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Addio Cav, l'ora di Matteo. Cacciari e i guru della politica svelano il futuro della Lega

Addio Cav, l'ora di Matteo. Cacciari e i guru della politica svelano il futuro della Lega

Difficile trovare una situazione simile all'attuale nella ventennale storia del centrodestra italiano. Il caos per le candidature ormai sempre meno unitarie, vedi Roma, Torino e anche Napoli, sta portando Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia verso un punto di non ritorno: che sia una rottura definitiva dei rapporti o una completa rivoluzione della classe dirigente. Quattro politologi, interpellati dal Giorno, si sono espressi sul futuro del centrodestra, compito complicatissimo che lascia aperte diverse strade possibili.

Finito - Secondo il prof. Marco Tarchi della Cesare Alfieri di Firenze, la tattica di Matteo Salvini di smarcarsi per primo da Silvio Berlusconi è stata azzeccata, visto che il Cav sembra aver concluso il suo ciclo politico. Ma è proprio ora che la strategia del leghista dovrà essere oculata: "C'è da vedere se la Lega saprà attrarre gli elettori dell'ex Pdl senza impantanarsi in accordi con la classe dirigente di quel partito, che non le gioverebbero".

Vada avanti - Che la mossa di Salvini sia l'unica da fare lo conferma anche il prof. Massimo Cacciari: "Ha capito che non gli conviene stare accanto a Berlusconi". Quello di Salvini non è un gesto di ingratitudine: "Salvini sa che il Cavaliere rovina la sua immagine e quella della Lega senza Bossi. Vuole rottamare, non può permettersi di stare col passato".

Test - Lo strappo di Salvini però non va letto come una frattura insanabile, anzi secondo il prof. Giovanni Orsina, della Luiss di Roma, lo scenario può cambiare rapidamente: "'Definitivamente' e 'politica italiana' sono termini poco compatibili. Non sappiamo se voteremo tra due anni o uno solo, né con quale sistema, per non parlare poi della situazione internazionale".

Legittimo - Restano i dubbi sulla tenuta della stessa Lega, spesso e volentieri data in fibrillazione per i malumori, ad esempio, di Roberto Maroni, che deve governare la Regione Lombardia con gli stessi partiti che poco prima Salvini ha mandato al diavolo. Prova a rassicurare però il prof. Stefano Bruno Galli, che è anche capogruppo della lista Maroni in Regione: "Ho letto articoli che segnalano malcontento nella base. Però, nei circoli dove vado non vedo alcun disagio di fronte a un segretario che ha portato il partito dal 2,5% al 15%". Anche secondo Bruno Galli, la scelta di rompere con Forza Italia di Salvini arriva anche nel momento giusto: "Meglio andare alla resa dei conti in questa occasione, in preparazione delle elezioni politiche".

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Commenti all'articolo

  • vferraresi

    19 Marzo 2016 - 12:12

    Mi meraviglio che illustri intellettuali e commentatori politici appoggino i comportamenti di Matteo Salvini (senza trascurare il fatto che Berlusconi é ormai cotto). Come fa un comune cittadino a dare fiducia a un personaggio come Salvini (salvo essere dei fanatici della lega). Come é possibile che si accetti un confronto sul piano umano, culturale e politico con Renzi?

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  • imahfu

    19 Marzo 2016 - 11:11

    Solo un paese con un gap notevole culturale puo' immaginare Lega, komunisti vecchia maniera, pentastellati. Eh sì, vedo gli altri e dico: Povera Italia con quella gente con quattro soldi (non euro). E gli anti euro e anti UE dove sono finiti: han cambiato casacca, gli ignoranti.

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  • umberto2312

    19 Marzo 2016 - 08:08

    Il cavaliere è ormai alla frutta.Lo dimostra il suo patto elettorale con NCD nel Centro-sud. Salvini ha fatto benissimo a smarcarsi e non deve accogliere trasfughi in cerca solo di un salvagente.

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  • dodo1861int

    18 Marzo 2016 - 20:08

    il mio v oto non l'avra' mai, piu' volentieri Renzi

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