non è una fuoriuscita dal capitalismo. Su questo ci fu la rottura con Craxi e in parte anche con Napolitano. E la cartina al tornasole della rottura con il leader socialista sono gli attriti sugli euromissili a Comiso in risposta allo schieramento degli SS20 sovietici nella DDR e sulla scala mobile, evidente sintomo dell' accettazione dell' economia di mercato».

Insomma il PCI era autonomo o eterodiretto da Mosca?
«Non sono servi di Mosca. La riprova sta nel fatto che i finanziamenti da Mosca si interrompono verso fine degli anni Settanta. Da allora vengono sostituiti da forme di finanziamento autoctone».

Autoctone in che senso?
«Guardi dagli archivi si chiede di cercare liquidità ma non si dice come».

Perché si interrompono?
«Non è che il PCI godesse di particolare stima da parte di Mosca in particolare dopo quanto accaduto nel 1968 a Praga. Dopo la Primavera di Praga i sovietici diventano arroganti e pretendono ubbidienza assoluta. E gli italiani non accettano. Eppure questo non incrina la linea di fedeltà al movimento del comunismo internazionale».

Significa che a dettare le scelte del PCI è l' identificazione con gli obiettivi del comunismo internazionale?
«Le cito un episodio. Già nel gennaio del 1981 la direzione italiana viene a conoscenza del colpo di Stato che i sovietici stanno organizzando in Polonia per stroncare, dopo una decina di mesi, i movimenti di riforma. E non dicono nulla.
Inoltre quando giunge in visita in Italia Lech Walesa non lo ricevono. E lo stesso accade sulla crisi degli euromissili in cui il PCI evoca anche l' eccezione di costituzionalità».

Quindi il PCI è stato sempre all' opposizione? Non c' è mai stato un condominio con la DC?
«Dopo il '68 si assiste al passaggio dalla delimitazione della maggioranza all' arco costituzionale. Così tra il '74 e il '76 abbiamo visto il sostegno comunista ai governi Andreotti. Ma queste grandi intese erano una risposta alla crisi economica e al terrorismo. E da questa strategia Berlinguer si dissocia perché con la crisi degli euromissili e con il processo di integrazione europeo on lo SME non poteva più accettare di stare nella maggioranza».

Come vede allora la cosiddetta Svolta di Salerno del 1944 quando Togliatti cerca una alleanza con la monarchia e Badoglio?
«La " Svolta di Salerno", bocciata poi dalla Guerra fredda, fu il tentativo di stare all' interno del sistema politico postfascista. Da Togliatti in poi l' obiettivo era di andare al potere insieme alla DC anche per far fuori il partito socialista».

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Commenti all'articolo

  • alkhuwarizmi

    15 Marzo 2016 - 19:07

    Finito l'oro di Mosca, Il nostro disastroso Parlamento ha pensato bene di eleggere il sopravvissuto Presidente della Repubblica e, dopo sette anni, di supplicarlo di restare sine die. Pensa quale Paese è l'Italia.

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  • maxdemax

    maxdemax

    15 Marzo 2016 - 18:06

    L' Urss serve a Berlinguer per dimostrare che esiste un sistema economico alternativo al capitalismo che funziona...e ne sono ancora convinti oggi.. non hanno il coraggio di amettere che il capitalismo per quanto brutale nella sua semplicità, spietato è lunico sistema che ha sempre fnzionato da quando mondo è mondo. Io ti do qualcosa in cambio di un altra.. poi lo stato incasina tutto con tasse.

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